Escono in libreria le memorie di Luigi Bettazzi, per tanti anni il “vescovo rosso” della “città delle rosse torri”.

Un libro da leggere anche solo per il titolo: In dialogo con i lontani. Memorie e riflessioni di un vescovo un po’ laico.

Lo leggerò. Per adesso riprendo alcuni passaggi dell’articolo di Giacomo Galeazzi su LaStampa.it:

Ora che non ha più incarichi in Cei e non presiede più «Pax Christi», l’ottantacinquenne «vescovo laico» racconta ciò che a lungo ha taciuto, come il ruolo nel caso Moro «stoppato» dalla Santa Sede. (…) il ministro vaticano degli Affari generali, il cardinale Giuseppe Caprio, impedì la trattativa. «Mi disse: “Non vede che stiamo andando in braccio al comunismo? Il Papa ha già fatto fin troppo a scrivere alle Brigate Rosseâ€??. Paolo VI, infatti, aveva appena chiesto alle Br la liberazione “senza condizioni”, come gli avevano fatto aggiungere all’ultimo momento. Io replicai: “Ma c’è di mezzo la vita di un uomoâ€??. La risposta mi agghiacciò perché era quella di Caifa in sinedrio nei confronti di Gesù: “Meglio che muoia un uomo solo, piuttosto che tutta la nazione perisca”(…).

Posizioni spesso controcorrente quelle del presule di Ivrea, definito da Karol Wojtyla, «vescovo conosciuto in tutto il mondo». «Riconosco che Dio mi ha dato un’intelligenza un po’ vivace, sollecitata a rivolgersi a sempre nuove conoscenze ed esperienze» ammette Bettazzi. E non risparmia strali alle gerarchie così grate a Mussolini per la Conciliazione da chiudere gli occhi di fronte alle aberrazioni della dittatura, alla Dc, ai teocon e teodem. «Era normale essere fascisti, negli ambienti ecclesiastici si deridevano gli eccessi del regime ma non si dimenticava che i Patti Lateranensi avevano offerto alla Chiesa privilegi e facilitazioni finanziarie», spiega Bettazzi. (…) Bettazzi riconosce che «la Chiesa a lungo ha avversato e scomunicato le democrazie», non così «l’anticristiana appartenenza a mafia, camorra, organizzazioni illegali e criminose». Fino al «controsenso della «scomunica automatica per i massoni», senza che accada lo stesso per «gli affiliati a clan in cui si sopprimono i nemici».

E nel pieno delle querelle bioetiche e della proliferazione di «sigle confessionali» (teocon, teodem, atei devoti), Bettazzi propone la laicità come antidoto all’integralismo religioso. «Nell’Italia di oggi la “questione cattolica”, che si riteneva risolta da un pezzo, riemerge con tutte le sue contraddizioni e ambiguità», osserva e scommette sui «cristiani anonimi». Sono «quelli che definiamo lontani ad essere veramente cristiani anche se rifiutano di dichiararlo» e la Chiesa «dovrebbe conoscere e valorizzare maggiormente i tanti che compiono ogni giorno il proprio dovere nel lavoro, nella vita privata, nella solidarietà». E che, senza proclami o toni da crociata, «sanno che a renderli pienamente umani è qualcosa di più sacro della vita fisica».

Da leggere per sentirsi ancora figli di una Chiesa che sa ancora esserci vicina anche attraverso i suoi “principi”.

Epifania

scritto da il 6 gennaio 2009

Epifania è la festa del cuore dilatato.  E’ una gioia pensare oggi che Dio è di tutti. I Magi erano dei pagani, venivano da un Oriente misterioso, patria delle religioni più diverse, culla della vita. Vengono a dire che Dio appartiene a tutta l’umanità e che lo cercano l’intelligenza e il cuore di ogni uomo, la sapienza e la cultura di ogni popolo.

E’ il Dio di chi crede e di chi non ce la fa a credere, dei cristiani e degli islamici, di chi è regolarmente sposato e di chi ha subito la lacerazione dell’amore, di chi è solo e di chi vive insieme ad un amato, di me e di chi non è della mia parte politica.

E’ il Dio di tutti e per tutti fa sorgere una stella, per chiunque lo cerchi con cuore sincero.

