la soglia del 4%

scritto da il 29 gennaio 2009

Sembra che tra PdL e Pd (qualcuno direbbe “meno L”) si sia raggiunto un accordo per impedire, a chi ottiene meno del 4% dei voti, di andare al parlamento europeo. E chi non riesce a conquistare neanche un seggio non può accedere al “rimborso spese elettorali”. Così, questo sbarramento dovrà servire per risparmiare.

Apriti cielo!

In nome della democrazia, tutti i potenziali esclusi si stanno stracciando le vesti.

Mi trovo in bilico tra due posizioni, da un lato penso che la diversità non possa che produrre dei frutti positivi. Dall’altro, ritengo che chi governa debba poterlo fare con numeri adeguati.

Perchè non cogliere l’occasione per fare una vera riforma elettorale? Mettiamo uno sbarramento più basso, diciamo al 2, 3 per cento. Ma contemporaneamente, nella scheda elettorale, si lascia un quadratino simile a quello per il consenso della privacy: barrate se volete dare, oltre al voto, anche il rimborso elettorale al partito che avete votato. Anzi, barrate se non volete darlo (sia mai che nei seggi si mettano a fare crocette per assegnare i soldi!).

Scommettiamo che si risparmierebbe lo stesso?

Ma siamo così sicuri che si stiano stracciando le vesti per la democrazia e non per la pecunia?

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gli sprechi della giustizia

scritto da il 28 gennaio 2009

Nessun dubbio che la “riforma” della giustizia, che in questi giorni il governo Berlusconi sta imponendo al paese, sia un tentativo di cancellare, o quanto meno rendere inoffensivo, uno dei tre poteri dello stato di diritto.

Ma, quando un pubblico ministero (anche detto piemme) chiama un servizio telefonico a pagamento, il migliore ma sicuramente non il più economico, per reperire il recapito di un ufficio sito in un tribunale diverso dal suo, allora il dubbio che qualcosa sia da cambiare diventa certezza.

Peccato che la strada intrapresa non sia quella giustamente democratica.

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la vera crisi

scritto da il 27 gennaio 2009

Oggi o domani, l’ad della Fiat incontrerà il governo mettendo sul tavolo la possibilità di lasciare a casa 60mila lavoratori.

E il governo del buonumore sta già preparando la soluzione: incentivi a spendere i soldi che uno non ha.

Ecco la vera crisi, continuare a farci governare da questa gente.

ps: non sto dicendo che sarebbe meglio lasciare a casa 60mila (senza contare l’indotto) persone! Però si potrebbe cominciare a mettere delle condizioni: variare la produzione, investire senza se e senza ma in auto “ecologiche”, impegnare le proprie risorse nella creazione di infrastrutture pubbliche (metro e bus). Ci vorrebbero idee intelligenti e persone capaci. Non un governo Berlusconi!

ps: ma neanche un governo d’Alema, Rutelli e/o Veltroni!

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Riciclo al vertice

scritto da il 19 gennaio 2009

Se in Italia, la notizia veramente cattiva è quella di cui parlavo sabato, di chi è la colpa? A parte di chi ha sbagliato a votare, una bella, grossa, enorme fetta di responsabilità la possiamo dare a chi è incapace di fare opposizione.

Come magistralmente scrive Mello: «Enrico Letta rilascia oggi un’intervista a Repubblica che pare preannunciare il Big Bang che sta arrivando a sinistra. Il giovane (ma c’ha quarantanni suonati!!!!!) economista (ma è laureato in scienze politiche!!!!) sembra abboccato come un luccio all’amo centrista. Voci di corridoio dicono infatti delle manovre in corso nell’ala sinistra del parlamento. La parte catto del PD dovrebbe andare con Casini a fare il solito centro di moderati (prendendo a pretesto Pasolini, ci sarebbe da dire però “lei non sa cos’è un moderato: è un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, colonialista, razzista, schiavista, qualunquista??). I DS del PD guidati da D’Alema, si prenderebbero vendoliani, mussiani-faviani e reduci verdi alla frutta (biologica?) per fare una roba tipo partito socialista. E vivrebbero tutti felice e perdenti. Anche perchè il pre-requisito di tutto questo piano dovrebbe essere l’ennesimo riciclo al vertice dei Rutelli, D’Alema, Finocchiaro, Fioroni, Marini. Che vorrebbero sopravvivere anche alla morte di sè stessi. Come e peggio di Silvio. Nei secoli dei secoli amen».

Riciclo al vertice. Ecco come si cambia in Italia! Che sia questa la vera cattiva notizia?

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non solo in Veneto

scritto da il 19 gennaio 2009

Secondo uno studio effettuato nel Veneto e riportato da ilGazzettino.it, i laureati meno pagati sono quelli in Medicina Veterinaria. Personalmente mi sembra un po’ strano. Ma a sistemare la situazione arriva il penultimo posto, infatti appena un gradino sopra chi ci troviamo? Le paghe dei laureati in Psicologia.

