scuole private

Scritto da il 18 gennaio 2008

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Da più parti ho già sentito e letto questa domanda: “perchè i cattolici non fanno cadere questo governo Prodi?”.

Le risposte si possono condensare in due riflessioni. La prima è che cadendo il governo Prodi si andrebbe a delle elezioni che potrebbero riconfermare Berlusconi alla guida dell’Italia. E, anche se lui si considera unto dal Signore, non è esattamente un esempio di evangeliche virtù. E c’è ancora chi crede nel Vangelo.

La seconda non si distanzia molto dalla prima: l’idea evangelica di accoglienza dell’Uomo in quanto tale, trova, pur con notevoli limiti, più attenzione nelle forze politiche che ci stanno governando rispetto all’opposizione.

A queste due però se aggiunge un’altra, forse molto più efficace. E’ risaputo che tra i temi che stanno più a cuore alla chiesa italiana c’è la scuola privata. Ritengo che sia più che giusto in democrazia poter scegliere il tipo di educazione, culturale e morale, da dare ai propri figli. Ma penso anche che quando lo Stato offre una possibilità comune, eventuali scelte differenti debbano essere economicamente sostenute solo da chi vi aderisce.

Purtroppo però, come lo Stato sostiene i giornali che stampano copie in più da mandare al macero, così sostiene le scuole private. E tra i “grandi elettori” di queste scuole, chi ci troviamo? Leggete cosa scrive Romana Liuzzo su Panorama.it: «Dagli scranni del Parlamento o dalle poltrone dei talk-show esaltano la scuola pubblica, la celebrano come unica fonte del sapere democratico (…). Poi, però dove mandano i loro figli?». E scopriamo così che il «ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, ha fatto di tutto per inserire ad anno iniziato una delle figlie nelle splendide aule» del San Giuseppe De Merode, scuola privata, rigorosa, cattolica. Nanni Moretti, dopo aver invitato a dire “qualcosa di sinistra”, «ha iscritto il proprio bimbo in un’esclusiva scuola anglo-americana, l’Ambritt, frequentata solo da ricchi rampolli dell’alta borghesia. Idem per Claudio Velardi, ex golden boy del governo D’Alema (…). Marco Follini, neoresponsabile della comunicazione del Partito democratico, ha iscritto il proprio discendente (…) nella scuola dei fratelli salesiani in pieno centro, a Roma». Il ministro allo Sport, Giovanna Melandri «ha ritenuto adeguato l’istituto San Giuseppe di via del Casaletto (…) gestito da amorevoli suore. Istruzione a pagamento anche per Anna Finocchiaro, ex ministro per le Pari opportunità, uno dei 45 membri del comitato nazionale per il Partito democratico: le due figlie vanno in un istituto a Catania». All’elenco dei politici si aggiunge quello di giornalisti e imprenditori vicini alla sinistra: «Michele Santoro (…) Bianca Berlinguer (…) Marcello Sorgi, fino a quelli dell’ex senatore ulivista Vittorio Cecchi Gori».

E nell’attesa di trovarsi domenica mattina in Piazza San Pietro, per la già programmata festa delle scuole cattoliche, secondo voi vogliono far cadere un gruppo così sostenuto di amici?

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