Ieri sera c’è stato un incontro molto interessante con il Professor Campanini, sul tema di Adriano Olivetti e il Comunitarismo. Due ore che sono volate ma che hanno lasciato un bel pò di materiale.

Riportare tutto sarebbe impossibile, ma ci posso provare almeno con le conclusioni. Che sono state due:

1) evitando di fare amarcord, come ha giustamente sottolineato il Vescovo Miglio, ma ricordando e riconoscendo che Olivetti è stato l’unico imprenditore di una grande azienda capace di portare l’idea di Comunitarismo nella sua impresa, bisogna prendere atto che una parte del messaggio di Adriano Olivetti oggi non è più riproponibile. Sono troppo cambiate le realtà lavorative e aziendali.

2) oggi ci troviamo di fronte a una realtà che ha privilegiato la felicità individualistica a scapito di qualsiasi aspetto comunitario. Una felicità che però si rivela molto limitata. Che porta a sacrificare, a cedere le soddisfazioni in campo sociale, professionale per piccole autogratificazioni, come una partita in tv. Sembra che di questa situazione ci sia chi se ne avvantaggi e, quindi, si può dire che ci troviamo di fronte a un “disordine strutturato” della società. Per reagire e cambiare questa situazione, il messaggio e lo spirito del Comunitarismo di Adriano Olivetti continua ad essere molto valido. Ed è nostro compito recuperarlo, a rischio dell’idealismo. Che, comunque, in dosi controllate non può che fare del bene!

Se per qualcuno il concetto di comunità fosse sconosciuto, vi rimando alle parole, anche se non citate ieri sera, di Amerio: «il concetto di “comunità” designa un collettivo molto unito (spesso delimitato territorialmente e umanamente in uno “spazio locale” definito) i cui membri, intensamente partecipando di questo sentimento unitario, orientano il loro agire non solo, e non tanto, in funzione del loro interesse particolare quanto di quello comune. Anche per questo motivo i rapporti che intrattengono tra loro sono improntati non a ragini meramente utilitaristiche ma alla reciproca comprensione, al piacere della relazione in sé anche sul piano affettivo, al mutuo aiuto ove necessario: con questo favorendo i processi di auto ed etero identificazione» (Amerio P. (2004) Problemi umani in comunità di massa, Einaudi, pag. 3).

Venerdì prossimo, 10 ottobre, presso l’Oratorio San Giuseppe di Ivrea ci sarà l’ultimo incontro del Convegno.

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