1 maggio: no alla spesa!

scritto da il 30 aprile 2008

Sabato scorso, davanti all’IperCoop del mio paesello, c’è stata una piccola manifestazione sindacale. I clienti che passavano sono stati invitati a non fare la spesa il 1° maggio.

Si, perchè anche la rossa Coop il 1° maggio sarà aperta…

Io appoggio l’idea: smettiamola di fare la spesa il 1° maggio. Ma anche alla domenica di Pasqua, nel giorno di Natale e in ogni altro giorno di festa, sia civile che religiosa.

I supermercati restano aperti perchè guadagnano molto, quasi più che nel resto della settimana. E se uno decidesse di chiudere regalerebbe solo i clienti al vicino. Ma se i clienti (cioè noi) non vanno da nessuno, allora tutti dovranno chiudere.

Ma non dovranno chiudere per sempre, perchè non fare la spesa il giorno di festa vuol semplicemente dire che la farò in settimana e quindi non apporterò alcun danno economico.

E così anche i lavoratori “volontari” (così dicono nell’ipermercato) potranno festeggiare, perchè dietro alla divisa di cassiera o addetto al reparto ci sono un uomo e una donna come il cliente che passa il giorno di festa a far la spesa perchè si diverte…con poco!

rifiuti & stupri

scritto da il 23 aprile 2008

Da qualche giorno, da dopo le elezioni circa, mi sembra che sia sparito qualcosa. Cos’è che manca da ogni notiziario e che prima riempiva ogni spazio? Ma i rifiuti di Napoli e dintorni!

Non erano proprio pochi, dove sono andati?

Sono stati imbarcati su un razzo dalla Nasa, come favore personale dell’amico e compagno di merende Giorgino Giorgetto Bush? La camorra, visto il buon esito delle elezioni, ha deciso di non creare più problemi?

O forse hanno dovuto fare spazio a nuove notizie, come quelle sulle violenze alle donne. Violenze che possono far traballare la vittoria della sinistra a Roma. Ma che, soprattutto, stanno fornendo un alibi al “presidente in pectore”: vedete come sono deboli le donne? E’ impensabile fare come quel rifiuto del mondo occidentale che è Zapatero, le donne sono deboli e devono stare buone e in silenzio, perciò nel governo al massimo ci possono stare due veline.

Ah, che bello vedere che le situazioni cambiano…o sono solo le notizie che spariscono?!

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Earth Day, Giorno della Terra

scritto da il 22 aprile 2008

Oggi, 22 aprile, si celebra l’Earth Day, il Giorno della Terra. L’evento, che quest’anno è incentrato sul tema “Emergenza clima”, ebbe origine il 22 aprile 1970 quando 20 milioni di cittadini americani, rispondendo a un appello lanciato dal senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono per una grande dimostrazione a favore della salvaguardia dell’ambiente. Oggi l’Earth Day è una manifestazione internazionale celebrata in 174 Paesi.

Vi riporto l’articolo pubblicato sul Messaggero di Sant’Antonio (dove troverete anche altri approfondimenti), una riflessione scritta per l’occasione da Mario Tozzi. Leggetela fino in fondo, ne vale la pena. E fatela leggere a chi continua a sostenere l’esigenza di più energia, magari prodotta con il nucleare: perchè queste “esigenze” sono molto spesso solo capricci e brutte abitudini:

«Quando il barbone Mustafà si è installato sotto casa mia ho avuto una reazione di rifiuto che definire razzista è dire poco: ho pensato che era sporco e incontrarlo era come finire in una fogna. In più aveva il viso quasi deformato (da un incidente d’auto, come ho saputo quando ho cominciato a parlargli), i capelli tutti attaccati e unti, la barba lunghissima e incrostata e camminava come se stesse costantemente per perdere l’equilibrio. Non contento di avere invaso il «mio» marciapiede, la notte la passava direttamente sul selciato, prima sopra alcuni cartoni trafugati dal supermercato vicino, poi su un materasso rimediato chissà come. Infine ha completato la costruzione della sua nicchia ecologica con una serie di sacchi di plastica in cui ha sistemato le sue cose, dividendo la zona notte dal soggiorno – il tutto sempre sul marciapiede – ben protetto dai dodici cassonetti che sono lì tutti in fila davanti al supermercato.

Per mesi ci siamo alzati insieme: io aprivo le persiane nel momento in cui – lì sotto – Mustafà riassettava la sua «camera» da letto, si pettinava guardandosi negli specchietti retrovisori delle moto parcheggiate e si lavava alla fontanella di fronte. Ho cominciato così a osservarlo, per cercare di vincere con la ragione quel sentimento di diffidenza che istintivamente mi aveva preso. Tutto il suo sistema energetico funzionava secondo natura, in più aveva imparato a usare gli scarti della società dei consumi e della sua tecnologia in maniera estremamente efficiente. La selezione e il recupero dei rifiuti erano il cardine del sistema, e non solo per le calorie da recuperare (per mangiare c’è sempre la Caritas). I cartoni non erano certo il materiale migliore quando pioveva, così li riservava alle giornate d’estate, quando comunque isolano dalle pietre di basalto fredde e umide di cui è composto il marciapiede. Durante le notti di pioggia un telo di plastica rigida faceva da strato inferiore sottostante il materasso, al di sopra del quale c’erano lui, le coperte che aveva rimediato e ancora una plastica più sottile a coprire il tutto, come in una piccola tenda al cui interno il calore del corpo non si disperdeva e permetteva di superare indenni anche qualche grado sotto zero. Pur non potendolo sapere, Mustafà sfruttava la proprietà che ha il nostro corpo di emettere radiazioni infrarosse, come sanno bene quegli alpinisti che passano notti in quota avvolti in un sottile fazzoletto di plastica metallizzata retroriflettente. Non l’ho mai sentito tossire né starnutire.