I Magi vedono molte cose in quella stella. E’ una stella con molte stelle dentro, un bambino, un re, un Dio: Siamo venuti per adorarlo. Ecco il desiderio di Dio. Dio ha desiderio che noi abbiamo desiderio di lui. Dio non è un dovere, è un desiderio. Per questo i Magi viaggiano per anni, “fissando gli abissi del cielo fino a bruciarsi gli occhi del cuore”.

D. M. Turoldo

Dal messaggio di Sua Santità BENEDETTO XVI per la Celebrazione della GIORNATA MONDIALE DELLA PACE (1° GENNAIO 2009)

1. Anche all’inizio di questo nuovo anno desidero far giungere a tutti il mio augurio di pace ed invitare, con questo mio Messaggio, a riflettere sul tema: Combattere la povertà, costruire la pace. Già il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1993, aveva sottolineato le ripercussioni negative che la situazione di povertà di intere popolazioni finisce per avere sulla pace. Di fatto, la povertà risulta sovente tra i fattori che favoriscono o aggravano i conflitti, anche armati. A loro volta, questi ultimi alimentano tragiche situazioni di povertà. «S’afferma… e diventa sempre più grave nel mondo – scriveva Giovanni Paolo II – un’altra seria minaccia per la pace: molte persone, anzi, intere popolazioni vivono oggi in condizioni di estrema povertà. La disparità tra ricchi e poveri s’è fatta più evidente, anche nelle nazioni economicamente più sviluppate. Si tratta di un problema che s’impone alla coscienza dell’umanità, giacché le condizioni in cui versa un gran numero di persone sono tali da offenderne la nativa dignità e da compromettere, conseguentemente, l’autentico ed armonico progresso della comunità mondiale».

(…)

«Ciascuno faccia la parte che gli spetta e non indugi », scriveva nel 1891 Leone XIII, aggiungendo: «Quanto alla Chiesa, essa non lascerà mancare mai e in nessun modo l’opera sua». Questa consapevolezza accompagna anche oggi l’azione della Chiesa verso i poveri, nei quali vede Cristo, sentendo risuonare costantemente nel suo cuore il mandato del Principe della pace agli Apostoli: «Vos date illis manducare – date loro voi stessi da mangiare» (Lc 9,13). Fedele a quest’invito del suo Signore, la Comunità cristiana non mancherà pertanto di assicurare all’intera famiglia umana il proprio sostegno negli slanci di solidarietà creativa non solo per elargire il superfluo, ma soprattutto per cambiare «gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società». Ad ogni discepolo di Cristo, come anche ad ogni persona di buona volontà, rivolgo pertanto all’inizio di un nuovo anno il caldo invito ad allargare il cuore verso le necessità dei poveri e a fare quanto è concretamente possibile per venire in loro soccorso. Resta infatti incontestabilmente vero l’assioma secondo cui «combattere la povertà è costruire la pace».

Dal Vaticano, 8 Dicembre 2008

BENEDICTUS PP. XVI

Oggi vi è nato il Salvatore

scritto da il 25 dicembre 2008

Dal vangelo secondo Luca

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

(immagine da www.elledici.org)

San Giuseppe da Copertino

scritto da il 19 settembre 2008

Ieri la CAI ha ritirato l’offerta per Alitalia. Se davvero si ritira lo scopriremo solo con il tempo.

Intanto Berlusconi, che si è visto ben poco in prima persona, quasi sentisse l’odore della sconfitta, addossa tutte le colpe a Cgil e piloti. E poi dice che c’è un disegno politico dietro il fallimento. E lo dice scandalizzato.

Ma come? Quando è fallita l’intesa con Air France, i motivi erano per caso di natura filosofica?!

In realtà i motivi sono, forse, da cercare in più alte sfere: ieri era la festa di San Giuseppe da Copertino. Santo dei voli!

il papa e il nuovo razzismo

scritto da il 21 agosto 2008

Ha gioito in fretta, una parte del mondo cattolico, quando giovedì 14 il Vaticano ha preso le distanze da Famiglia Cristiana che ha bollato il governo di nuovo fascismo (ANSA).

Basta fare un giro dalle parti di www.fattisentire.net (sempre che funzioni!) o leggere interviste come quella qui riportata: http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2386 .

