Te Deum

scritto da il 31 dicembre 2007

Il Te Deum laudamus, più brevemente Te Deum (“noi ti lodiamo, Dio”) è un inno cristiano di origine molto antica (attorno al IV secolo). Il Te Deum è legato alle cerimonie di ringraziamento: viene anche cantato la sera del 31 dicembre, per ringraziare dell’anno appena trascorso.

Noi ti lodiamo, Dio,
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella lode;
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria,
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre
per la salvezza dell’uomo.
Vincitore della morte,
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra del Padre.
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore,
che hai redento col tuo Sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria
nell’assemblea dei santi.
(*)Salva il tuo popolo, Signore,
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore,
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia:
in te abbiamo sperato.
Pietà di noi, Signore,
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza,
non saremo confusi in eterno.

domenica, giorno del Signore

scritto da il 30 dicembre 2007

Solitamente la domenica non scrivo post, non è una regola fissa ma un piccolo proposito che mi sono dato per rendere questa giornata “diversa” dal resto della settimana!

Oggi però è l’ultima domenica dell’anno e voglio concedermi uno strappo alla regola. Anche perchè non devo scrivere molto, ma solo riportare un pezzo letto sul blog di Lizzy (che ringrazio per averlo riportato e che spero mi conceda di copiare!). E’ una piccola professione di fede che darà fastidio, ma proprio per questo dovrebbe essere letta tutto l’anno prossimo, quello dopo, quello dopo ancora e così a seguire…

La parola domenica deriva dal latino dies dominicus, cioè “giorno del Signore”. Ma chi è il Signore?

Non credo nel dio dei magistrati,
nè in quello dei generali
o delle allocuzioni patriottiche.
Non credo nel dio degli inni funebri,
o dei prologhi delle costituzioni
e degli epiloghi dei discorsi eloquenti (…)

Non credo nel dio delle feste natalizie commerciali,
nel dio delle pubblicità sgargianti.
Non credo in questo dio fatto di menzogne
fragili come la terracotta,
non credo nel dio dell’ordine stabilito
sul disordine consentito.

Il Dio della mia fede nacque in una grotta.
Era ebreo: fu perseguitato da un re straniero
e camminò errante per la Palestina.
Si faceva accompagnare da gente del popolo.

Dava pane a chi aveva fame;
luce, a chi viveva nelle tenebre;
libertà, a chi giaceva in catene;
pace, a chi invocava da Lui giustizia (…)

Il Dio della mia fede
non è altri che
il figlio di Maria,

Gesù di Nazareth.

Tutti i giorni Egli muore
crocefisso dal nostro egoismo.
Tutti i giorni Egli risorge
per la forza del nostro amore
“.

Frei Betto

(tratto da: Fr.Fernando, Fr.Ivo, Fr.Betto: “Il cantico nella fornace”, EDB, Bologna, 1981)

11 novembre: San Martino di Tours

scritto da il 11 novembre 2007

Nei miei ricordi delle elementari c’è anche la mia maestra che ci racconta la storia di San Martino, cavaliere che scende da cavallo e taglia con la spada il suo mantello, per dividerlo con un povero. Se prendete i vecchi testi scolastici non manca mai nelle pagine da leggere in novembre il racconto dell’estate di San Martino, con un caldo sole che splende simbolico a scaldare il cuore di chi ha fatto del bene. O forse non tanto simbolico, come il sole che sta rallegrando questa domenica!

Oggi a raccontare una “favola” così si rischia la denuncia. Peccato! Perchè San Martino ha ancora molto da insegnare a tutti, cristiani e non.

san Martino di Tours, vescovo (316c. – 397) (foto e notizie tratte da www.santantonio.org)

Martino, poco più che quindicenne, cavalcava, fiero della rutilante divisa di guardia imperiale, con il rosso mantello che il vento scompigliava. All’improvviso sul ciglio della strada apparve un poveraccio malvestito e tremante di freddo. A quella vista, il giovane cavaliere si fermò impietosito e, sguainata la spada, tagliò il proprio mantello in due e ne diede metà al povero. Quella notte a Martino apparve in sogno Gesù che lo ringraziava della cortesia usatagli. La leggenda racconta che a quel gesto di carità seguì un insolito mitigarsi del clima, che si perpetuò nel tempo diventando «l´estate di san Martino».