Sopravvivere al limite

Ho chiesto a Mustafà da dove venisse, così lui mi ha raccontato del Marocco, ma non quello delle città imperiali, piuttosto quello dell’Atlante e dell’interno o quello del deserto del Sahara occidentale. In molte regioni del subcontinente sahariano le case trogloditiche sono esempi perfetti di quello che, per millenni, gli umani che si trovano in condizioni limite hanno ideato e fatto per sopravvivere.
A Matmata, in Tunisia (nella foto in alto), come a Gharyan, in Libia, in Marocco come in Egitto, prima di tutto ci si nasconde sotto terra, dove non arrivano gli effetti torridi del ghibli – che può far salire le temperature fino a 50°C – e si rimane al fresco. Le case sono scavate nella sabbia e proteggono anche dal freddo vento invernale e dalle micidiali escursioni termiche (la temperatura di notte scende spesso sotto lo zero), in tutti i casi senza sfruttare alcuna forma di riscaldamento oltre al calore dei corpi. E delle cucine: a Ghadames – in una delle ultime oasi prima dell’immensità del deserto libico – ho pranzato in un’abitazione di tipo berbero che aveva le cucine disposte al piano superiore, collegate attraverso alcuni fori direttamente con l’esterno. In questo modo i vapori caldi uscivano con facilità (l’aria calda è meno densa e sfugge verso l’esterno) e il piano abitato sottostante restava più fresco, mentre d’inverno bastava tappare parzialmente i fori per non disperdere il calore della cottura dei cibi.

Attorno al soggiorno centrale si aprivano gli altri ambienti, comprese le camere da letto, ma nessuno aveva finestre: la luce penetrava solo dai fori del piano delle cucine. Un sistema di specchi opportunamente disposti permetteva alla luce del sole di illuminare soddisfacentemente l’interno; lo stesso accadeva la notte ponendo poche candele in punti strategici e godendo della loro suggestiva luce riflessa. I bagni erano al piano più basso, visto che nelle case di terra non sono consentite tubature (che scioglierebbero la sabbia), e gli scarichi restavano sotto la casa, dove – mescolati con la cenere delle palme bruciate, quando c’era bisogno, nei camini o per cucinare – non puzzavano e potevano essere riutilizzati per fertilizzare l’oasi. Una comunità intera di migliaia di abitanti ha resistito per generazioni al caldo micidiale del deserto libico e alle clamorose escursioni termiche senza elettricità e usando razionalmente le risorse naturali. Mustafà è figlio di quelle società e istintivamente si muove in modo da conservare energia e da usare intelligentemente le poche risorse a disposizione, mescolando l’antica sapienza delle sue genti con gli scarti del nostro progresso.

Alla ricerca della sobrietà

Lo guardo dalla finestra e penso a casa mia, dove sono riuscito a mettere in piedi un vero festival dello spreco: almeno dieci spie di stand-by accese perennemente, telefoni portatili continuamente in ricarica e ancora ricariche di lettori di cd, mp3, iPod, di computer portatili, di auricolari blue-tooth, di batterie per tutti gli usi. Un delirio di consumi che avrei avuto difficoltà anche solo a immaginare neanche vent’anni fa. E questi sono gli aspetti più eclatanti. Quante lampadine a incandescenza ho dentro casa e quante compatte a fluorescenza ? Qual è la potenza del mio aspirapolvere o quella del phon? Perché dovrei avere bisogno di un telefono che funziona solo se è attaccato alla corrente? A osservarle bene le nostre case di occidentali ricchi sono un monumento al paradosso energetico e non direi neppure che sono veramente tecnologicamente avanzate. Anche per rispetto di Mustafà, oggi ho preso alcuni provvedimenti, nemmeno tanto drastici, nell’intento di dimostrare a me stesso (e un po’ agli altri) che le abitazioni si possono cambiare a partire da subito.

Prima ho cominciato a sostituire le lampadine che si fulminavano, poi le ho cambiate quasi tutte: ci ha rimesso un po’ il design (quelle compatte a fluorescenza sono orrende), ma la durata è sei volte maggiore e permettono una notevole riduzione dei consumi; costano un po’ di più, ma la spesa si ammortizza in pochissimo tempo. L’efficienza di queste lampadine è di circa 80 lumen/Watt, mentre quelle a incandescenza arrivano al massimo a 14. Poi ho collegato tutti gli apparecchi che sono predisposti alla stessa fruizione a un’unica ciabatta con interruttore che spengo quando so di non usarli per almeno un paio d’ore. Per esempio il gruppo televisore-videoregistratore-vhs-lettore dvd-decoder digitale terrestre e satellitare. Oppure il gruppo computer-scanner-stampante-monitor. Mi sono reso conto che non ho mai usato il rasoio elettrico né il phon, senza perdere poi troppo tempo né rischiare la cervicale; ho ridotto la potenza dell’aspirapolvere e in cortile ho installato una lampada a luce fredda che si ricarica attraverso un micropannello solare e può restare accesa anche tutta la notte. Infine ho ridato indietro il blue-tooth, che tanto l’auricolare a filo basta, ripristinato il telefono a filo e mi ricordo sempre di spegnere la luce.
Dubito che Mustafà se ne sia accorto, ma io mi sento comunque un po’ più vicino a lui che non credo giudicherebbe neanche tanto efficiente quel mio microcosmo ordinato e pulito, ma sprecone oltre ogni misura».

