la lingua del Santo…

scritto da il 15 febbraio 2007

“Per i devoti di sant’Antonio il 15 febbraio è per antonomasia la Festa della Lingua o, per la precisione, la festa della Traslazione delle reliquie del Santo, la seconda per importanza nel calendario della devozione antoniana.

La festa ricorda la prima traslazione delle spoglie di Antonio, che ebbe luogo nel 1263 (nel corso della quale fu rinvenuto l’apparato vocale incorrotto), anche se la data prescelta si riferisce alla seconda ricognizione (quando invece fu rinvenuta la mandibola del Santo) che venne introdotta nel calendario liturgico dell’ordine francescano, ma che nella tradizione è passata in secondo piano rispetto alla prima.

Ma cerchiamo di ricostruire quel momento. In realtà, possiamo solo immaginarlo. Provare a calarci nei panni di quanti, l’otto aprile 1263, a 32 anni dalla morte, assistettero alla prima ricognizione del corpo di sant’Antonio, avvenuta in occasione della traslazione della salma dalla cappella di Santa Maria Mater Domini alla nuova tomba all’interno della basilica.

Un momento di tensione, di raccoglimento dinanzi ai resti di quel Santo di cui il mondo già allora parlava. E poi lo stupore per quella lingua (in realtà, come abbiamo già ricordato, si tratta dell’intero apparato vocale) miracolosamente intatta. L’organo della parola e strumento dell’apostolato di Antonio era lì, preservato dalla corruzione del sepolcro, simbolo di una presenza permanente del Santo nella Chiesa, segno di una voce che la morte non era riuscita a spegnere.

Tra i tanti, in quell’otto aprile era presente anche il ministro generale dell’ordine dei francescani, Bonaventura da Bagnoregio, più tardi innalzato alla gloria degli altari. E fu lui che, mostrando la reliquia ai fedeli presenti pronunciò quelle parole, divenute poi una delle più note preghiere tradizionali antoniane: «O lingua benedetta, che hai sempre benedetto il Signore e lo hai fatto benedire dagli altri, ora si conosce quanto grandi furono i tuoi meriti presso Dio».

Da quel momento in poi quelle reliquie vennero conservate in una teca (quella attuale è opera dell’orafo Giuliano da Firenze, discepolo del Ghiberti, vissuto nel XV secolo) ed esposte alla venerazione dei fedeli. Ci fu poi, a distanza di quasi un secolo – nel febbraio del 1350 – una seconda ricognizione, avvenuta a opera del cardinale Guido di Boulogne. In tale occasione si estrasse la mandibola, sistemata successivamente in un reliquiario in figura di mezzo busto.

Sia la mandibola (il cosiddetto «mento» di sant’Antonio) sia l’apparato vocale (la «lingua») sono attualmente esposte nella Cappella del Tesoro all’interno della basilica.” da www.santantonio.org

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Adsl in Piemonte

scritto da il 15 febbraio 2007

Volete conoscere il futuro del vostro paese nei confronti dell’ADSL? Bene, qui trovate comune per comune ciò che ne sarà di voi… E purtroppo potreste scoprire di abitare in uno di quei 31 comuni che dovranno sperare nel Reduce Digital Divide, cioè il piano di intervento della Regione Piemonte, ancora da scrivere, per avere una connettività a banda larga.

Se purtroppo così fosse, tenete d’occhio A Banda Stretta, il blog che riunisce un gruppo apartitico di cittadini e aziende che pretendono di non essere dimenticati dalla Regione Piemonte nei loro diritti di cittadini digitali. La loro attività nasce in rete e porterà a sensibilizzare politici, media e organi di stampa e altri gruppi in Internet sulla situazione sfavorevole che viene messa in atto dalle scelte definite sui progetti.

NB: La Regione Piemonte, nel giugno 2006, ha firmato un protocollo d’intesa con Telecom Italia con l’obiettivo di avviare una serie di iniziative congiunte per favorire l’accesso alle nuove tecnologie digitali. L’intesa prevedeva che Telecom Italia, nell’arco di tre anni, estendesse la copertura della rete a banda larga nella Regione ad oltre 900 Comuni, raggiungendo il 96% delle linee telefoniche fisse.