Martino era nato a Sabaria nel 316 circa, dove suo padre comandava una guarnigione posta a difesa dell’impero ai confini con l’Ungheria. Seguendo il padre, aveva trascorse la fanciullezza a Pavia, dove era venuto in contatto con il cristianesimo rimanendone affascinato. Martino chiese allora e ottenne di essere accolto nel catecumenato. A quindici anni dovette, suo malgrado, intraprendere la carriera militare nella guarnigione di Amiens. È in questo periodo che va collocato l´episodio del mantello.

Ad Amiens, nella Pasqua del 334 (a diciassette anni), Martino ricevette il battesimo. Successivamente partecipò alla campagna sul Reno con l´imperatore Costanzo, al termine della quale gli fu concesso il congedo. Libero dagli obblighi militari, si ritirò per un breve periodo a vita eremitica sull’isola di Gallinaria, sulla costa ligure e poi a Poitiers, dove il vescovo Ilario lo ordinò sacerdote offrendogli una villa a Ligugé, che egli trasformò in monastero, pensando di trascorrervi la vita in solitudine e in preghiera. Ma nel 371 morì il santo vescovo Ilario, e la città di Tours non trovò nessuno meglio di lui che potesse succedergli. E così Martino, soldato per forza, monaco per elezione, dovette fare il vescovo per dovere.

Fu un eccellente pastore. Grande evangelizzatore, convertì alla religione cristiana le tribù barbare dei galli, pacificò ariani ed eretici, resistette contro il potere civile che voleva intromettersi nelle gestioni della chiesa.

Non dimenticò neppure la vita monastica, il suo primo amore. Dopo il monastero di Ligugé, il più antico d´Europa, Martino ne fondò un altro a Marmoutier, a pochi chilometri da Tours, che divenne il primo centro di vita monastica in Francia. Morì a Candes l’8 novembre 397, fu proclamato patrono di quella nazione.

pedagogia applicata?!

scritto da il 7 novembre 2007

Da qualche settimana, su diversi giornali della zona si può leggere questo annuncio pubblico:

“SALESIANI IVREA
organizzano Stage gratuiti
di Pedagogia Applicata per insegnanti
di scuola Elementare e Media per l’inserimento
nella graduatoria delle Scuole Salesiane”.

C’è una cosa che continuo a chiedermi: perchè la scuola privata pretende i soldi pubblici pur rifiutando di sottostare alle regole della scuola pubblica?

Comunque noto con (dis)piacere che non si è persa l’abitudine di usare altisonanti termini. Ma lo stage prevede anche la sezione “assistenza al cancello” o solo il modulo “visione angolare del cortile dalla scaletta”? O solo la clausola: “dopo tre anni ingresso in cooperativa”?

1 novembre: Tutti i Santi

scritto da il 1 novembre 2007

Ieri sera, don Silvio parlava del primo novembre come della festa che unisce terra e cielo. Sul sito del Messaggero di sant’Antonio, leggiamo così:

«Oggi la Chiesa ricorda tutti i santi, che sono in numero straordinariamente grande, impossibile festeggiarli a uno a uno. Tutti insieme, allora, per dire che la santità nella Chiesa è più diffusa di quella che sembra. Ma non solo che i santi sono tanti, ma anche che siamo un popolo costituzionalmente santo, perché salvato dalla morte e risurrezione di Cristo e che dobbiamo adeguare la nostra vita a questa santità.

