un altro anno…

scritto da il 30 dicembre 2006

Un altro anno sta per finire…Natale oramai è solo più un ricordo e bisogna prepararsi per Capodanno. Ho lasciato scivolare via questi giorni, senza post e senza commenti. Neanche uno di Auguri. Ho lasciato che Gesù Bambino nascesse senza fare un annuncio in questo spazio, ma penso (e soprattutto spero) che sia arrivato lo stesso!

Benvenuto, o bentornato, Gesù Bambino! Ci aspetta un anno di speranze, di sogni, di inevitabili delusioni, di gioie, di dolori, di sorprese, di incontri e di scoperte… E abbiamo da lasciarci dietro un anno.

Un anno da lasciarsi alle spalle, ma che ci porteremo dietro, come inevitabilmente tutte le nostre esperienze, per tutta la vita.

Non sono capace, di ricordare e presentare gli avvenimenti dell’anno, come ha fatto magistralmente Diego. E poi, se penso ai giorni passati, sono più le mie vicende che tornano alla mente. E non ho voglia di scrivere un post autoreferenziale. Però un pensiero e un ricordo spingono, quasi urlano per uscire e…chiedere un po’ di giustizia. Il ricordo è di una “frattura”, ma il ricordo non è solo dell’arto spezzato… Ma la giustizia non sembra appartenere a questo mondo, o forse questa è la scusa che i “servi fedeli” hanno escogitato nei secoli per evitare responsabilità…

Oh! Troppo amare sono queste parole per chiudere l’anno. E’ meglio che adesso vada a prepararmi per l’inizio del nuovo anno e, come per il Natale, il tempo lo dedico a chi mi sta intorno. E qui non lascerò gli Auguri, sperando che il 2007 arrivi ugualmente…

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Riposa in pace Piergiorgio. Amen!

scritto da il 23 dicembre 2006

“…domani alle tre
nella fossa comune sarà
senza il prete e la messa perché d’un suicida
non hanno pietà…”
Fabrizio De Andrè
Vicariato di Roma – Ufficio stampa e comunicazioni sociali
COMUNICATO STAMPA (22 dicembre 2006)In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325). Non vengono meno però la preghiera della Chiesa per l’eterna salvezza del defunto e la partecipazione al dolore dei congiunti.
…SENZA PAROLE…
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Aggiungo solo una cosa: possiamo licenziarli sti due cretini?

di Massimo Gramellini sulla Stampa: “Altro che aula sorda e grigia. Abbiamo un Parlamento in cui le donne litigano in bagno per stabilire dove Luxuria debba fare la pipì, un rivoluzionario riciclatosi onorevole millanta di aver piantato semi di marijuana nelle fioriere e, notizia di ieri, due radicali modernizzano il presepe di Montecitorio inserendo fra i pastori una coppia di bambolotti di Ken e una formata da due Barbie lesbiche per inneggiare ai diritti degli omosessuali. Beati loro che si divertono. E poveri noi, che abbiamo perso da tempo l’illusione che quel luogo rappresenti il sancta sanctorum della democrazia, ma conservavamo ancora la speranza che chi si accingeva a votare una Finanziaria di lacrime e sangue avesse almeno il pudore di farlo in maniera composta, non lanciando palline di carta addosso alla maestra ed esibendosi nell’equivalente di una gara di rutti.

Naturalmente gli interessati ci spiegheranno che dietro quei gesti da asilo infantile per ritardati sonnecchiano questioni importanti e serie: l’identità sessuale, le droghe leggere, le coppie non sposate.Ma la scelta di attirare l’attenzione su di esse con mediocri gag d’avanspettacolo è la prova di un rimbambimento, anzi rimbambinimento collettivo, che fa sembrare cretini anche i problemi. Le grandi battaglie civili si sono sempre vinte con il sorriso, mai però con lo sberleffo gratuito e sciocco, che per sconvolgere le regole del gioco riduce tutto a un gioco, compreso ciò che non lo è. Ci vorrebbe un bidello che gridasse: la ricreazione è finita. Ma l’unico autorevole che mi venga in mente è Fiorello.”