Non so quante altre regioni lo hanno fatto!

Fonte della notizia: Punto Informatico

San Valentino

scritto da il 14 febbraio 2007

Io sapevo che non era mai esistito, però su Wikipedia ho letto che:” Valentino da Interamna (Interamna Nahartium (attuale Terni), 176 c.ca – Roma, 273) fu vescovo e martire cristiano. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e successivamente dalla Chiesa anglicana: è considerato il patrono dell’amore universale e della città di Terni. Le sue reliquie, le uniche e autentiche riconosciute dal Vaticano, possono essere individuate in due regioni Italiane, in Sardegna presso la chiesa di Ozieri e in Umbria, suo paese d’origine e presso la Basilica di Terni.

Persecuzione e martirioFu convertito al cristianesimo ed ordinato vescovo da san Feliciano di Foligno nel 197. Conosciuto e festeggiato in tutto il mondo, san Valentino patì il martirio anche per aver unito in matrimonio, primo nella storia, una giovane cristiana ed un legionario romano. Valentino si trovava a Roma nell’anno 270 per predicare il Vangelo e convertire i pagani. Invitato dall’imperatore Claudio II il Gotico a sospendere il rito della benedizione degli sposi e a convertirsi al paganesimo, rifiutò di abiurare la propria fede tentando anzi di convertire l’imperatore al cristianesimo. L’imperatore ebbe rispetto di Valentino e lo graziò affidandolo, in una sorta di residenza coatta, ad una nobile famiglia.

Valentino venne arrestato una seconda volta sotto Aureliano, succeduto a Claudio II il Gotico. L’impero proseguiva nelle sue persecuzioni verso i cristiani e i vertici della Chiesa di Roma e, poiché la popolarità di Valentino stava crescendo, i soldati romani lo catturarono e lo portarono fuori città lungo la via Flaminia per flagellarlo, temendo che la popolazione potesse insorgere in sua difesa. Questo secondo arresto gli fu fatale: morì decapitato nel 270 o forse nel 273 (la data non è certa).

Il culto

È commemorato nel martirologio romano il 14 febbraio. Le sue spoglie furono sepolte sulla collina di Terni dove sorge la basilica in cui sono attualmente custodite, racchiuse in una teca; accanto, una statua d’argento reca la scritta: San Valentino patrono dell’amore. La figura di Valentino come santo patrono degli innamorati viene tuttavia messa in discussione da taluni che preferiscono ricondurla a quella di un altro sacerdote romano, anch’egli decapitato pressappoco negli stessi anni.”

Buon San Valentino a tutte le persone che si vogliono bene!

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Dico e non dico…

scritto da il 14 febbraio 2007

Tra le diverse newsletter a cui sono abbonato, ce n’è una che non sempre condivido. Ma quando i concetti sono espressi in modo chiaro e intelligente, si legge volentieri anche un pensiero diverso dal proprio. E a volte si condivide anche…

E’ il caso della mail di StranaU dell’11 febbraio.