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a che titolo?

scritto da il 19 aprile 2008

Condivido pienamente il pensiero di Vittorio Pasteris: «A che titolo si è svolto l’incontro fa Berlusconi e Putin visto che il presidente del Consiglio in carica è Romano Prodi ?».

E aggiungo: con quali soldi è stato pagato l’incontro, visto il gran dispiegamento di divise?

Ah già, dimenticavamo che, secondo il Tg2, è stata creata una nuova carica dello Stato: “il presidente del consiglio in pectore”. Non è ancora chiara la ripartizione dei compiti ma intanto si comincia a far qualcosa…

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primi passi…

scritto da il 17 aprile 2008

“Hai visto?”, disse il monarca al suo fedele amico, “ce l’abbiamo di nuovo fatta! E’ bastato promettere due cose impossibili e ci hanno di nuovo ripresi!”.

E, forte della sua lunga esperienza sulle navi da crociera, continua: “Ti ricordi? E’ come ai tempi del Drive In, quando facemmo credere agli italiani che prima o poi li sarebbero entrate in salotto le Ragazze Fast Food. Oggi li ho fatto credere che toglierò il bollo! Sempre i soliti ‘sti italiani!”.

E tenendo due vallette sulle ginocchia oramai avvizzite: “Tutti a credere al governo dell’allegria, ma non hanno capito che l’allegria sarà solo mia! I migliori sono stati quelli dell’Alitalia; pure lo slogan ho dovuto inventare…poveri illusi! Adesso però sono indeciso: la regalo lo stesso all’imperatore o la lascio allo zar? Vedremo…”.

Fine della favola, qui la realtà:

«”Ci saranno momenti difficili e servirà un forte rinnovamento per fare quelle riforme necessarie al Paese. Alcune di queste avranno anche caratteri di impopolarita’”.  Cosi’ Silvio Berlusconi, durante una conferenza stampa a via del Plebiscito, non nasconde la possibilita’ che il suo Governo possa assumere decisioni “impopolari”, per risanare la situazione economica» (da www.rainews24.it).

«Silvio Berlusconi, (…) ha detto che la prossima settimana avrà un incontro sul futuro di Alitalia con il governo uscente e, sulla possibilità che si attui l’integrazione con Air France Klm, (…) uscendo dalla sua residenza romana prima di partire per la Sardegna dove incontrerà il presidente russo uscente Vladimir Putin» (reuters.it).

Come dite? Non ci sono grandi differenze tra favola e realtà? Abituatevi: avete voluto credere alle favole!

(l’immagine è tratta da www.drammaturgia.it)

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si prepara l’uragano

scritto da il 16 aprile 2008

“E adesso cosa ci capiterà?”.

Il comandante guarda la nave, per cinque anni era stata in balia dell’avanspettacolo. Quando usciva in acque internazionali, a volte anche in quelle nazionali, doveva usare una bandiera non sua, una a strisce e stelle. E quando incrociava altre navi, queste non la consideravano più che un fenomeno da baraccone. Uno spettacolo stantio che annoiava e infastidiva per le sue volgarità.

Cinque anni di avanspettacolo, di repressione delle differenze, di una monarchia tesa solo a mantenere se stessa. Incapace di aiutare la ciurma nel passaggio alla nuova economia basata sulla moneta unica.

Poi il tempo era cambiato. Per due anni si era tentato di cancellare i danni della monarchia. Di cancellare le tre “I”, le tre gravi insufficienze con cui si allevavano le nuove generazioni da dare in pasto alle reali televisioni. Si era cercato di riconquistare l’onore e il prestigio della bandiera tricolore. Ce la stavamo facendo, poco alla volta…

“C’erano delle cose che non andavano”, disse il comandante, “come in ogni famiglia c’erano dei figli meno preparati. Prendi quell’Enrico che vedeva tutti i mali solo nella Chiesa, alla fine era solo un ritornello vuoto e noioso. Però si cercava di dare voce a tutti, perchè anche Enrico forse aveva lavorato in una scuola privata salesiana eporediese…e quindi tutti i torti non li aveva”.

“Comandante, ci sono stati degli errori?”.

“Certo, come quando si sono bloccati i magistrati. Ma spesso gli errori sono stati legati al fatto che bisognava risistemare la nave rovinata. Non erano veri errori ma c’era bisogno di stringere i denti, anche se si sarebbe voluto fare festa. Presto si sarebbe potuto cominciare a raccogliere i frutti…invece la rotta è nuovamente cambiata!”.

E adesso ci aspettano anni di sofferenza per chiunque vorrà continuare ad utilizzare il proprio cervello. La nave sarà guidata da persone che ne vorrebbero fare tante scialuppe. E il monarca, tornato al potere, ricomincerà a renderci ridicoli in tutto il mondo. Mentre i magistrati non verranno più bloccati, basteranno i migliori avvocati per trascinare ogni processo alla prescrizione… E infine, i nuovi eroi saranno coloro che la Chiesa scomunica per il peccato mafia.