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Buone feste!…?

scritto da il 21 dicembre 2006

Sono stufo di sentirmi dire “Buone feste!”. Ovunque, in tutte le occasioni. Buone feste di qua, buone feste di la…

Il clou penso di averlo sentito sabato pomeriggio al concertino di Natale del coro della mia figlioccia. Il maestro che sembrava quasi a disagio a pronunciare quella parola, quasi fosse una terribile profezia: “vi auguro… ehm… buone feste!”. Al concertino di Natale?!

Sveglia, siamo in Italia e se c’è festa è perchè c’è Natale. Potete essere credenti o meno ma non contiamoci balle, se in questo periodo si respira un’aria diversa, se si addobbano le città, piccole o grandi che siano, se i commercianti vendono di più, se il traffico è più caotico, se la gente è più stressata ma anche più felice, se siamo tutti in attesa, se… Se c’è tutto questo e molto di più, è perchè il 25 dicembre è Natale.

Non posso più sopportare che l’unico “Buon Natale!” me l’abbia rivolto, con uno splendido sorriso, un extracomunitario a un semaforo di Torino. Lui, che se tutto va bene neanche è cristiano, a livello culturale è sicuramente più italiano di tanti miei connazionali. Sicuramente più di qualche (dis)onorevole deputato che gioca con il Presepe.
Se volete fare gli auguri, fino al 25 dicembre dite “BUON NATALE!”. Dal 26 andrà benissimo “buone feste”.

mi faccio operare…ma in America

scritto da il 21 dicembre 2006

Dopo aver gestito per cinque anni la sanità (oltre che l’intero Paese Italia), il “caro” Silvio quando ha dovuto farsi operare…si è precipitato in America! Dove è stato raggiunto da miliardi di messaggi d’affetto (così diceva stasera per telefono al telegiornale).

Posso solo assicurare una cosa: da me non ha ricevuto alcun messaggio…

Ps: una domanda a chi l’ha ancora votato: anche voi potete sostenere le spese per farvi operare in America?

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Qual’è quel paese in cui si svolge la corsa di Babbo Natale in costume da bagno? In cui la decorazione delle case per il Natale è una cosa seria? Il cui presidente è una gran testa di ca.zo? Ops, l’ultima non c’entrava molto con il post, ma visto che c’è la lascio.

Dicevamo, qual’è questo grande paese? E’ l’America, che viene descritta in modo originale e simpatico in questo blog che ho scoperto per caso: (Re)Think America. Un modo diverso di vedere e ripensare il paese a stelle e strisce.

Oggi, purtroppo, apre con una notizia triste: è morto Joseph Barbera, insieme a Bill Hanna uno dei grandi cartoonist di Hollywood. Nato da genitori siciliani, creò Tom e Jerry (che gli valsero ben 7 premi Oscar!), i Flintstones, l’orso Yoghi e Scooby Doo.

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Reale pranzo di Natale? NO!

scritto da il 18 dicembre 2006

Visto che la popolarità della mia famiglia non è proprio al vertice, per fare bella figura e ingraziarmi il popolo (che paga le tasse e il mio pranzo, più qualche extra…) allora ti invito con grande pubblicità al pranzo di Natale a casa mia. Prima però, cara Kate, dovrai frequentare un corso apposito. Sia mai, che durante il pranzo ti venga in mente di metterti le dita nel naso, ruttare o altre di quelle cose che sicuramente e normalmente fai!

Rifiuti? Sfacciata…

Hai fatto bene cara Kate a evitare l’ambiente. Anche perchè fra una ventina d’anni potresti venire affidata a un’autista ubriaco (perchè sicuramente non avrai abbastanza soldi per sceglierti l’autista migliore al mondo…). Hai detto che andrai al pranzo reale solo quando tu e William sarete sposati. Ah proposito, e William non dice nulla? Troppo impegnato a giocare a fare l’eroe soldatino o il pr di concerti? Non è che ti meriti un ragazzo un po’ più con le palle?!