“11.2.2007

Ciao a tutti,
dalla proposta di legge riDICOla (NB: questo non lo condivido. Massimo) sulle coppie di fatto – quella che il GR1 venerdì presentava con “i PACS in Italia si chiamano DICO”, tanto per chiarire di che si stava parlando – ci salveranno le poste italiane.
Il comma 3 dell’art. 1 della suddetta legge, infatti, dice che, se i conviventi non si recano insieme all’anagrafe per registrarsi, può andare anche solo uno dei due, che deve poi comunicare all’altro la registrazione avvenuta, mandandogli una raccomandata con ricevuta di ritorno.
Già l’idea di affidare l’ambaradam sulle coppie di fatto ad una raccomandata è cosa da brivido, da thriller, da appassionati di sport estremi, insomma. Nel migliore dei casi, va per le lunghe. Già si pensava ai nuovi regali per San Valentino: non più bigliettini con le frasi dei baci perugina, ma fantastici prestampati di moduli per raccomandate, e magari le poste, romantiche, predisporranno ricevute di ritorno azzurre, rosa o arcobaleno, a seconda del tipo di coppie.
Ma se ho capito bene quel comma – e chiedo aiuto ad avvocati ed esperti on line – e se la legge venisse approvata così com’è, ne verrebbe fuori un pasticcio esilarante.
Visto che all’anagrafe ci può andare anche un solo convivente, che poi “ha l’onere di darne comunicazione mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento all’altro convivente; la mancata comunicazione preclude la possibilità di utilizzare le risultanze anagrafiche a fini probatori ai sensi della presente legge”, e visto che la ricevuta di ritorno, se convivono, la manda al suo stesso indirizzo, e visto che la ricevuta di ritorno la può firmare chiunque, anche la donna delle pulizie, può benissimo succedere che uno dei due conviventi dichiari la convivenza senza che l’altro lo sappia.
Cioè Tizio e Caia vivono insieme. Caia va all’anagrafe, manda a Tizio la raccomandata, che arriva quando Tizio è al lavoro, a casa c’è lei – perchè convive – e firma la ricevuta, oppure a casa c’è la donna delle pulizie, che dà la raccomandata a lei, e Tizio non sa che ha fatto un DICO.
Qualcuno mi spieghi se ho capito male.
Perchè se ho capito bene, potete immaginare da soli cosa significa tutto questo.
Insomma: se i due non vanno a registrarsi all’anagrafe, insieme o separatamente, come fanno all’anagrafe ad essere sicuri che quei due vogliono dichiararsi come coppia di fatto?
La cosa è ancora più riDICOla se si legge l’art. 6
“1. Il cittadino straniero extracomunitario o apolide, convivente con un cittadino italiano e comunitario, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, può chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno per convivenza.”
In pratica, Tizio fa venire Caia come badante, dal Kazakistan. Tizio non la mette in regola, ma fa un DICO: va all’anagrafe, le manda una raccomandata – rigorosamente in italiano – con ricevuta di ritorno, e il gioco è fatto. Non le pagherà mai i contributi, ma lei è regolare.
Oppure Tizio, dallo Yemen, viene in Italia a lavorare, e fa venire Caia, dal Pakistan, e fa un DICO. Dopo due anni la manda via, e fa venire Sempronia, e fa un altro DICO. E così via. Tizio deve solo mandare raccomandate – rigorosamente in italiano, a casa sua, a donne pakistane, magari pure analfabete : siamo certi di non coprire una situazione di sfruttamento? siamo certi che la nostra anagrafe potrà controllare che Tizio, Caia, Sempronia, non siano sposati nei loro paesi?
E poi c’è un problema: la legge non spiega come si chiudono, i DICO. Non c’è scritto. Non lo DICOno.
Ma come, tutta questa canea, e poi neanche si possono lasciare? Coppie di fatto indissolubili? Ma gliel’hanno detto al Vaticano?
Probabilmente si deve dedurre che i due si separano così come si sono messi insieme. Di nuovo con una raccomandata? Ancora con ricevuta di ritorno? Quella che può mandare solo uno dei due, quella che la ricevuta la firma la donna delle pulizie e l’altro non lo sa che si sono lasciati? Come all’inizio, insomma? E se basta solo uno dei due, per lasciarsi, che si fa, il ripudio? Per lettera? E come saranno, i moduli delle ricevute di ritorno, listati a lutto?
Ci sarebbero tanti altri spunti interessanti – per avere gli alimenti dopo la rottura della convivenza devono passare tre anni, per decidere sulla donazione degli organi no, oppure, due persone che per motivi di lavoro vivono in due città diverse – Braunschweig e Assisi, per esempio – e si incontrano due volte al mese, possono considerarsi conviventi stabili – ?(…)”

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la Frutta al Museo!