Ma non preoccupatevi, sarete troppo impegnati a fare straordinari per accorgervi di tutto ciò. Povera Italia!

Ps: per rendere a Cesare ciò che è di Cesare, devo segnalare che il testo sopra è nato dopo aver letto questo pezzo…

sospensione elettorale

scritto da il 12 aprile 2008

Oggi, subito dopo pranzo, prenderò in consegna le operazioni di voto di un seggio della mia cittadina. Perciò questo blog non vedrà aggiornamenti almeno fino alla conclusione delle operazioni di voto e spoglio delle schede.

Perchè mancherà il tempo ma, soprattutto, perchè ritengo che sia un ulteriore modo per essere sopra le parti.

Perchè non sei di parte? Certo che lo sono, mi ritengo sufficientemente intelligente per poter discriminare tra le proposte che mi vengono presentate. Faccio delle scelte che possono essere non condivisibili e anche sbagliate. Ma faccio delle scelte.

Costituendo il seggio, però, le mie scelte personali le lascio fuori. Chi ha collaborato con me in altre tornate elettorali, dagli scrutatori ai rappresentati di lista, penso che non abbia mai potuto rimproverarmi un minimo accenno di favoritismo. E non ho mai permesso che altri influenzassero il voto!

Questo dopo pranzo. Adesso lasciatemi esprimere ancora qualche pensiero.

– il sistema politico che ci sovrasta è opprimente. A partire dalla legge elettorale, scritta dopo che per 20 anni non si era più potuto scegliere liberamente (e quindi in un momento in cui nessuno si sognava di non votare, era troppo bello poterlo fare!); oggi è inadeguata ad accogliere il pensiero degli elettori. I partiti hanno blindato le liste? Ci vuole una legge elettorale che ci permetta di protestare. E che ci tuteli da questa moderna e sottile forma di dittatura.

– la campagna elettorale non ci ha presentato nulla di nuovo. O forse si, gli spazi (enormi) destinati ai manifesti dei partiti sono rimasti, nella maggior parte dei casi, desolatamente vuoti. Stanno cambiando i modi di comunicare e la, relativamente recente, sulla par condicio è chiaramente non adeguata. Si contano i secondi dei singoli candidati ma non i servizi, apparentemente neutrali, che addossano colpe a questo o quello schieramento politico.

– certe promesse elettorali hanno sfiorato il ridicolo: dai 1300 euro minimi all’abolizione dei bolli auto… Ce n’è per tutti. Nessuno ha presentato davvero una ricetta soddisfacente.

Infine: in Italia alla base di tutto ciò che non va ci sono sempre due fattori. Il primo è la burocrazia: esageratamente pesante, pensata per creare una mole inutile di lavoro ma che fa contenti tutti. Perchè ci sarà sempre un figlio-fratello-cugino da far assumere… Impotenza è il sentimento di fronte a tutto ciò. Tristemente impotenti. Qualcuno promette di alleggerire la spesa pubblica, non fatevi ingannare: al massimo potrà alleggerire i servizi. E quando parla di abolizione di Ici e bollo auto, ricordatevi che sono tasse comunali e regionali e che quindi, una volta salito al potere, vi dirà che non può farci nulla!

Il secondo fattore è la malavita organizzata. Qualcosa qui si può fare: non votare Berlusconi. Perchè? Provate a leggere il suo curriculum su Verdespirito. Soprattutto dai cattolici intellettuali ho sentito richiamare ai grandi temi etici, grandi parole sulla dignità dell’uomo che solo il partito di Berlusconi sembra difendere. Grandi parole sulla creazione e sulla morte, peccato che in vita l’uomo del Pdl sia costretto a vivere sotto la morsa assassina della mafia. Torno a dire: non votate Berlusconi.

Non pensiate che Veltroni sia esente da critiche. Basta leggere ciò che scrive Alessandro. Ma penso che, di fronte alla possibilità di vedere elevare a eroi di stato i mafiosi, sia meglio tapparsi il naso e votare Pd.

san candidato…ora pro nobis!

scritto da il 11 aprile 2008

Oggi è l’ultimo giorno di campagna elettorale, da domani ai candidati non resta che affidarsi ai loro santi protettori. Eccone alcuni presentati da Rodari:

«WALTER VELTRONI
SAN WALTER DI SAN MARTINO DI PONTOISE
Gualtiero (detto anche Walter) nacque in Francia verso il 1030. Era un insegnate, molto incline agli studi. Come Veltroni, insomma, amava leggere e scrivere libri. Lui però, a differenza del segretario del Pd quando disse che dopo Roma ci sarebbe stata solo l’Africa, la solenne promessa di lasciare tutto per una strada di dedizione totale a Dio la mantenne da subito. Si fece monaco e poi addirittura eremita. Walter oggi può affidarsi a lui. Ma attenzione alle promesse. Con Gualtiero non si scherza. Leale.

SILVIO BERLUSCONI
SAN SILVIO E COMPAGNI
Se il vantaggio sui suoi avversari è reale, Silvio farebbe bene a non scomodare i santi. A volte, infatti, aiutano. Altre volte possono arrabbiarsi e allora son dolori. Berlusconi dovrebbe semplicemente imitare i suoi santi, ovvero san Silvio e compagni: un gruppo di martiri dell’antichità cristiana che morirono per Cristo senza tanta pubblicità. Di loro, infatti, non si sa assolutamente nulla: chi furono nella vita, come subirono il martirio, chi furono i loro giudici. Vollero dare tutta la vita per l’ideale in cui credevano. E raggiunsero l’obiettivo in silenzio. Astuti.