Peccato che domenica 17, Benedetto XVI (e non la sua sala stampa) ha lanciato un duro monito contro le nuove forme di razzismo. Ma allora, chi esprime davvero le linee della Santa Sede? Mah…

carriere…

scritto da il 5 giugno 2008

Ogni tanto leggi delle notizie che ti fanno tornare indietro nel tempo. Come quella riportata dal Bollettino Salesiano: «Il XXVI Capitolo Generale dei salesiani tenutosi a Roma dal 23 febbraio al 12 marzo scorso ha eletto il nuovo consiglio generale che animerà per i prossimi sei anni la congregazione di Don Bosco. (…) dott. Claudio Marangio, economo generale, nuovo eletto (si tratta del primo salesiano laico eletto a questa carica, rompendo una tradizione che persisteva dai tempi di Don Bosco);(…)».

E ti ricordi…

Quando chiedevi perchè nella tua busta paga mancassero circa 1000 euro.

Quando ti veniva risposto che te ne avevano dati 80 in più.

Quando tu facevi presente che i dati che fornivano erano inventati.

Quando non ricevevi più risposte…

Chi non rispondeva più? Il dott. Marangio in persona? No!

Assolutamente no! Che poi, magari, mi becco una denuncia come mi aveva “promesso”, saltando in mezzo al cortile, un suo confratello!

Parlo dell’ufficio di cui lui era responsabile. Magari lui, quando mi rispondevano, non era neanche presente…

Ma si, 1000 euro cosa vuoi che siano? Cosa vuoi…

voglia di guarire?

scritto da il 6 maggio 2008

In questi giorni a Cuorgnè, sotto il patrocinio del comune, si sta tenendo «un ciclo di incontri per comprendere i concetti di malattia, cura e guarigione sotto il profilo medico, filosofico e spirituale».

Un tema apparentemente interessante. E interessante l’approccio su più versanti, peccato che tra le discipline coinvolte manchi del tutto la psicologia, materia sicuramente più vicina al malato di altre coinvolte negli incontri.

Vorrei comunque segnalarvi l’incontro di domani, mercoledì 7 maggio. Si parlerà di come combattere la depressione con l’aiuto di fede e natura. Uno dei due relatori è Eligio Caprioglio (sacerdote). Non mi risulta che abbia lavorato nell’ambiente della sanità o che se ne sia occupato in qualche pubblicazione. Ma sicuramente non sarà stato chiamato dagli organizzatori degli incontri solo per amicizia. Forse…

Io non parteciperò per evitare inutili mal di pancia. Ma se qualcuno dei miei lettori ci andrà, provi a chiedere al sacerdote se la fede aiuta anche a guarire da mobbing, bossing, straining e stalking. Le domande saranno pur ammesse? O no?…

san candidato…ora pro nobis!

scritto da il 11 aprile 2008

Oggi è l’ultimo giorno di campagna elettorale, da domani ai candidati non resta che affidarsi ai loro santi protettori. Eccone alcuni presentati da Rodari:

«WALTER VELTRONI
SAN WALTER DI SAN MARTINO DI PONTOISE
Gualtiero (detto anche Walter) nacque in Francia verso il 1030. Era un insegnate, molto incline agli studi. Come Veltroni, insomma, amava leggere e scrivere libri. Lui però, a differenza del segretario del Pd quando disse che dopo Roma ci sarebbe stata solo l’Africa, la solenne promessa di lasciare tutto per una strada di dedizione totale a Dio la mantenne da subito. Si fece monaco e poi addirittura eremita. Walter oggi può affidarsi a lui. Ma attenzione alle promesse. Con Gualtiero non si scherza. Leale.

SILVIO BERLUSCONI
SAN SILVIO E COMPAGNI
Se il vantaggio sui suoi avversari è reale, Silvio farebbe bene a non scomodare i santi. A volte, infatti, aiutano. Altre volte possono arrabbiarsi e allora son dolori. Berlusconi dovrebbe semplicemente imitare i suoi santi, ovvero san Silvio e compagni: un gruppo di martiri dell’antichità cristiana che morirono per Cristo senza tanta pubblicità. Di loro, infatti, non si sa assolutamente nulla: chi furono nella vita, come subirono il martirio, chi furono i loro giudici. Vollero dare tutta la vita per l’ideale in cui credevano. E raggiunsero l’obiettivo in silenzio. Astuti.