E’ anche un’occasione per festeggiare insieme il santo che ci è patrono e chiedergli l’aiuto per superare le difficoltà della vita, accettandola nella sua complessità con successi, eventuali sconfitte, gioie e dolori».

Buona festa e buon onomastico a tutti!

Ps: il cielo di cui ha parlato don Silvio è il luogo di residenza dei santi, non dei defunti. La commemorazione dei defunti è il 2 novembre e don Silvio, che queste cose le sa bene, non ha unito tutto in un solo calderone come troppo spesso fanno tanti suoi “colleghi”.

Cosa c’è di meglio la domenica mattina, essendo già andati a Messa il sabato sera, che dedicarsi a un test per scoprire la propria religione? Andare a fare colazione con cappuccio e brioche? Forse si, però stamattina ho letto su Pseudotecnico la recensione di un test che dovrebbe rivelare la religione giusta per te e ho deciso di provarlo.

Risultato? Al 90% cristianesimo e fin qua nessuna sorpresa (perchè manca il 10%? Forse perchè della chiesa di tanti cardinali, vescovi, suore, preti & religiosi non mi fido molto, o meglio, mi hanno fregato per benino!). E il test mi dice: “Il tuo risultato è Cristianesimo. Le tue credenze si avvicinano maggiormente a quelle del Cristianesimo. Fai qualche ricerca a riguardo e considera l’idea di diventare cristiano se non lo sei già”. Poi c’è un 70% di affinità con buddismo e confucianesimo, cosa mi rende orgoglioso anche se non so bene il perchè. Ma a seguire trovo un 60% di affinità con ebraismo e… satanismo! Che debba cominciare a preoccuparmi?!

Seriamente, l’ho fatto, mi sono divertito a fare attenzione a come le domande erano poste ma poi non saprei se puo’ essere veramente attendibile. Buona domenica!

(ps: per chi non conosce la lingua inglese e voglia tentare il test, sappia che disagree significa disaccordo e agree accordo.
psBis: per leggere ciò che c’è scritto nell’immagine, solito clik con tasto destro e visualizza immagine)

per una tv laica

scritto da il 19 ottobre 2007

E’ ora di dire basta all’interferenza della Cei nella vita pubblica italiana! Abbiamo raggiunto un livello inaccettabile per un paese civile.

Pensate che ieri sera, quasi all’ora di cena, durante il programma “Chi vuol essere milionario?” una povera fanciulla è stata costretta ad andare a casa per una domanda chiaramente imposta dal Vaticano. Qualcuno dice di aver visto addirittura Bagnasco uscire dal camerino di Gerry prima dell’inizio della trasmissione.

E nel momento clou è uscita la domanda: “qual’è l’ultimo libro della Bibbia?”. Possibili risposte: Vangelo di Luca, Apocalisse, Atti degli Apostoli, Esodo. La domanda era talmente diabolica che neanche da casa hanno potuto aiutare la poveretta. Basta, questo è veramente troppo!

Senza contare poi sto Gerry, che quasi tutte le sere ci manda di traverso il boccone con “che Dio vi benedica!”. Ma dove pensa di essere, su teleVaticano?!
Vogliamo una televisione laica e possibilmente meno impegnata!

ps: mi spiace per la concorrente, ma a sentirla rispondere “Atti degli Apostoli” e così andare a casa, ho goduto. Pensare che le sarebbe bastato qualche ricordo di catechismo. Purtroppo non mi stupirò se qualche mente “illuminata” userà le mie parole sopra. Senza ironia però!

sassolino nella scarpa

scritto da il 19 settembre 2007

Penso meritino un plauso le parole della prolusione di Monsignor Bagnasco, mi riferisco in particolare ai passaggi in cui richiama il problema del lavoro e del reddito delle famiglie italiane. Ne cito solo un passaggio: “Ma pensiamo anche ai giovani fidanzati che vorrebbero sposarsi e nei loro progetti sono annichiliti per il problema dell’abitazione che non si trova oppure è inavvicinabile per le loro risorse”.
Parole giuste. Però c’è una domanda che bussa: se ci vuole attenzione alla situazione economica delle famiglie, perchè gli istituti scolastici religiosi si sono fatti un contratto nazionale a parte, in cui stabiliscono di pagare meno e chiedere più ore al dipendente rispetto al contratto nazionale? Mah…

tanti Auguri don Silvio!