scritto da il 13 febbraio 2007

Apre oggi, 13 febbraio 2007, a Torino il primo Museo della Frutta in Italia. Raccoglie una collezione di Francesco Garnier Valletti (Giaveno, 1808 – Torino 1889) che comprende mille e più esemplari tra pere, mele, pesche, susine, ciliegie, albicocche, uva… Comprende anche una biblioteca scientifica, un archivio, lavoratori chimici e una raccolta di strumentazione scientifica.Museo della Frutta “Francesco Garnier Valletti”
Via Pietro Giuria 15 – tel. 0116708195 – e-mail: info@museodellafrutta.it
Dal lunedì al sabato 10.00 – 18.00 (chiuso la domenica)
Ingresso singolo museo: € 3,00 (intero); € 1,50 (ridotto) – Ingresso due musei (Museo della Frutta e Museo di Anatomia): € 5,00 (intero); € 2,50 (ridotto) – Ingresso gratuito il mercoledì – Aderisce all’Abbonamento Musei Torino Piemonte – Accesso ai disabili con accompagnatore

Su Torino Sette della Stampa si puo’ leggere: “C’era una volta un’altra San Salvario. Colorata, ma non di etnìe diverse. Ricca di frutti, ma non quelli del mercato. Era la San Salvario di fine Ottocento, polo della ricerca e della sperimentazione agraria. Qui, già nel 1729, era nato l’Orto botanico; nel 1822 i Vivai Burdin; tra il 1871 e il 1926 le Serre municipali. E poi c’era l’Accademia di Agricoltura (1886) e la Stazione di Chimica Agraria (1895), che è il fulcro di questa piccola storia. Da quelle parti si aggirava un tipo da farci sopra una fiction. Si chiamava Francesco Garnier Valletti e nella vita, dopo essere stato confettiere a Giaveno, creava fiori in cera. Era così abile da essere invitato prima alla corte di Vienna e, in seguito, dallo zar, a San Pietroburgo. Il fatto è che, dopo i fiori, Garnier Valletti era arrivato alla frutta, e non è una battuta. Modellava come un forsennato straordinarie albicocche, mandarini succosi, ghiottissimi fichi; e mele, prugne, pesche, melograni; e pere, arance, fragole, susine. Poi, maniacalmente, ne annotava nome, qualità, stagione di produzione. Altro che biodiversità da Terzo Millennio: lui sì fu un vero pioniere. Così, nel 1927, la Stazione Chimica di Agraria decise di acquistare una collezione: 1021 frutti (e ortaggi) che, a non sapere esser fatti di cera, viene una gran voglia di addentare. Solo che, come accade sovente in queste storie, frutti e ortaggi caddero nel dimenticatoio; la Stazione Chimica divenne un luogo che nessuno conosceva più. Ora la polvere è stata tolta, le teche restaurate, i pomi restituiti in tutto il loro ghiotto splendore a un nuovo spazio museale. Si chiama Museo della Frutta, è intitolato a Francesco Garnier Valletti (…)”

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No grazie, pago io!

scritto da il 12 febbraio 2007

Ho ricevuto via email la seguente segnalazione. Non penso che ci sia molto da aggiungere, perchè è chiaro che se c’è bisogno di esplicitare i comportamenti corretti, allora la norma è tutt’altro che pulita. L’ordine dei medici, come tutti gli ordini professionali suppongo, ha norme e regole molto severe per chi ne entra a far parte. Quando si deciderà ad autoregolamentarsi in modo chiaro anche sui rapporti con le (troppo potenti e ricche) industrie farmaceutiche?!

“Segnalo (…) il gruppo dei “medicinograzie”. Nati nel 2004, i No grazie, pago io! sono ora circa 200 tra medici di varie discipline, farmacisti, psicologi, infermieri, diffusi in tutta Italia. Si tratta di un gruppo di operatori sanitari che rifiutano qualsiasi regalo delle industrie di farmaci, dai più costosi fino ai più modesti come una penna.
Li muove il desiderio di difendere l’indipendenza delle loro decisioni professionali da qualsiasi influenza estranea – anche
inconsapevole – che possa interferire con il loro dovere primario: proteggere la salute delle persone. E nel contempo, sollevare l’attenzione sul tema dei conflitti di interesse tra industria del farmaco e salute. Per contribuire a costruire un cambiamento, sperimentano modalità diverse di rapporto con l’industria (da incontri di gruppo con gli informatori, alla prescrizione per principio attivo) e producono informazione indipendente attraverso pubblicazioni, incontri pubblici e un sito web www.nograziepagoio.it che fornisce documentazione e notizie d’attualità sul tema.
Attualmente è in cantiere anche un pacchetto formativo da proporre a studenti di medicina, medici e operatori sanitari.”