PIER FERDINANDO CASINI
SAN FERDINANDO III
Senza scomodare San Pier Damiani, Casini potrebbe rivolgere preghiere e invocazioni a San Ferdinando III, Re di Leon e di Castiglia. Come Casini, anche lui visse nel mezzo: nel tredicesimo secolo, tra i due regni della penisola iberica. Due regni che lui riuscì a unificare senza guerre e spargimenti di sangue e con il beneplacito delle gerarchie ecclesiastiche e dei Papi. Casini può chiedere lumi nel lavoro di bilancia tra Pd e Pdl. L’appoggio delle gerarchie ce l’ha. Quello di Ferdinando III può ottenerlo. Glorioso.

FAUSTO BERTINOTTI
SAN FAUSTO DI ALESSANDRIA
I Santi ascoltano tutti. San Fausto d’Alessandria, senz’altro, potrà avere orecchie tese per Bertinotti. Vissuto agli inizia del IV secolo in Alessandria, come Bertinotti amava gli ultimi, i diseredati, gli indifesi. Tant’è che visse vita randagia fino a che, come scrisse Eusebio, divenne «vecchio e pieno di giorni». Visse con gli ultimi testimoniando la propria fede. A questa vita, più che alla propria fede, il candidato premier della Sinistra Arcobaleno può richiamarsi chiedendo l’intercessione di San fausto. Potrebbe ascoltarlo. Pauperista.

DANIELA SANTANCHÉ
SAN DANIELE PROFETA
Ultimo dei quattro profeti detti maggiori, venne presentato al Re del Caldei dove fece ottima impressione non solo per la sua prestanza fisica (conservata con l’astinenza dal vino, dalla carne, e da altri cibi prelibati) ma soprattutto per le doti profetiche dieci volte superiori a quelle di tutti i magi e gli indovini del Re. La Santanché, quanto al fisico, non sembra avere problemi. Circa le profezie, è a San Daniele che dovrebbe affidarsi perché quelle sul prossimo successo elettorale si avverino. Se gli giura che anche lei s’è fatta il fisico grazie a digiuni e astinenze, San Daniele potrebbe aiutarla. Indovino».

E noi, poveri elettori italiani, a quale santo possiamo affidarci? Santa Speranza? Forse neanche più quella…ora pro nobis!

Pasqua di Risurrezione

scritto da il 23 marzo 2008

“La risurrezione è un evento che supera ogni aspettativa, anche la più audace… Se Gesù di Nazareth non fosse risorto, non servirebbe a nulla credere in lui, scommettere la vita sulla sua parola. I suoi miracoli, le sue parole di perdono, la sua lotta per la verità e la giustizia, sarebbero solo fatti del passato” (Vi ho chiamato amici, p. 68).

BUONA PASQUA!

(immagine tratta da www.elledici.org)

Da LaStampa.it: CITTA’ DEL VATICANO La Chiesa conferma la «linea di non coinvolgimento» in «alcuna scelta di schieramento politico o di partito» ma ribadisce che ciò non significa «disinteresse e disimpegno» verso la tutela dei valori fondamentali. Nuovo appello della Cei a rispettare i cosiddetti principi non negoziabili, quali vita, famiglia ed educazione. A ribadirlo, nel pieno della campagna elettorale italiana, è il presidente dei vescovi, il cardinale Angelo Bagnasco (…).

Peccato che non ci sia stato anche qualche richiamo ai valori della legalità, della solidarietà, della fratellanza e delle opere di carità verso il prossimo. Soprattutto, qualche parola contro mafia e corruzione.

Mi sembrano anche questi valori non negoziabili. Ma ricordandoli, forse, si davano delle vere indicazioni a tutti…

Così invece non si dice chi votare, ma si esclude chi non votare. Che i buoni cattolici si sappiano regolare: la parola d’ordine è “salvare la famiglia”…

(immagine di www.magnaromagna.it)

riflessioni a un funerale

scritto da il 12 febbraio 2008

Capita, a volte, di partecipare a funerali di persone mai conosciute, ma di cui si conosce qualche congiunto. Sono situazioni strane, si partecipa al dolore di chi ha perso la persona cara ma non si è coinvolti direttamente. E’ facile così che il pensiero si possa spostare ad osservare i tanti elementi che ruotano intorno a chi non c’è più.