Ma non solo in Veneto! Ostregheta!

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La vera cattiva notizia…

scritto da il 17 gennaio 2009

Segnalata da Vittorio Pasteris, ecco presentata da Artefatti l’unica e vera cattiva notizia…

In questi giorni mi sta venendo un mal di pancia terribile continuando a vedere polli e tacchini, anche detti Bonaiuti & C., pavoneggiarsi per un successo che non esiste!

Oramai l’hanno capito tutti (tranne qualche italiano ottuso) che con l’Alitalia ci abbiamo (noi, cittadini onesti) perso.

Così, dopo l’inganno orchestrata da Arcore, ci tocca subire la beffa d’oltralpe. Si legge su il Corriere.it:

L’ironia della stampa francese: «Air France-Alitalia? Merci Silvio»
Alitalia è più forte, senza debiti. E l’operazione è costata 3o0 milioni invece di 1,2 miliardi di euro

(…) ITALIANITA’ – Il premier italiano, si legge in un editoriale del quotidiano economico transalpino, firmato da François Vidal, sarebbe il principale protagonista della trasformazione di un avventura pericolosa in un buon affare per la compagnia francese. Come? Grazie all’affossamento della precedente offerta, apprezzata e avallata dal governo di Romano Prodi, e ben più dispendiosa per i transalpini. «Ci si può domandare – scrive il quotidiano – se Silvio Berlusconi non abbia reso un ottimo servizio nell’aprile del 2008 contribuendo ad affossare la precedente proposta di acquisto di Alitalia da parte di Air France, per 1,5 miliardi di euro, in nome dell’italianità».

Grazie Silvio…ma vaffanc…!!!!

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Escono in libreria le memorie di Luigi Bettazzi, per tanti anni il “vescovo rosso” della “città delle rosse torri”.

Un libro da leggere anche solo per il titolo: In dialogo con i lontani. Memorie e riflessioni di un vescovo un po’ laico.

Lo leggerò. Per adesso riprendo alcuni passaggi dell’articolo di Giacomo Galeazzi su LaStampa.it:

Ora che non ha più incarichi in Cei e non presiede più «Pax Christi», l’ottantacinquenne «vescovo laico» racconta ciò che a lungo ha taciuto, come il ruolo nel caso Moro «stoppato» dalla Santa Sede. (…) il ministro vaticano degli Affari generali, il cardinale Giuseppe Caprio, impedì la trattativa. «Mi disse: “Non vede che stiamo andando in braccio al comunismo? Il Papa ha già fatto fin troppo a scrivere alle Brigate Rosse??. Paolo VI, infatti, aveva appena chiesto alle Br la liberazione “senza condizioni”, come gli avevano fatto aggiungere all’ultimo momento. Io replicai: “Ma c’è di mezzo la vita di un uomo??. La risposta mi agghiacciò perché era quella di Caifa in sinedrio nei confronti di Gesù: “Meglio che muoia un uomo solo, piuttosto che tutta la nazione perisca”(…).

Posizioni spesso controcorrente quelle del presule di Ivrea, definito da Karol Wojtyla, «vescovo conosciuto in tutto il mondo». «Riconosco che Dio mi ha dato un’intelligenza un po’ vivace, sollecitata a rivolgersi a sempre nuove conoscenze ed esperienze» ammette Bettazzi. E non risparmia strali alle gerarchie così grate a Mussolini per la Conciliazione da chiudere gli occhi di fronte alle aberrazioni della dittatura, alla Dc, ai teocon e teodem. «Era normale essere fascisti, negli ambienti ecclesiastici si deridevano gli eccessi del regime ma non si dimenticava che i Patti Lateranensi avevano offerto alla Chiesa privilegi e facilitazioni finanziarie», spiega Bettazzi. (…) Bettazzi riconosce che «la Chiesa a lungo ha avversato e scomunicato le democrazie», non così «l’anticristiana appartenenza a mafia, camorra, organizzazioni illegali e criminose». Fino al «controsenso della «scomunica automatica per i massoni», senza che accada lo stesso per «gli affiliati a clan in cui si sopprimono i nemici».

E nel pieno delle querelle bioetiche e della proliferazione di «sigle confessionali» (teocon, teodem, atei devoti), Bettazzi propone la laicità come antidoto all’integralismo religioso. «Nell’Italia di oggi la “questione cattolica”, che si riteneva risolta da un pezzo, riemerge con tutte le sue contraddizioni e ambiguità», osserva e scommette sui «cristiani anonimi». Sono «quelli che definiamo lontani ad essere veramente cristiani anche se rifiutano di dichiararlo» e la Chiesa «dovrebbe conoscere e valorizzare maggiormente i tanti che compiono ogni giorno il proprio dovere nel lavoro, nella vita privata, nella solidarietà». E che, senza proclami o toni da crociata, «sanno che a renderli pienamente umani è qualcosa di più sacro della vita fisica».