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Si è parlato tanto, nei giorni scorsi, del celibato dei sacerdoti. Oggi sembra che con l’avvicinarsi del Natale la questione si allontani. Eppure…

Forse non era tanto il celibato sacerdotale in se a interessare, era solo il contorno del piatto forte. E il piatto forte era la notizia di una rottura tra Milingo e Roma. Un po’ di scandalo, un po’ di sexi-&-piccante, un po’ di questo e un po’ di quello e insieme il celibato sacerdotale. Poi, magicamente, la notizia perde d’interesse e tutto torna a tacere. Eppure…

Da qualche settimana, la rete-comunista Rai3 manda in onda al mercoledì sera, in prima serata, la Grande Storia. Ogni puntata è centrata su un papa del novecento, in ordine cronologico decrescente. Giovanni Paolo II, Giovanni Paolo I, Paolo Vi, e poi vedremo Giovanni XXIII e via discorrendo. Ne parlano con tono storico, tratteggiando ogni figura nel prima e nel dopo l’elezione al soglio pontificio. Parlano del papa e del suo tempo, e così scopro che negli anni ’60 i movimenti ecclesiastici erano decisamente più vivi e più vicini al gregge. Eppure…

Eppure…niente. Sembra che il papa dev’essere maschio perchè Gesù era maschio, mentre il celibato sacerdotale sia intoccabile anche se gli apostoli erano tutti maritati. La storia non solo la scrive chi vince, ma soprattutto chi vince la usa a proprio piacimento. E anche se si potrebbe dare una svolta a questa forma istituzionale, ripensandone ai principi ispiratori, le cose non cambieranno. E a noi non resta che sorridere con Luciana, che con ironia un po’ malinconica ci ricorda le suore, in tutta questa storia mai citate…

tratto da: “Il pensiero debole” di Luciana Litizzetto (15/12/2006)
E per non farci mancare niente adesso è partita la polemica sul matrimonio dei preti. La feral domanda è la seguente: I preti si devono sposare o non si devono sposare? Posso dire la mia? Io non sono convinta. Secondo me è meglio che i preti non si sposino. Che stiano da soli. Ma non per chissà cosa, ma perché penso alle mogli!!! Capisci??! Che vita?! Insomma già è difficile stare vicino ad un uomo normale che magari fa il ragioniere o l’imbianchino, stare con uno che di mestiere fa il prete, il vescovo o il cardinale deve essere una pizza mai più finita. Sai che prediche? «Cosa fai stasera, tesoro?». «Scrivo una enciclica». Parlapà. Hai idea fare la moglie di uno che si alza alle due di notte per andare a suonare le campane? E poi tutte le domeniche impegnato. Natale e Pasqua, lavora. Praticamente come un calciatore solo che guadagna molto meno. L’unico vantaggio è che a vestirlo costa poca fatica. Una palandrana nera e via, estate e inverno. Poi nera che tiene bene lo sporco… Devi solo riattaccargli qualche volta qualche bottone perché ne ha una sventagliata. Quello che non capisco è che si fa tanto parlare di preti. Ma le suore? Le suore, dico io, per par condicio le vogliamo considerare una volta tanto o no?

Quelle non le considera nessuno. Cosa devono fare le suore? Si possono sposare o non si possono sposare? O devono passare la vita a metter flebo e cambiare padelle, povere suore? Che è quello che si fa col marito, ma almeno 20 anni prima c’è stato del ciupa. Ci sono milioni di suore in Italia che si spaccano la schiena, lavorano silenziosamente come formiche operose, si sporcano le mani tutto il santo giorno e nessuno le tira dentro mai. Sorelle? Ribellatevi. Ma possibile? Ma ci vorrebbero un po’ di quote rosa anche lì, dalle loro parti. Poi, voglio dire, neanche il piacere di cambiarsi d’abito. Mai per tutta la vita. Agli uomini, anche se sono preti, si concede di più. Cominciano con la tonaca ma poi è un attimo, mettere il clergiman. E dal clergiman ai maglioncini giro collo, jeans e t-shirt il passo è veramente breve. Senza contare che se fai carriera e diventi vescovo o cardinale oltre a passare dal bianco al rosso ti metti in testa qualsiasi cosa: cappelli da gaucho, perette, feluche, dodecaedri, zuccotti algida e panettoni di ermellino.