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sono usciti i carri!!!

scritto da il 11 febbraio 2007

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DICO…e chiudo!

scritto da il 10 febbraio 2007

L’ho scritto nel titolo del post di Monsignor Bettazzi, il nome che hanno scelto fa schifo. E’ un invito a farsi prendere per i fondelli. E forse c’è anche qualcosa nei contenuti che potrebbe essere migliorato. Però…

Negli ultimi anni si è sempre più sentito parlare di “pari opportunità”: convegni, sensibilizzazioni, consiglieri, uffici, sentenze… Eppure la mia sensazione è che pari opportunità lo si possa tradurre con: “guerra tra poveri” e/o ” graduale e inesorabile abbassamento dei diritti minimi dei più, fino ad arrivare alla stessa opportunità per tutti. Cioè zero!”. Si, nonostante si faccia un gran parlare, in Italia si sono andati sempre più perdendo i diritti minimi dell’individuo.

Questa legge mi sembra che riporti in primo piano il soggetto, protagonista insieme ad un altro nel prendere alcune decisioni. Non mi pare che si parli o si cerchi un paragone con le famiglie.

Avrei voluto svolgere una piccola inchiesta: quanti parlamentari dell’opposizione, che in queste ore si ergono a paladini della “sacra famiglia”, vivono in pieno questa situazione? Non so perchè, ma mi aspetto di trovare un elevato numero di “irregolari”. O forse, essendo parecchi di voi avvocato (gli unici e sempre vincitori nei divorzi) avete paura che la gente non si sposi più (=primo passo verso la separazione)?! Non preoccupatevi, questa legge non intaccherà la famiglia.

Non saranno i DICO a sostituire i matrimoni, d’amore o d’interesse, e penso neanche le convivenze dei ventenni, che si prova per un po’ ma evitiamo qualunque ufficialità. E non soddisferanno neanche le coppie omosessuali, perciò nessun snaturamento della naturale unione uomo-donna. Non finiranno i ricchi e proficui (anche per i monasteri) matrimoni di facciata. E non finiranno le storie di vita di una coppia sotto gli occhi del buon Dio.

Lasciatemi finire con una provocazione: chissà che non vedremo un DICO tra qualche buon vecchio (ricco) parroco di campagna e la sua perpetua. Così che, al momento della dipartita del reverendo e il conseguente bracconaggio dei nipoti di città (scusate gli stereotipi!), la poveretta non si trovi senza neanche un tetto sotto cui stare…

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“Dico” ancora…

scritto da il 10 febbraio 2007

Di seguito trovate cosa sono operativamente i terribili DICO. Il testo l’ho preso da un approfondimento Ansa (a cui sono arrivato dal Blog di Diego, grazie! 😉 ).

Ps: qualche passaggio, ad esempio quello ‘anti-badante’, mi pare un po’ ingenuotto. Già mi vedo la badante del povero incapace, inviarsi la raccomandata a nome del vecchietto e controfirmare la ricevuta di ritorno…

COSA SONO I DICO : IL DDL – Nessuna cerimonia, formalità ridotte all’osso, solo una dichiarazione all’anagrafe da fare insieme o da comunicare tassativamente al partner assente con lettera raccomandata: basterà per avere diritto all’eredità e agli alimenti, a subentrare nell’affitto di casa e a prendere decisioni in tema di salute e donazione di organi. Queste le novità principali contenute nel disegno di legge del governo sulle coppie di fatto, “Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi”, che il Consiglio dei ministri ha approvato (il testo definitivo ci sarà solo domani, dopo le ultime limature dei tecnici). Niente Pacs, insomma, arrivano i ‘DICO’.