scritto da il 4 settembre 2007

Oggi don Silvio Faga festeggia il 25° anniversario di sacerdozio. Venne infatti ordinato il 4 settembre 1982 a Maglione, il suo paese natale. Lui dice che si invecchia, secondo me è più una crescita giorno dopo giorno.
Oggi è Vicario Generale della Diocesi di Ivrea e curato della parrocchia della Cattedrale.
Perchè ve lo racconto? Non per i suoi titoli, seppure importanti, ma perchè è una persona che suscita simpatia, un sacerdote che nella Messa ti racconta e ti spiega la Parola, senza farti annoiare ma senza ricorrere alle storielle. Perchè sorride sempre, accogliendo chi entra. Perchè lo incontri in giro per Ivrea e capisci che non è li per caso.
E poi perchè lui non si è auto-organizzato la festa, neanche nella preghiera dei fedeli di sabato sera c’era un accenno, e allora mi sembra giusto fargli tanti Auguri anche dal web!

Dal vangelo secondo Luca (1, 39-56)
(…) Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Maria compare per l’ultima volta nel Nuovo Testamento, nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli: sta pregando, nel cenacolo, in attesa della discesa dello Spirito Santo, alla vigilia di Pentecoste. Il racconto della “dormizione�? di Maria si trova dunque solo nel Protovangelo di Giacomo e nella Narrazione di san Giovanni il teologo.

Inizialmente questa festa veniva celebrata solo in Oriente, dove era stata introdotta nel VII secolo con un decreto dell´imperatore Maurizio. Nello stesso secolo la festa venne introdotta anche a Roma, da un papa di origini orientali, Sergio I, mentre il termine “assunzione�? risale al secolo successivo.

Fu Pio XII a pronunciare il dogma dell’Assunzione nel 1950, ammettendo che Maria non dovette attendere, come tutte le altre creature, la fine dei tempi per risorgere. In tal modo si è voluto sottolineare il carattere unico della santificazione personale di Maria, la cui anima non è mai stata oscurata, neppure per un attimo, dal peccato (tratto da www.santantonio.org).

Buon Ferragosto a tutti!

riti dei bambini

scritto da il 11 giugno 2007

Mi è capitato, in meno di sette giorni, di assistere e partecipare, dopo qualche anno che non mi capitava, a due di quelli che, per ogni bimbo italiano, si possono classificare come riti di passaggio.

Niente a che vedere con la complessità dei riti di passaggio teorizzati da Lévi-Strauss, ma per l’età in cui si vivono neanche acquetta! E soprattutto non sono momenti facili per la presenza implacabile e incorruttibile dei guardiani dei riti: i genitori con i parenti.

Ma andiamo con ordine: il primo approccio è stato il “Saggio di danza”. Antica usanza, che prevede la novella Fracci investita del gravoso compito di eseguire una rappresentazione impeccabile dei momenti di più alto livello di danza classica. E in occasione di tale rappresentazione, pressochè unica, la famiglia si presenterà con le più moderne e complesse tecnologie audiovisive per riprendere e trasmettere nell’etere amico-familiare le immagini dell’evento. La danza è facilmente sostituibile con recita o garetta sportiva.