Le suore no. Velo in testa e tira a campare. Per tutta la vita. E la Santanchè che non dice niente, tra l’altro. E nell’abito non un motivo, un richiamo, una bordura, una frangia, una passamaneria, un pizzo, uno strass…niente. Mai due dita di tacco, una extension al velo, un filo di perle di fiume, una passata di lucida labbra, niente. Per forza che poi qualcuna si lascia un po’ andare e si fa crescere sotto il naso quella peluria che non è ancora baffo ma poco ci manca. Io non credo che riuscirò a vedere il giorno in cui ai preti sarà permesso sposarsi, ma se quel giorno dovesse arrivare, mi auguro che alle suore sia almeno concesso di andare una volta la settimana in una balera onesta da dopolavoro a bersi una lemonsoda e imparare il tango figurato.

la notizia degradata….

scritto da il 15 dicembre 2006

E pretendono ancora di scioperare per salvaguardare la loro dignità? Se i medici debbono sottostare al giuramento di Ippocrate, questo potrebbe essere una bozza di giuramento per i giornalisti: Sandro Curzi su Il Manifesto. Ho cambiato l’ordine del titolo perchè penso che ci sia una notizia sola e mille modi di raccontarla. Naturalmente è impossibile raggiungere “la notizia”, non esiste una realtà unica e oggettiva, ma il rispettabile soggettivismo nel riportare la notizia si puo’ avvicinare o allontanare da questa realtà imprendibile. Avvicinare o allontanare. Allontanare fino a nemmeno rammentarla! Sarà quindi la notizia ad essere degradata a posteriori.

O forse l’unica cosa reale è proprio la notizia, anche slegata dalla realtà?!….

ps: ma perchè Curzi non impone di più le sue idee in Rai? Forse il canone appena aumentato sarebbe meno indigesto…

La strage di Erba e il degrado della notizia di Alessandro Curzi
Ciò che si è letto ieri sui giornali a proposito della «strage di Erba» – e che naturalmente si è visto e ascoltato nei tg e nei giornali radio – credo che imponga a tutti noi, sul piano politico ma anche su quello squisitamente professionale, una riflessione sulle condizioni in cui è stata ridotta e svilita la professione giornalistica in Italia. Certo, sono molti gli episodi, negli ultimi anni, che svelano il degrado e la progressiva omologazione dell’informazione nel nostro paese. Anzi, di un vero e proprio sistema della comunicazione caratterizzato al vertice da concentrazioni proprietarie e da interessi prettamente finanziario-affaristici, e alla base da un ceto giornalistico reso subalterno alle leggi delle «innovazioni tecnologiche» e schiacciato dalla prepotenza editoriale su un ruolo standardizzato, ripetitivo e, per le nuove leve, malpagato. Un ceto sempre più frustrato, deprivato di capacità di iniziativa e, purtroppo, anche di memoria e di coraggio civile. Ma ciò che questo ceto, questi giornali, questi media sono stati capaci di fare ieri sull’uccisione di quattro persone nel comasco, se non supera ogni limite, non può non scandalizzare e indignare. E convincerci che è l’ora di darsi una regolata. Si è trattato di qualcosa di più dell’ennesimo episodio di un fatto di cronaca nera strumentalizzato dalla stampa di destra per gridare alla «caccia al tunisino» e per criminalizzare gli immigrati. In questo caso, fior di grandi giornali, solitamente accorti e cauti, anche in forza delle risorse professionali a disposizione, sembrano essersi accontentati della semplice «indiscrezione» di un carabiniere. Il Corriere della Sera ha sparato in prima pagina, senza ombra di dubbi o di scrupoli: «Strage in famiglia: ‘Era fuori per indulto’». E a pagina nove, per togliere invece ogni dubbio al lettore: «Stermina la famiglia, era libero per l’indulto», specificando nel catenaccio trattarsi di un «marocchino accusato di aver sgozzato la convivente, il figlio di 2 anni e due donne», mentre il sospetto era in realtà tunisino, come riferiscono tutti gli altri giornali, e non era convivente ma regolarmente sposato in municipio (anche queste imprecisioni, marocchino/tunisino, convivente/sposato in municipio, tipiche una volta dei giornali minori e di destra). Anche la Repubblica, che pure in prima pagina si limitava a riferire che «si cerca il convivente, un tunisino scarcerato con l’indulto», nell’interno sparava due paginate con due titolacci inequivocabili: «Uccide e brucia tre donne e il figlio. L’assassino era libero per l’indulto» e «Sapevamo che era violento ma lei per amore lo difendeva».
Eppure, bastava forse chiedere ad un vicino di casa o al suocero dell’«assassino» per farsi venire dei dubbi sull’informazione affrettata di un carabiniere. Tanto è vero che proprio il suocero, a un certo punto, vincendo il dolore immenso per una strage che gli aveva tolto, appena da qualche ora e in quella maniera barbara, tutti i suoi cari, ha dovuto prendere l’iniziativa di scagionare il genero, che sapeva peraltro essere a Tunisi. Ma sarebbe bastato, ancor prima, un po’ di vecchio fiuto da cronista, un po’ meno fretta, un po’ meno approssimazione, un po’ meno – si può dire? – cinismo.
Ma non voglio dare lezioni né pagelle. Mi limito a dire che, pur nella disastrosa situazione in cui sono costretti a operare in Italia i media, era effettivamente possibile stare più attenti e fare, comunque con una qualche dignità, la nostra professione. Non in teoria. Ma in pratica. Come ha fatto ad esempio Avvenire, in questo caso veramente esemplare: notizia in prima pagina, occhiello, titolo e due sommarietti ineccepibili. E giustamente, a chiusura del secondo sommario: «Perse le tracce del convivente tunisino» (con la sola imprecisione – in questo caso, diciamo così, comprensibile – del «convivente»).
Il mio non vuole essere un grido di dolore. Ma di amarezza sì. E soprattutto di stimolo a cercare di capire e di cambiare. Di darsi una regolata, sia sul piano della politica ma, tanto per cominciare, sul piano professionale. Altrimenti, tanto varrebbe dare ormai per morta una professione, quella giornalistica, a cui pure tanto deve la democrazia e il progresso di questo paese.