Da leggere per sentirsi ancora figli di una Chiesa che sa ancora esserci vicina anche attraverso i suoi “principi”.

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10 anni senza Fabrizio

scritto da il 11 gennaio 2009

11 gennaio 1999/11 gennaio 2009

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.

(da Canzone del Maggio)

Chissà cosa ci canteresti oggi? Ciao Fabrizio!

Quando la morte mi chiamerà
forse qualcuno protesterà
dopo aver letto nel testamento
quel che gli lascio in eredità
non maleditemi non serve a niente
tanto all’inferno ci sarò già

(…)

quando la morte mi chiamerà
nessuno al mondo si accorgerà
che un uomo è morto senza parlare
senza sapere la verità
che un uomo è morto senza pregare
fuggendo il peso della pietà

cari fratelli dell’altra sponda
cantammo in coro già sulla terra
amammo tutti l’identica donna
partimmo in mille per la stessa guerra
questo ricordo non vi consoli
quando si muore si muore si muore soli
questo ricordo non vi consoli
quando si muore si muore soli.

(da Il Testamento)

Epifania

scritto da il 6 gennaio 2009

Epifania è la festa del cuore dilatato.  E’ una gioia pensare oggi che Dio è di tutti. I Magi erano dei pagani, venivano da un Oriente misterioso, patria delle religioni più diverse, culla della vita. Vengono a dire che Dio appartiene a tutta l’umanità e che lo cercano l’intelligenza e il cuore di ogni uomo, la sapienza e la cultura di ogni popolo.

E’ il Dio di chi crede e di chi non ce la fa a credere, dei cristiani e degli islamici, di chi è regolarmente sposato e di chi ha subito la lacerazione dell’amore, di chi è solo e di chi vive insieme ad un amato, di me e di chi non è della mia parte politica.

E’ il Dio di tutti e per tutti fa sorgere una stella, per chiunque lo cerchi con cuore sincero.

I Magi vedono molte cose in quella stella. E’ una stella con molte stelle dentro, un bambino, un re, un Dio: Siamo venuti per adorarlo. Ecco il desiderio di Dio. Dio ha desiderio che noi abbiamo desiderio di lui. Dio non è un dovere, è un desiderio. Per questo i Magi viaggiano per anni, “fissando gli abissi del cielo fino a bruciarsi gli occhi del cuore”.

D. M. Turoldo

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Dal messaggio di Sua Santità BENEDETTO XVI per la Celebrazione della GIORNATA MONDIALE DELLA PACE (1° GENNAIO 2009)

1. Anche all’inizio di questo nuovo anno desidero far giungere a tutti il mio augurio di pace ed invitare, con questo mio Messaggio, a riflettere sul tema: Combattere la povertà, costruire la pace. Già il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1993, aveva sottolineato le ripercussioni negative che la situazione di povertà di intere popolazioni finisce per avere sulla pace. Di fatto, la povertà risulta sovente tra i fattori che favoriscono o aggravano i conflitti, anche armati. A loro volta, questi ultimi alimentano tragiche situazioni di povertà. «S’afferma… e diventa sempre più grave nel mondo – scriveva Giovanni Paolo II – un’altra seria minaccia per la pace: molte persone, anzi, intere popolazioni vivono oggi in condizioni di estrema povertà. La disparità tra ricchi e poveri s’è fatta più evidente, anche nelle nazioni economicamente più sviluppate. Si tratta di un problema che s’impone alla coscienza dell’umanità, giacché le condizioni in cui versa un gran numero di persone sono tali da offenderne la nativa dignità e da compromettere, conseguentemente, l’autentico ed armonico progresso della comunità mondiale».

(…)

«Ciascuno faccia la parte che gli spetta e non indugi », scriveva nel 1891 Leone XIII, aggiungendo: «Quanto alla Chiesa, essa non lascerà mancare mai e in nessun modo l’opera sua». Questa consapevolezza accompagna anche oggi l’azione della Chiesa verso i poveri, nei quali vede Cristo, sentendo risuonare costantemente nel suo cuore il mandato del Principe della pace agli Apostoli: «Vos date illis manducare – date loro voi stessi da mangiare» (Lc 9,13). Fedele a quest’invito del suo Signore, la Comunità cristiana non mancherà pertanto di assicurare all’intera famiglia umana il proprio sostegno negli slanci di solidarietà creativa non solo per elargire il superfluo, ma soprattutto per cambiare «gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società». Ad ogni discepolo di Cristo, come anche ad ogni persona di buona volontà, rivolgo pertanto all’inizio di un nuovo anno il caldo invito ad allargare il cuore verso le necessità dei poveri e a fare quanto è concretamente possibile per venire in loro soccorso. Resta infatti incontestabilmente vero l’assioma secondo cui «combattere la povertà è costruire la pace».

Dal Vaticano, 8 Dicembre 2008

BENEDICTUS PP. XVI

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