Il secondo momento topico è stato la “Prima Comunione”. Rito-recital religioso che implica una folta partecipazione di non adepti (gente che nell’edificio chiesa ci entra solo, o quasi, in quell’occasione) per verificarne l’autenticità. Non essendo sufficiente la presenza della comunità solitamente presente in chiesa, sono invitati a entrare e a documentare i parenti e gli amici del piccolo candidato. Che verificheranno la bella presenza del pargoletto ed, eventualmente, se il telefono squilla non lo spegneranno ma racconteranno così la situazione a chi è fuori. Creando quel clima un po’ scanzonato che alleggerisce la cerimonia, resa un po’ pesante da tutte quelle preghiere di cui si potrebbe farne a meno. Che diamine, è la prima comunione mica la prima messa!

Ah, questi riti di passaggio. Che se non ci fossero gli adulti, il saggio finirebbe per essere “solo” un momento di divertimento organizzato, occasione per una piccola sfida che si concluderebbe con una bella vittoria morale del piccolo/a. E la Prima Comunione rischierebbe di diventare un momento quasi mistico, momento di incontro materiale con una presenza divina da ricordare e a cui aggrapparsi nei momenti futuri di bisogno.

Ma per fortuna ci sono gli adulti a verificare che si salvino gli aspetti importanti…

NB: i momenti a cui ho partecipato io sono stati molto meno “drammatici”. Per il saggio grazie alla grande capacità delle istruttrici di creare un clima sereno tra le bimbe, che hanno così regalato un bel momento di esibizione perchè si vedeva che si stavano divertendo! E alla Prima Comunione perchè al centro è stata messo il bambino e l’intenzione di far festa per un momento importante della vita religiosa. Creando così una gran bella giornata!

S. Massimo di Napoli

scritto da il 10 giugno 2007

Visto che la mia mamma me l’ha segnalato, oggi dedico il post al mio onomastico. Anche se in realtà, questo di Napoli io non lo conoscevo, e preferisco, con gusti un po’ da nordico, il San Massimo primo vescovo di Torino che si festeggia fra qualche giorno. Occasione per doppi auguri!

Massimo, vescovo (IV secolo)

Fu vescovo di Napoli e successe a san Fortunato alla guida della Chiesa partenopea, che diresse  con audacia e grandi capacità umane e pastorali, ai tempi in cui sul trono di Roma sedeva l´imperatore Costanzo Il (337-361). Eccellente teologo, Massimo difese con coraggio l´ortodossia proclamata dal Concilio di Nicea contro Ario, sostenendo (queste erano le tesi conciliari) che Gesù, Figlio di Dio, è della identica natura del Padre. E la cosa non piacque all’imperatore che condannò il vescovo napoletano  all´esilio in Oriente (355- 356), seguendo il destino di molti altri vescovi della Chiesa occidentale.

Allontanato il vescovo legittimo, il suo posto fu preso da un usurpatore ariano, Zosimo, che a Napoli rimase per più di sei anni. A nulla valsero le suppliche e l´anatema che Massimo gli rivolse dall´esilio. Ma la tracotanza di Zosimo, secondo una leggenda, fu debitamente punita. Una lezione con i fiocchi: gli piovve dall’alto e consistette in un blocco totale delle corde vocali ogni volta che doveva prendere la parola in pubblico. Una bella rogna. A Napoli peggio che altrove. E così non riuscendo in alcun modo a parlare, e quindi a predicare, dovette far fagotto e andarsene.

Umanamente parlando a Massimo andò peggio: incappò nelle ire di qualche funzionario zelante nel mettere in pratica le leggi imperiali che volevano lo sterminio dei cristiani. morì martire, in esilio, prima che l´imperatore Giuliano l’apostata (361-363´) decretasse il rientro dei vescovi esiliati. Ma morire per Cristo, spiritualmente parlando, è il massimo.