PIER FERDINANDO CASINI
SAN FERDINANDO III
Senza scomodare San Pier Damiani, Casini potrebbe rivolgere preghiere e invocazioni a San Ferdinando III, Re di Leon e di Castiglia. Come Casini, anche lui visse nel mezzo: nel tredicesimo secolo, tra i due regni della penisola iberica. Due regni che lui riuscì a unificare senza guerre e spargimenti di sangue e con il beneplacito delle gerarchie ecclesiastiche e dei Papi. Casini può chiedere lumi nel lavoro di bilancia tra Pd e Pdl. L’appoggio delle gerarchie ce l’ha. Quello di Ferdinando III può ottenerlo. Glorioso.

FAUSTO BERTINOTTI
SAN FAUSTO DI ALESSANDRIA
I Santi ascoltano tutti. San Fausto d’Alessandria, senz’altro, potrà avere orecchie tese per Bertinotti. Vissuto agli inizia del IV secolo in Alessandria, come Bertinotti amava gli ultimi, i diseredati, gli indifesi. Tant’è che visse vita randagia fino a che, come scrisse Eusebio, divenne «vecchio e pieno di giorni». Visse con gli ultimi testimoniando la propria fede. A questa vita, più che alla propria fede, il candidato premier della Sinistra Arcobaleno può richiamarsi chiedendo l’intercessione di San fausto. Potrebbe ascoltarlo. Pauperista.

DANIELA SANTANCHÉ
SAN DANIELE PROFETA
Ultimo dei quattro profeti detti maggiori, venne presentato al Re del Caldei dove fece ottima impressione non solo per la sua prestanza fisica (conservata con l’astinenza dal vino, dalla carne, e da altri cibi prelibati) ma soprattutto per le doti profetiche dieci volte superiori a quelle di tutti i magi e gli indovini del Re. La Santanché, quanto al fisico, non sembra avere problemi. Circa le profezie, è a San Daniele che dovrebbe affidarsi perché quelle sul prossimo successo elettorale si avverino. Se gli giura che anche lei s’è fatta il fisico grazie a digiuni e astinenze, San Daniele potrebbe aiutarla. Indovino».

E noi, poveri elettori italiani, a quale santo possiamo affidarci? Santa Speranza? Forse neanche più quella…ora pro nobis!

ma come fanno?

scritto da il 9 aprile 2008

Guardando le sceneggiate che Berlusconi si spara davanti alle telecamere, fatico a credere che qualcuno possa ancora dargli il voto. Eppure sembrerebbe che quasi metà degli italiani adorino l’avanspettacolo.

Ma ciò che mi rende davvero esterrefatto è quando si cerca di intellettualizzare l’avanspettacolo. Volete due esempi?

Scrive Mario Giordano su ilGiornale.it: «Scegliere Veltroni per guidare questo Paese è come scegliere del castagnaccio per chi soffre di dissenteria. Manovra spericolata. Il leader del Pd in effetti sta concludendo il suo tour per l’Italia e da lui non abbiamo sentito ancora una proposta originale, un’idea nuova, una soluzione creativa per i problemi del Paese. (…) In questa campagna elettorale per almeno due volte il centrodestra ha lanciato forti temi di discussione: l’italianità di Alitalia (Berlusconi) e la globalizzazione (Tremonti). Entrambi con i loro interventi hanno aperto nuovi scenari, hanno suscitato dibattito e polemiche (…)».

Aiuto! L’articolo poi prosegue smentendo se stesso, perchè vengono elencate le priorità e le proposte di Veltroni che, come per ogni paese che ha tante realtà, non sono una soltanto (salvare se stesso con leggi ad personam, tanto per dire…) ma sono tante. Ma fermatevi ai “temi forti” di uno dei centri-destra (Giordano ha poca memoria e dimentica Casini): della globalizzazione di Tremonti non ho notizie, ma l’effetto del Berlusca-pensiero su Alitalia è davanti agli occhi di tutti. L’azienda continua a creare perdite e debiti, i sindacati hanno preso la tessera del PdL e tutti attendono la cordata italiana. Cordata a cui chiunque può partecipare, anche solo con un gettone, diceva Berlusconi. Peccato che la possibilità è più un obbligo, visto che i debiti aerei dobbiamo continuare a colmarli con le nostre tasse! E questo sarebbe un bell’intervento?

Un altro esempio di intellettualizazione? Leggete il pensiero di Baget Bozzo riportato su www.ragionpolitica.it (che di ragione non ne ha nemmeno l’ombra): «L’elettorato di centro, che è la chiave della maggioranza politica del paese, è assai diverso da quello di sinistra. Nella sinistra prevale sempre l’idea di votare per una causa e non per una politica. Un minimo di utopia, e quindi di ideologia, è coessenziale al voto di sinistra, anche quando l’elettore di sinistra non concorda con la politica del suo governo, come avviene ora. C’è sempre il fascino della causa, quindi l’idea di votare non per Prodi ma contro Berlusconi. La causa funziona sempre, come identificazione del nemico. L’elettorato di centro non è invece contro la società così com’è, non ha utopie e vota per motivazioni politiche. Il principio del male minore, un principio così cattolico, è alla base del voto del centro e anche della destra, e va motivato con il timore che prevalga la sinistra e che occorra sempre creare una protezione della società così com’è. Per questo l’elettorato di centro, e anche di destra, funziona tanto meglio quanto più vi è un pericolo, una minaccia concreta del trionfo della sinistra. (…) La coalizione del Popolo della Libertà si presenta come una risposta positiva di governo e non mette l’accento sul pericolo della sinistra che si è espressa nel governo Prodi e che rimane intatta nel «flauto magico» di Veltroni».