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vedi Ortisei e poi muori…

scritto da il 13 dicembre 2006

Una volta si diceva così di Napoli ma, dopo il secondo anno in cui abbiamo passato il ponte dell’Immaccolata in Alto Adige, mi pare doveroso cambiare l’antico proverbio!

Perchè ci piace l’Alto Adige? Perchè coccolano il turista, sempre e sempre con il sorriso. Poi, magari, non c’è un posto sulle piste da sci dove mangiare il tuo panino che hai portato da casa. Ma quando la neve è poca te lo dicono prima di acquistare lo skipass e poi te lo scontano! E se arrivi a mezzanotte ti accolgono con il sorriso senza farti sentire in imbarazzo!

Poi c’è il panorama, il legno, le luci, la birra e lo speck. Il pane nero ai 3, 4, 5, 6 e più cereali! La chiesa di Selva con i banchi vicini vicini, così da starci più gente e magari scaldarsi un po’. In una chiesa che comunque è già calda.

C’è la grapperia dove ti riempono di assaggi come mai ho visto fare, così sai che cosa comperi. E poi…peccato solo che la Val Gardena è un po’ lontana…

Ps: vedi Ortisei e poi muori…ma ogni volta solo dopo averla rivista!

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E’ iniziato l’Avvento…

scritto da il 5 dicembre 2006

Domenica sera eravamo a Messa in Duomo a Ivrea e mi è rimasto impresso l’inizio dell’omelia. Il sacerdote (di cui purtroppo ignoro il nome) ha sottolineato l’inizio dell’Avvento e l’ha fatto con un tratto personale. A lui l’Avvento regala un senso di gioia, di speranza, come nessun altro periodo dell’anno…

E’ da domenica che ripenso a questa affermazione, facendola un po’ mia! Non  so se è stata la semplicità disarmante del sacerdote o il clima che accompagna il periodo di Natale. Ci sono tanti impegni e non tutto va per il verso giusto (primo fra tutti la neve che non arriva…) ma mi basta ripensare alla figura del sacerdote per avere un po’ di buonumore. Buon Avvento a tutti, sperando che anche per voi sia il periodo più felice dell’anno!