Ieri mi sono trovato a pensare alla figura del sacerdote. Perchè nel paesino in cui siamo stati c’è la regola, abitudine, necessità che il rosario venga recitato solo la sera prima del funerale. Così se ti sbagli a morire di venerdì, ad esempio, il sabato è troppo presto per seppellirti, la domenica non si fa e bisogna aspettare il lunedì. Ma solo domenica sera verrà recitato un rosario per te.

Probabilmente a qualcuno non gliene fregherà nulla. Ma quando ti tocca, allora ti risenti, ti arrabbi e ti chiedi cosa ci stiano a fare la chiesa e i preti. Domanda legittima.

Ieri guardavo questo prete, non brillante, poco incisivo ma attento. Piccoli gesti, piccole attenzioni nel benedire, nell’incensare, non di corsa, non con indifferenza ma con rispetto per il morto e per il dolore dei famigliari. In contrasto con l’immagine del sacerdote che si rifiuta di recitare un rosario in più.

Mi è nata questa riflessione: ma chi aiuta il sacerdote a elaborare la sofferenza per i lutti? Perchè, diciamoci la verità, non tutti i funerali lo coinvolgeranno allo stesso modo. Tanti saranno una routine. Ma ci sarà il funerale della vecchietta che veniva sempre alla prima messa, quello del coscritto con cui sei cresciuto, quello della giovane madre i cui bambini non vanno ancora a scuola, quello del nonno dell’animatore più ribelle ma più caro…e così via, una serie di sofferenze che il sacerdote deve vivere da solo, fornendo un supporto umano e divino. E anche la routine sarà sempre contornata dalla tristezza.

Ho pensato che, forse, il non recitare un rosario in più diventa una forma di difesa, una piccola barriera per sopravvivere. Perchè, una volta tornato in canonica, il sacerdote non ha nessuno con cui condividere, con cui sfogarsi e alleggerire il peso.

ps: detto ciò, purtroppo, si sa che la pigrizia colpisce anche il clero. E se non la pigrizia, la preferenza verso altre attività più allegre.

ps 2: soluzioni se ne possono comunque inventare. Ad esempio, in un paesino prima di quello di ieri, il rosario viene guidato da una ragazzina. Non è la cosa migliore, anzi ha molti aspetti negativi in particolare, secondo me, per la ragazzina. Ma è una soluzione che permette di far incontrare e aiutare a vivere ed elaborare il lutto.

scuole private

scritto da il 18 gennaio 2008

Da più parti ho già sentito e letto questa domanda: “perchè i cattolici non fanno cadere questo governo Prodi?”.

Le risposte si possono condensare in due riflessioni. La prima è che cadendo il governo Prodi si andrebbe a delle elezioni che potrebbero riconfermare Berlusconi alla guida dell’Italia. E, anche se lui si considera unto dal Signore, non è esattamente un esempio di evangeliche virtù. E c’è ancora chi crede nel Vangelo.

La seconda non si distanzia molto dalla prima: l’idea evangelica di accoglienza dell’Uomo in quanto tale, trova, pur con notevoli limiti, più attenzione nelle forze politiche che ci stanno governando rispetto all’opposizione.

A queste due però se aggiunge un’altra, forse molto più efficace. E’ risaputo che tra i temi che stanno più a cuore alla chiesa italiana c’è la scuola privata. Ritengo che sia più che giusto in democrazia poter scegliere il tipo di educazione, culturale e morale, da dare ai propri figli. Ma penso anche che quando lo Stato offre una possibilità comune, eventuali scelte differenti debbano essere economicamente sostenute solo da chi vi aderisce.