Scusate? Il voto di sinistra è solo e sempre per una causa. Secondo il Baget questa è una cosa negativa. Ma se la la causa è la sconfitta della sinistra, allora diventa motivazione politica? Mi pare che il controsenso in seno al pensiero del centrodestra sia più che lampante! E poi la PdL non mette accenti? Non dice, attraverso il suo leader, cose del tipo: «Berlusconi chiede “perizie psichiatriche sui pm” e attesta che il Pd è “l’ultimo trasformismo del partito comunista”» (www.repubblica.it); o ancora «”La lettera di Veltroni è un altro effetto speciale che non possiamo accettare da lui perché non ha alcun titolo”. E’ quanto dice Silvio Berlusconi in conferenza stampa a Vicenza sostenendo che” Non può dare patenti di lealtà repubblicana l’erede del partito comunista”» (www.ansa.it).

Forse qualcuno dovrebbe raccontare a Baget Bozzo qual’è la strategia del suo Silvio. Speriamo che qualche italiano in meno cominci a non amare più tanto l’avanspettacolo!

Daniele mi segnala questo video:

Magari i risultati non saranno coerenti al 100% con ciò che vogliamo, ma votando possiamo evitare di finire nelle mani di chi non vorremmo per niente!

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sulla fiamma olimpica…

scritto da il 7 aprile 2008

Leggo e prendo qua e là…

«Londra: Più di un manifestante contro la politica di Pechino nei confronti del Tibet ha cercato di spegnere la fiaccola. Nel corso del suo passaggio per le vie di Londra, infatti, un uomo ha usato un estintore per cancellare la fiamma della fiaccola (…)» (www.unionesarda.it).

«Migliaia di manifestanti che agitavano bandiere del Tibet e urlavano “Cina vergogna” hanno contestato il passaggio della torcia olimpica oggi a Londra, (…). Funzionari cinesi e numerosi agenti britannici hanno circondato i personaggi famosi e gli atleti incaricati di portare la fiaccola (…). L’intensità della protesta ha convinto le autorità a modificare all’ultimo minuto il percorso della torcia» (reuters).

«PARIGI, 7 aprile 2008 – Di fronte alle proteste dei dimostranti, la polizia francese è stata costrette a spegnere la fiaccola olimpica e trasferirla su un autobus per motivi di sicurezza» (quotidiano.net).

«PECHINO  – La Cina ha condannato oggi le “vili azioni” dei manifestanti filotibetani che ieri hanno disturbato il percorso della fiaccola olimpica a Londra» (ansa.it).

E si potrebbe ancora andare avanti. Perchè le notizie e le immagini della fiaccola, che arrivano ora dopo ora, sono sempre più lontane dallo spirito olimpico. O, almeno, da quello che vorrebbe essere lo spirito delle Olimpiadi: incontro gioioso dei popoli nel segno pulito dello sport.

Utopia? Probabilmente si. Ma se qualche volta ci si è avvicinati, non sarà invece così con le olimpiadi di Pechino.

Penso che, se anche da più parti si invoca una posizione di non boicottaggio per rispetto di quello che le olimpiadi rappresentano, le proteste di questi giorni devono far riflettere. Le persone sono informate e non accettano di sottostare ai dettami della convenienza economica.

Chi ha assegnato le Olimpiadi alla Cina ha sbagliato. Chi oggi decide di non boicottarle per paura di ritorsioni economiche deve riflettere. Perchè in Cina dei diritti umani non gliene frega nulla, anzi, si offendono anche se qualcuno la pensa in modo diverso.

Che fare? Protestare e appoggiare chi protesta. E chiedere che chi ha scelto la Cina riconosca l’errore e se ne vada. Anche perchè penso che siano gli stessi che, con grande “saggezza”, avevano assegnato le Olimpiadi del centenario alla Coca-Cola…ops! Ad Atlanta…

Ps: evitiamo le cazzate stile arcore, cioè la Cina è così perchè sono comunisti. I membri del Cio non penso abbiano la tessera con falce e martello.

Ho ricevuto una risposta anche alle ultime domande:

“Egregio Sig.Sozzi,

riguando gli ulteriori chiarimenti evidenziati mi permetto di ripetere quanto già indicato precedentemente ovvero che il video “Ricordo del sequestro Moro” è formato da immagini di repertorio RAI acquisite per il solo utilizzo televisivo da parte di Telecom Italia Media, e che Telecom Italia Media è intervenuta su YouTube per bloccare il video di sua proprietà , in quanto questo contiene anche immagini regolarmente acquistate dalla RAI con vincoli all’utilizzo sul Web.

Sperando di aver chiarito tutti gli ultimi aspetti richiesti, le porgo cordiali saluti.

Elisabetta Rossetti
Telecom Italia Media S.p.A.
Legale – Rapporti con le Autorità”

Bene…anzi, male! Mi sembra che i toni gentili siano stati abbandonati alquanto in fretta!