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Si è spento, venerdì 1° dicembre, padre Ruggero Cipolla. Un uomo piccolo ed esile ma di grande cuore e di nervi saldi.

Padre Ruggero era un «frate francescano minore», con un saio enorme, lungo, che toccava terra. Sotto la tonaca batteva un cuore capace di portare il mondo che stava oltre le sbarre. Dentro ci stava di tutto, lettere dei familiari, ricordini, a volte anche soldi e generi alimentari. Era generoso e incapace di chiudere le porte dell’anima dove quelle di ferro erano già ben sprangate. Poteva essere diversamente per chi aveva accompagnato i carcerati alla pena di morte?

1944: «Mi chiamò il cardinale – raccontava -. I nazisti stavano per arrestare il cappellano. “Ora tocca a voi del convento di San Francesco, siete a due passi dalle Nuove??. Avevo 33 anni, mi trovai davanti i condannati a morte. La prima volta non sapevo che fare, avevo un crocifisso, lo diedi a quel povero uomo, lo bagnò del suo sangue». Padre Ruggero raccolse quel crocifisso e non lo smise più. 72 benedizioni per «i mei condannati a morte», 72 volti che Fra Cipolla ha descritto in un libro nel 1998.

Ha trovato parole di conforto per tutti. Ladri. Truffatori. Assassini, come Puleo, La Barbera e D’Ignoti che il 4 marzo 1947 furono gli ultimi condannati a morte in Italia dopo una strage di contadini a Villarbasse. Ma anche gli antifascisti e i partigiani rinchiusi alle Nuove, spesso in transito per i campi di concentramento o il plotone d’esecuzione. Il generale Perotti, Eusebio Giambone, Paolo Braccini e gli altri componenti della direzione militare della Resistenza torinese fucilati al Martinetto il 5 aprile del ’44 dopo un finto processo. Il crocifisso di padre Ruggero conobbe anche i terroristi. Rossi, neri: «Per me sono solo uomini». Parlò a lungo con Curcio, dialogò tanto con Edgardo Sogno. Nel ‘68, incrociò un giovane delle rivolte studentesche… Adriano Sofri: « “Tu leader di Lotta Continua, io piuttosto.. che sono trent’anni che lotto??, gli dissi allungandogli una bottiglietta di cognac, nascosta nel saio, e le pagine di Camminare insieme, la pastorale di cardinal Pellegrino».

Nel suo cuore e nel suo apostolato, padre Cipolla non ha mai fatto distinzioni tra chi soffriva in carcere, ma ha sempre serbato un ricordo particolare per chi pagava il prezzo della lotta per la libertà di tutti. Torino, che lo aveva voluto tra i suoi cittadini onorari, ha perso una delle sue figure più belle e ricche di umanità. Non lo dimenticherà.

fonti: CittAgora e La Stampa

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Lo Spillo ritorna!

scritto da il 1 dicembre 2006

Dal 22 maggio 2006 era diventato le Fenici, un’audace, spericolato e innovativo modello di blog. Percorrendo i tempi (forse) futuri, Lo Spillo di Diego era diventato a più mani… Oggi, 1 dicembre 2006, si torna allo Spillo. O meglio Lo Spillo rinasce, un blog-portale più ricco e più bello.

Caro Diego, ti ho sempre seguito con piacere ma non posso nasconderti che sono contento della tua scelta. In particolare per il punto “- 2) affetto. L’avete chiesto voi, in tanti. Ci si era affezionati al nome, allo stile personale, al bisogno di scegliere tra i post leggeri del sottoscritto e quelli più impegnativi o più pungenti di alcuni altri autori. Da oggi è chiaro: le stravaganze del qui presente prete in cima, le meditazioni degli altri autori dopo la linea separatrice.”

Non sono tra quelli che aveva chiesto qualcosa ma sono contento perchè non sempre ho trovato utili (non piacevoli, bravi, concordi o altro, ma proprio utili) tutti gli altri autori.

Bentornato “Lo Spillo” e in bocca al lupo!

www.lospillo.it

ps: in attesa dei feed, ma è proprio un po’ una caratteristica ecclesiale accentrare sempre tutto?! 😉