CONVIVENTI. La definizione scelta dal governo per individuare i conviventi è semplice: “Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale”, si legge all’articolo 1 del testo. Queste due persone non devono essere legate però da “vincoli di matrimonio, parentela o affinità in linea retta, adozione, affiliazione, tutela, curatela o amministrazione di sostegno”. Perché venga riconosciuta la convivenza basta che entrambi i partner la dichiarino all’anagrafe. O da soli o insieme, ma in due diversi atti “contestuali”. Se un convivente va da solo a fare la registrazione dovrà però informare il partner assente con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno. Una norma che é già stata battezzata ‘anti-badante’, perché evita che un ignaro vecchietto diventi a sua insaputa il ‘compagno’ della propria governante.

NESSUNA CONDANNA – Due sole esclusioni impediscono il riconoscimento della convivenza: non si deve essere stati condannati per aver ucciso o per aver tentato di uccidere il coniuge o il partner della propria attuale ‘meta”. E non ci deve essere alcun legame contrattuale o lavorativo che obblighi a vivere insieme.

CARCERE PER CHI ‘BARA’ – Chi dichiara il falso è punito con la reclusione da uno a tre anni di carcere e con la multa da 3.000 a 10.000 euro. In più la falsa dichiarazione di convivenza comporta la nullità di tutti gli atti.

UNITI ANCHE NELLA MALATTIA – Toccherà alle strutture ospedaliere stabilire le regole per le visite del convivente al partner malato. Un ‘compagno’, previa designazione scritta e autografata, potrà anche decidere in materia di salute nel caso in cui la propria ‘meta” sia incapace di intendere e di volere. In caso di morte potrà stabilire come celebrare il funerale e se donare o meno gli organi. Nel caso in cui sia impossibile scrivere l’autorizzazione basterà una comunicazione a voce ma in presenza di tre testimoni.

CASA E AFFITTO – I conviventi entreranno nelle graduatorie per l’assegnazione di case popolari. E, in caso di morte, si potrà subentrare nell’affitto, se però si è vissuto insieme per almeno 3 anni o vi siano figli in comune. Ma questa norma potrà essere applicata anche nei casi di ‘separazione’.

LAVORO, PARTECIPAZIONE AGLI UTILI E PENSIONE – Anche i conviventi potranno chiedere il trasferimento nel comune di residenza del proprio partner ma perché questo possa avvenire devono esserci alle spalle almeno tre anni di vita in comune. Le modalità comunque sono rinviate alla legge e ai contratti collettivi in materia. Se i due partner lavorano nella stessa impresa e la titolarità di questa è di uno dei due, l’altro potrà chiedere il riconoscimento della partecipazione agli utili “in proporzione dell’apporto fornito”. Sulle pensioni, uno dei nodi del provvedimento, si è preferito invece soprassedere rinviando tutto alla riforma della previdenza. Scompare il limite dei 6 anni di convivenza inseriti in una prima bozza del disegno di legge.

EREDITA’ – Anche il convivente ha diritto all’eredità. In questo caso l’aliquota sarà del 5% se il valore netto complessivo dei beni supera i 100.000 euro. Si avrà diritto alla ‘legittima’ solo se si sarà vissuto insieme almeno 9 anni. Si potrà avere un terzo dell’eredità in presenza di un solo figlio; la quota scende a un quarto se la prole è più numerosa. Se si concorre all’eredità insieme a fratelli e sorelle, al convivente spetterà la metà dei beni. Nel caso in cui non ci siano né figli né cognati la quota salirà a 2/3 e si diventerà eredi universali in assenza di parenti entro il terzo grado.

ALIMENTI – Come i coniugi, anche ai conviventi ‘bisognosi’, si dovranno versare gli alimenti. Ma a due condizioni: che la convivenza sia stata di almeno 3 anni e che questa assistenza non duri più di quanto si sia vissuto insieme.