Non perderò altro tempo e provo a trarre le conclusioni:

1- il diritto di cronaca in Italia non viene rispettato. O meglio, il grande si può permettere di mangiare il piccolo.

2- Telecom Italia Media non aveva alcun diritto di richiedere la cancellazione del video, lo hanno scritto loro stessi: non detenevano i diritti per il web. Al massimo avrebbe dovuto preoccuparsi di fare la richiesta la Rai.

3- YouTube preferisce inchinarsi di fronte ai grandi. Loro vivono meglio con i video di ubriachi deficienti che investono la gente.

Grazie a tutti quelli che hanno seguito la storia con attenzione!

Ah, ancora una cosa: tutto è nato per un video su Aldo Moro. Tutti oggi ne reclamano qualcosa, peccato che quando venne rapito preferirono non riaverlo indietro vivo…

Per chi si fosse perso l’antefatto, lo trova qui: Contro notifica a YouTube…pericoloso!. Chi conosce già la storia, invece, deve sapere che oggi mi è arrivata la seguente email. Prima di riportarvela, ci tengo a sottolineare che mi è sembrato un gesto molto corretto e gentile da parte di Telecom Italia Media.

L’email mi diceva: “Egregio Sig.Sozzi,
ci dispiace doverle comunicare che non ci è possibile accogliere la sua richiesta riguardo il consenso alla pubblicazione on line su YouTube del video “Ricordo del sequestro Moro” trasmesso su La7. Tali immagini sono state acquistate dall’archivio RAI (unico detentore dei diritti) e Telecom Italia Media non detiene i diritti di sfruttamento sul web.
Cordialmente (…)” e seguiva la firma.

Io ho risposto così: “Gent.ma Sig.ra XXX
La ringrazio per l’attenzione e la gentilezza dimostratami. Leggo con dispiacere la Vostra risposta ma contemporaneamente prendo atto della Vostra disponibilità.
Mi permette di evidenziare ancora due aspetti?
Il primo è che, anche se le immagini sono dell’archivio RAI, non cambia la posizione nei confronti del diritto di cronaca. Ma a questo riguardo Lei, giustamente, mi dirà che è un problema con la Rai.
Il secondo aspetto si collega al primo: proprio perchè proprietà della Rai, perchè siete intervenuti Voi, come Telecom Italia Media, chiedendo la rimozione del video da YouTube?
Ringraziandola ancora per la Sua attenzione e scusandomi per questi ultimi dubbi, le porgo cordiali saluti.
Massimo Sozzi”.

Mi risponderanno ancora? Aspettiamo…

Commenti disabilitati su aggiornamenti Telecom Italia Media, YouTube…Rai?!

Anche a voi ha lasciato un po’ perplessi la grande festa per l’assegnazione dell’Expo 2015 a Milano? A me è sembrato che a far festa non fossero in molti. Poi ho letto un’exposizione di idee sull’argomento, scrive Axell:

«Milano vince e nel 2015 farà l’Expo. Manifestazione piuttosto anacronistica caratterizzata da spese folli, enormi capitali spesso spesi in fantastiche consulenze, architetture apocalittiche e clamorosi sprechi.
Ma ricordiamoci una cosa, esistono sulla vicenda alcune verità inalienabili:

– Il governo Prodi ha proposto per l’Italia la candidatura di Milano (soffiandola a Torino che si stava già preparando prima di Milano e proponeva di usare strutture già ipotizzate e create per i 150 anni dell’Unità di Italia e per Torino 2006).
Berlusconi non c’entra una cippa. Non aveva nessuna carica e il fatto che come dice lui abbia parlato con alcuni leader politici internazionali della cosa, al massimo ha danneggiato la causa più che favorirla (all’estero al solo sentir nominale “Berlusconi?? ridono come matti).
– Non c’era nessuno a festeggiare davanti a Palazzo Marino se non i politici (i cittadini al momento se ne fottono e temono disastri, diciamolo). I politici sperano di durare almeno fino al 2015, durante è una magagna, dopo è rischioso.
(…)».

Io voglio solo aggiungere due cosine. La prima: Berlusconi ha detto di essersi impegnato in prima persona con colloqui personali (corruzioni?) e grandi sforzi. Ma il giorno dell’assegnazione non era nè a Parigi nè a Milano…non ci credeva così tanto nell’Expo? O avrebbe dovuto riconoscere anche i meriti di Prodi? O lui non ha contato nulla?

La seconda: con piacere assistiamo all’inizio dei lavori meneghini. Il primo è lo sgombero del campo Rom abusivo di via Comisasca. Secondo la Curia: «La legalità è sacrosanta. ma l’impressione è che si stia scendendo sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani Allontanare questi disperati, senza pensare a un’alternativa, cosa produce?».

Ancora 7 anni prima del 2015…

Qualche giorno fa mi sono arrivate un paio di email che “sponsorizzano” e “suggeriscono” una protesta da attuare in occasione delle prossime elezioni del 13 aprile. Il testo che mi è arrivato, invita a presentarsi al seggio e non votare facendo mettere agli atti questo gesto. Così facendo, si legge, si potrebbe cambiare l’esito delle elezioni. Bene, è una BUFALA!

Avendo praticato i seggi, il dubbio che fosse una bufala mi è sorto subito; ma solo oggi sono riuscito a raccogliere tutte le informazioni per smentire l’email, mentre potrete notare che il testo dell’email non ha alcun riferimento legislativo. Vi invito a leggere e diffondere, potremo evitare perdite di tempo e spiacevoli inconvenienti (leggi: denunce).

