don Carlo Chenis

scritto da il 24 marzo 2010

Già, il dipinto della cappella dei Salesiani…

Leggo e copio da Diego:

«Don Carlo Chenis, Salesiano, era nato a Torino nel 1954, aveva studiato filosofia e teologia, ma anche architettura e scienze artistiche, era docente di filosofia teoretica presso l’Università Salesiana di Roma e dal 1995 è stato Segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e Membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Ma le sue tante esperienze lo avevano portato anche a essere parroco di frontiera a Roma, a Ponte Mammolo, in anni difficili, e a portare costantemente il suo sostegno pastorale nell’amata parrocchia di Borore, in provincia di Nuoro. Dal 2006 Vescovo ordinario della diocesi di Civitavecchia-Tarquinia era uno dei migliori amici che l’arte contemporanea avesse all’interno della Chiesa cattolica.

Ho potuto incontrarlo da prete solo in due occasioni: ma ricordo da ragazzo soprattutto gli anni di oratorio a Cuorgnè dove i salesiani andavano in gioiosa fibrillazione all’annuncio di una sua visita. Don Carlo Chenis, arriva don Carlo… E allora giù a spiegare a noi giovani il bellissimo dipinto nella cappella feriale dove si iniziava la scuola del mattino con la preghiera o la messa di classe: quel catechismo disegnato dove ogni dettaglio faceva emergere una passione per Cristo non comune e geniale.

Capita ancora, per fortuna, di incontrare persone di cui non si riesce a parlare male. Don Carlo era così: venerato dai suoi confratelli e superiori per il suo essere “semplicemente ma interamente salesiano”. Davanti alle varie crisi della Chiesa di questi tempi sono figure del genere che cancellano le delusioni per tante altre: sono sacerdoti come lui che fanno ancora sperare nella ricchezza interiore del popolo di Dio, che don Carlo sapeva comunicare anche con la ricerca e l’amore per il Bello: primo segno del Divino.

Don Bosco diceva ai suoi figli che “non si va in paradiso in carrozza” e che “ci riposeremo in Paradiso”. Sono frasi che con la sua passione e il suo lavoro don Chenis aveva reso la sua regola di vita e che ora, sono certo, sono le prime che il suo amato Padre gli ha detto accogliendolo nel Regno dei Cieli».

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