Purtroppo però, come lo Stato sostiene i giornali che stampano copie in più da mandare al macero, così sostiene le scuole private. E tra i “grandi elettori” di queste scuole, chi ci troviamo? Leggete cosa scrive Romana Liuzzo su Panorama.it: «Dagli scranni del Parlamento o dalle poltrone dei talk-show esaltano la scuola pubblica, la celebrano come unica fonte del sapere democratico (…). Poi, però dove mandano i loro figli?». E scopriamo così che il «ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, ha fatto di tutto per inserire ad anno iniziato una delle figlie nelle splendide aule» del San Giuseppe De Merode, scuola privata, rigorosa, cattolica. Nanni Moretti, dopo aver invitato a dire “qualcosa di sinistra”, «ha iscritto il proprio bimbo in un’esclusiva scuola anglo-americana, l’Ambritt, frequentata solo da ricchi rampolli dell’alta borghesia. Idem per Claudio Velardi, ex golden boy del governo D’Alema (…). Marco Follini, neoresponsabile della comunicazione del Partito democratico, ha iscritto il proprio discendente (…) nella scuola dei fratelli salesiani in pieno centro, a Roma». Il ministro allo Sport, Giovanna Melandri «ha ritenuto adeguato l’istituto San Giuseppe di via del Casaletto (…) gestito da amorevoli suore. Istruzione a pagamento anche per Anna Finocchiaro, ex ministro per le Pari opportunità, uno dei 45 membri del comitato nazionale per il Partito democratico: le due figlie vanno in un istituto a Catania». All’elenco dei politici si aggiunge quello di giornalisti e imprenditori vicini alla sinistra: «Michele Santoro (…) Bianca Berlinguer (…) Marcello Sorgi, fino a quelli dell’ex senatore ulivista Vittorio Cecchi Gori».

E nell’attesa di trovarsi domenica mattina in Piazza San Pietro, per la già programmata festa delle scuole cattoliche, secondo voi vogliono far cadere un gruppo così sostenuto di amici?

Te Deum

scritto da il 31 dicembre 2007

Il Te Deum laudamus, più brevemente Te Deum (“noi ti lodiamo, Dio”) è un inno cristiano di origine molto antica (attorno al IV secolo). Il Te Deum è legato alle cerimonie di ringraziamento: viene anche cantato la sera del 31 dicembre, per ringraziare dell’anno appena trascorso.

Noi ti lodiamo, Dio,
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella lode;
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria,
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre
per la salvezza dell’uomo.
Vincitore della morte,
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra del Padre.
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore,
che hai redento col tuo Sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria
nell’assemblea dei santi.
(*)Salva il tuo popolo, Signore,
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore,
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia:
in te abbiamo sperato.
Pietà di noi, Signore,
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza,
non saremo confusi in eterno.

domenica, giorno del Signore

scritto da il 30 dicembre 2007

Solitamente la domenica non scrivo post, non è una regola fissa ma un piccolo proposito che mi sono dato per rendere questa giornata “diversa” dal resto della settimana!

Oggi però è l’ultima domenica dell’anno e voglio concedermi uno strappo alla regola. Anche perchè non devo scrivere molto, ma solo riportare un pezzo letto sul blog di Lizzy (che ringrazio per averlo riportato e che spero mi conceda di copiare!). E’ una piccola professione di fede che darà fastidio, ma proprio per questo dovrebbe essere letta tutto l’anno prossimo, quello dopo, quello dopo ancora e così a seguire…

La parola domenica deriva dal latino dies dominicus, cioè “giorno del Signore”. Ma chi è il Signore?

Non credo nel dio dei magistrati,
nè in quello dei generali
o delle allocuzioni patriottiche.
Non credo nel dio degli inni funebri,
o dei prologhi delle costituzioni
e degli epiloghi dei discorsi eloquenti (…)

Non credo nel dio delle feste natalizie commerciali,
nel dio delle pubblicità sgargianti.
Non credo in questo dio fatto di menzogne
fragili come la terracotta,
non credo nel dio dell’ordine stabilito
sul disordine consentito.

Il Dio della mia fede nacque in una grotta.
Era ebreo: fu perseguitato da un re straniero
e camminò errante per la Palestina.
Si faceva accompagnare da gente del popolo.

Dava pane a chi aveva fame;
luce, a chi viveva nelle tenebre;
libertà, a chi giaceva in catene;
pace, a chi invocava da Lui giustizia (…)

Il Dio della mia fede
non è altri che
il figlio di Maria,

Gesù di Nazareth.

Tutti i giorni Egli muore
crocefisso dal nostro egoismo.
Tutti i giorni Egli risorge
per la forza del nostro amore
“.

Frei Betto

(tratto da: Fr.Fernando, Fr.Ivo, Fr.Betto: “Il cantico nella fornace”, EDB, Bologna, 1981)