In verde l’email che mi è arrivata, mentre le parti in rosso sono le mie annotazioni di rettifica:

DIRITTO AL NON VOTO

Pochi lo sanno ma la legge prevede la possibilita’ di rifiutarsi di votare emetterlo a verbale. Quando si va al seggio e dopo che le schede sono vidimate si dichiara che ci si rifiuta di votare e si vuole che sia messo a verbale.

Le schede vengono vidimate il sabato e solo dalla domenica mattina ci si può presentare per votare (art. 46 comma 1 DPR 361), quindi l’email inizia già con una serie di indicazioni inutili. Nel verbale, che è atto pubblico, si possono/devono mettere proteste e reclami (art. 74 DPR 361).

Le schede di rifiuto vengono CONTATE e sono VALIDE, contrariamente alle schede nulle o bianche o all’astensione dal voto. Nessun media (chiaramente) ne parla, sembra che i giochi della CASTA siano gia’ fatti, come al solito la gente andra’ a votare il “meno peggio”.

I possibili casi sono: voti validi assegnati, schede nulle, schede bianche, schede contenenti voti nulli e schede contenenti voti contestati (art. 68 comma 7 DPR 361). Non esiste la tipologia “scheda di rifiuto” e, comunque, tutte le schede sono contate perchè ci dev’essere corrispondenza con il numero di votanti. Se uno, ricevuta la scheda, la riconsegna così com’è, si cade nel caso dell’elettore che non vota entro la cabina. In tal caso, il presidente dell’Ufficio deve ritirare la scheda, dichiarandone la nullità e l’elettore non è più ammesso al voto (art. 62 DPR 361). Quindi scheda nulla.

Nel caso le schede di rifiuto arrivassero a un certo numero (cosa mai successa nelle elezioni italiane) la casta avrebbe “qualche problema”nell’assegnare i seggi vuoti e i media saranno obbligati a parlarne. (…) L’astensionismo passivo non fa percentuale di media votanti e riguardo alle elezioni legislative il nostro sistema di attribuzione non prevede nessun quorum di partecipazione. Quindi, se per assurdo nella consultazione elettorale votassero tre persone, ciò che uscirebbe dalle urne sarebbe considerata valida espressione della volontà popolare (…). Altresì le schede bianche e nulle, fanno si percentuale votanti, ma vengono ripartite, dopo la verifica in sede di collegio di garanzia che ne attesti le caratteristiche di bianche o nulle, in un unico cumulo da ripartire nel cosiddetto premio di maggioranza….(…).

Il quorum non c’è. Ma non esiste neanche questa “percentuale di media votanti”! Ai fini dell’assegnazione dei seggi, nè le schede nulle nè i voti nulli portano variazioni. Per inciso: non vengono proprio considerati (art. 83 DPR 361). Per capire bene il meccanismo di assegnazione dei seggi, compreso il premio di maggioranza, vi invito nuovamente a leggere il testo di Massimo Introvigne. Il premio di maggioranza è comunque assegnato (alla camera e su base regionale al senato) a chi vince anche di un solo voto. Le schede e i voti nulli non assegnano punteggio. Ma non creano neanche problemi alla casta.

Esiste però un METODO DI ASTENSIONE, che garantisce di essere percentuale votante (quindi non delegante) ma consente di non far attribuire il proprio non-voto al partito di maggioranza. E’ infatti facoltà dell’elettore recarsi al seggio e una volta fatto vidimare il certificato elettorale, AVVALERSI DEL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale tale opzione; è possibile inoltre ALLEGARE IN CALCE AL VERBALE, UNA BREVE DICHIARAZIONE IN CUI, SE VUOLE, L’ELETTORE HA IL DIRITTO DI ESPRIMERE LE MOTIVAZIONI DEL SUO RIFIUTO (es.: ‘Nessuno degli schieramenti qui riportati mi rappresenta’)’.

L’email si ripete (probabilmente conscia della sua inesattezza), facendo confluire i non-voti (suppongo le schede bianche) alla maggioranza. Questa lettura può essere esatta, nella misura in cui la mia scheda bianca o nulla non ha permesso ad un altro di vincere. Ma l’astensione come percentuale votante non significa nulla.
Aggiungo una variante all’email: da qualche parte si scrive che il segretario è obbligato a scrivere le proteste. E’ una mezza verità, infatti secondo l’art. 104 DPR 361, il segretario dell’Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e multa. Ma leggendo anche l’art. 74, non si trovano riferimenti alle dichiarazioni e ai pensieri degli elettori, solo a reclami presentati e proteste fatte nei confronti delle operazioni di voto.

E’ invece da segnalare l’art. 100 DPR 361, che prevede multa e sanzione penale per chi turba il regolare svolgimento delle adunanze elettorali. Magari rallentandone notevolmente i lavori, forte del testo di un’email…
Infine, non confondetevi con i referendum, quando in presenza di più schede si può chiedere di votare solo per qualcuna (non facendo così quorum per quelle che si rifiutano). Ma è un’altra storia.

Per chi vuole i riferimenti precisi, che l’email come già detto non offre, sappia che il voto è regolato dal D.P.R. 361 del 30 marzo 1957, “Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione della Camera dei deputati??, che ho più volte citato sopra e che potete trovare qui. Mentre una delle rettifiche più importanti è la Legge 21 dicembre 2005, n. 270, “Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”, che trovate qui.