EFFETTI RETROATTIVI – La legge avrà effetti retroattivi. I conviventi avranno nove mesi per mettersi in regola.

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«Io credo – ha spiegato monsignor Bettazzi – che abbiano trovato una soluzione che forse scontenta tutti ma perchè cerca di accontentare tutti. C’è il riconoscimento dei diritti senza arrivare a paragonare ogni convivenza con un matrimonio. Credo che, se da una parte c’erano delle spinte ad un rigoroso riconoscimento assoluto, dall’altra c’erano però dei timori spinti all’eccesso. Io credo sia una soluzione che va incontro a delle esigenze senza creare i pericoli che si temevano per la famiglia naturale».

«Da quanto ho visto si tratta di riconoscimenti dei diritti individuali. Il fatto poi che stiano insieme…anche noi in fondo nei conventi siamo persone dello stesso sesso che vivono insieme»

Voglio puntualizzare che – ha ribadito Bettazzi-, come aveva detto il Presidente del Consiglio, che è un cattolico sincero, ama la famiglia e viaggia sempre con la moglie, e noi bolognesi lo conosciamo, si sono voluti difendere i diritti individuali senza creare dei grossi problemi di sconvolgimento di mentalità e di sensibilità».

(letto su Localport e l’Unità)

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Basta RAI!-parte 2

scritto da il 9 febbraio 2007

Leggo su TvTribe: “Stasera, all’interno del programma La Storia siamo noi, andrà in onda uno speciale dedicato a Beppe Grillo. Titolo “Te la do io l’Italia??, sottotitolo “Anamnesi semiseria di Giuseppe Grillo, il genovese che non risparmia nessuno??. Una “furbata?? forse messa in atto per contrastare in seconda serata il Gf, fatto sta comunque che, come leggo da quest’articolo sul quotidiano La Stampa, “Grillo si risente e protesta. L’omaggio lo rifiuta. «E’ tutta una finta. I materiali sono quelli dell’archivio Rai. Non sono d’accordo e l’avevo detto. Non voglio ritrovarmi sulle tv satellitari e sui telefonini. La Rai oggi è una tv commerciale. E’ finito il tempo in cui era servizio pubblico. Se ne avessi il potere bloccherei tutto. Ma non posso impedire il programma: i diritti sui miei materiali d’archivio appartengono a loro. Non ho appigli legali per oppormi. Anche se non è carino mandare in onda una cosa su di me sapendo che non sono contento». (…)”

Che l’uscita della Rai sia una furbata nessuno lo mette in dubbio. Su Grillo risentito per davvero, qualche dubbio mi sorge. Alla fine, che lo ammetta o no, la sua fortuna è stata di non aver sempre trovato posto in Rai. Così si è guadagnato il titolo di martire e la possibilità di essere creduto qualunque cosa dica.

Ma avete mai provato a guardare un suo spettacolo ultimamente? Concetti slegati fatti apparire come logiche conseguenze, ansimi e grida da partoriente a condire il tutto… Non sono capace a scrivere in piemontese ma sembra un po’ la baldracca che si lamenta: “non toccare che mi piace”!

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Basta RAI!

scritto da il 9 febbraio 2007

Anche voi siete stufi di pagare la Rai senza avere uno straccio di televisore? Su Punto Informatico c’è una piccola guida. Utile anche, se non in particolare, per resistere al terrorismo psicologico che la Rai attua, nei confronti di chi (giustamente) non vuole pagare. Qui il vademecum.

Quello che fa riflettere e lascia più che perplessi, è proprio il terrorismo che la Rai attua: “minaccia di un fermo amministrativo dell’auto se non si paga il canone entro 20 giorni”. Quando nascerà il politico che ci libererà da questo peso?!

