La canzone del Carnevale

scritto da il 18 febbraio 2007

Una volta anticamente
Egli è certo che un Barone
Ci trattava duramente
Con la corda e col bastone;
D’in sull’alto Castellazzo,
Dove avea covile e possa,
Sghignazzando a mo’ di pazzo
Ci mangiava polpa ed ossa.
 
Ma la figlia d’un mugnaro
Gli ha insegnato la creanza,
Che rapita all’uom più caro
Volea farne la sua ganza.
Ma quell’altra prese impegno
Di trattarlo a tu per tu:
Quello è stato il nostro segno,
E il Castello non c’è più.
 
E sui ruderi ammucchiati,
Dame e prodi in bella mostra,
Sotto scarli inalberati
Noi veniamo a far la giostra:
Su quei greppi, tra quei muri,
Che alla belva furon tana,
Suonan pifferi e tamburi
La vittoria popolana.
 
Non v’è povero quartiere
Che non sfoggi un po’ di gale,
Che non canti con piacere
La Canzon del Carnevale.
Con la Sposa e col Garzone
Che ad Abbà prescelto fu,
Va cantando ogni rione:
Il Castello non c’è più.
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