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Autovelox a Torino

scritto da il 8 febbraio 2007

Premesso: sono assolutamente contrario agli autovelox, velomatic, sparalaser…e tutti quegli strumenti sempre più usati per fottere soldi e punti agli automobilisti e, sempre meno, per garantire un minimo di sicurezza sulle strade. (e con ciò spero di non scatenare faide familiari!). Il più delle volte si fa più attenzione a non superare il limite o a individuare la pattuglia, e il tutto non aiuta a concentrarsi sulla strada. Anche perchè le rilevazioni avvengono sempre su larghe, lunghe e dritte strade vuote con…limiti di 50 km orari! “Giustamente” volute dalle geniali menti dell’amministrazione comunale per alzare le proprie entrate. E’ ben difficile che siano utili per limitare la velocità ed evitare pericoli e morti.

Alla prossima tornata elettorale, in particolare quella amministrativa (cioè per l’elezione del sindaco), mi sono ripromesso e vi invito ad andare a qualche comizio dei candidati e porre questa domanda: ” metterete fuori uso autovelox & c.?”. Poi traetene le conseguenze per decidere chi votare…

Però, perchè c’è sempre un però, vi è un caso in cui ne riconosco l’utilità e (sperando di non rimanere fregato!) li approvo. Sono quelli ben segnalati e visibili, a volte collegati a un semaforo che diventa rosso se superate un certo limite (e che vi fotografa se lo “bruciate”). Non sono nascosti o all’improvviso, anzi sono segnalati con largo anticipo per permettervi e costringervi a rallentare. Questi sono veri deterrenti per l’eccessiva velocità.

E’ il caso di Torino e corso Regina, di cui hanno parlato in questi giorni al Tg regionale. Emanuela (grazie!) mi ha inviato il link di un articolo molto interessante della Stampa. Qui trovate l’originale, io ne prendo solo qualche pezzo:

“(…) Chiariamo subito: la velocità che si legge sui pannelli rappresenta soltanto un primo avvertimento; il punto in cui avviene la misurazione «reale» della velocità per la contestazione – e che fa scattare il fermoimmagine – si trova invece 350 metri più in là, esattamente sotto la porta metallica su cui sono montate le sei fotocamere (una per ogni corsia di marcia).

«Sotto le fotocamere, in corrispondenza dell’arco – spiega Giovanni Foti, direttore del gruppo 5T – sono annegate nell’asfalto le “spire induttive??. Sono anelli in filo di rame che creano un campo magnetico registrando la velocità delle masse metalliche. Punto di rilevazione e punto di scatto, quindi, coincidono. Nessun margine di errore. Contrariamente a quanto molti pensano: che la misurazione parta dai pannelli luminosi». Non fatevi dunque ingannare. Quando compare la velocità sul pannello luminoso non avete ancora superato l’autovelox, ma avete ancora 350 metri per rallentare ed evitare la multa. (…)”

la GdF di Cuorgnè

scritto da il 7 febbraio 2007

2 bimbi indiani sono stati adottati da un paio d’anni dagli uomini della GdF di Cuorgnè. (fonte: Localport)
E non si puo’ che applaudire!

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Torino ricorda

scritto da il 7 febbraio 2007

Torino ricorda anche con la toponomastica. E speriamo che il ricordo di questi due eroi, fra i tanti che spesso vengono dimenticati, diventi occasione di apprendimento!

Dal sito del Comune di Torino: “Una targa sotto i portici di piazza Castello ricorderà Nicola Calipari, agente dei servizi segreti ucciso in Iraq il 4 marzo del 2005, facendo da scudo alla giornalista Giuliana Sgrena, appena liberata dal sequestro ad opera di un’organizzazione islamica a Baghdad, ad un posto di blocco di militari americani.

Lo ha deciso questo pomeriggio la commissione Toponomastica presieduta da Beppe Castronovo, che ha deliberato anche l’intitolazione del giardino di largo Sempione a Peppino Impastato, ucciso per mano della mafia il 9 maggio 1978, e simbolo della lotta contro la criminalità organizzata. (…) sono stati inseriti nel “Registro di Attesa?? i nomi di Emilia Mariani, maestra, vissuta tra il 1854 e il 1917 sostenitrice dei diritti sociali e politici delle donne e Camilla Ravera, prima donna nominata senatrice a vita, nel 1982, da Sandro Pertini.(…)”

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