(La storia è tratta dal sito del Messaggero di Sant’Antonio da Padova)

Bush e l’insegnante

scritto da il 9 giugno 2007

«Il segretario di Stato Vaticano, card. Tarcisio Bertone, ha espresso oggi l’apprezzamento della Santa Sede per l’ opera del presidente Bush a tutela “dei valori della vita, della famiglia, dell’ educazione. (…) Non bisogna soffermarsi solo sugli aspetti problematici dell’ attività di governo (di Bush), ma anche sugli aspetti positivi”, ha sottolineato Bertone (…)». Se la notizia fosse apparsa su un giornale comunista si poteva pensare a una reinterpretazione delle dichiarazioni, invece, anche se sembra più una battuta da vignetta comica, le dichiarazioni sono tratte dal sito di Avvenire (giornale dei vescovi) e quindi c’è da supporre che le parole di Bertone, come sono state dette sono state riportate.

Si capisce chi oggi è il vero terrorista e chi è l’uomo di chiesa e di pace… e qualcuno deve ringraziare che Nostro Signore è stato inchiodato in Croce perchè il giorno in cui scenderà saranno ..azzi amari!

Ah, dimenticavo: non dite che Bush è guerrafondaio perchè come sostiene Casini è da provinciali! :-(

Ma se ci guardiamo attorno c’è di peggio. Domani mister cow-boy-Bush-ammazzo-tutti, per fortuna di Roma e nostra, sarà ripartito, ma a noi resterà quel giudice di Palermo che ha condannato una professoressa a 2 mesi di carcere (!!!!) per aver fatto scrivere cento volte a un alunno (deficiente) la frase “io sono deficiente”. Il povero piccolo tesoro di mamma e papà aveva “solo” preso in giro un compagno dandogli del “finocchio”…qualcuno a Torino si era gettato dalla finestra non tanto tempo fa per una “battuta” del genere.

Forse bisognerà accogliere l’appello di Gramellini e chiudere queste scuole «queste camere di tortura dove si proibisce a un povero fanciullo di dare simpaticamente del «finocchio» a un compagno, ribadendo il concetto con dovizia di particolari e di immagini. Quel talento aveva le carte in regola per sfondare in televisione e un domani in Parlamento, se solo la sadica istitutrice non fosse intervenuta a ingabbiarne la creatività dentro un castigo umiliante. E nel caso in cui il «finocchio» si fosse poi fatto del male, come in un’altra scuola qualche tempo fa? Che domande: sarebbe stato giusto accusare la prof di non aver saputo prevenire la tragedia. Scuole con professoresse simili non si possono tenere aperte un giorno di più. Di bizzarria in bizzarria, sono arrivate a costringere un giovanotto vivace e appena un po’ razzista ad autoinsultarsi per iscritto. Vogliono il ripristino delle punizioni corporali? Bene hanno fatto i genitori della vittima a risponderle per le rime. «Nostro figlio sarà un deficiente ma lei è una c…» E benissimo ha fatto il pubblico ministero che ha incriminato l’insegnante a non ritenere punibile la parolaccia di mamma e papà, considerandone l’alto valore educativo. Datemi retta: è meglio chiuderle, queste scuole. Soprattutto perché quel ragazzino fa la seconda media e ha scritto per cento volte «Io sono un deficente» senza la i».

E poi però non dimentichiamoci di chiudere anche certi tribunali. O almeno di licenziarne certi giudici.

Detto fra noi, nessuno è a conoscenza di una legge che permetta di raccogliere un certo numero di firme per far licenziare questo fenomeno di giudice? Noi siamo lo Stato, lui è un dipendente dello Stato, lui fa male il suo lavoro, noi (lo Stato) lo licenziamo. Non si può? Forse l’Italia potrebbe andare meglio…

SS. Trinità

scritto da il 3 giugno 2007

Penso che la Trinità sia uno dei concetti meno facile da comprendere o anche solo a cui credere. Ma contemporaneamente uno dei più affascinanti!

Ieri sera, durante la predica, don Silvio ci ha regalato una definizione di Trinità veramente bella:

“CONVIVIALITA’ DELLE DIFFERENZE”

Buona domenica!

PS: don Silvio ha detto che la definizione gliel’ha insegnata Monsignor Bettazzi, ma la paternità è di Monsignor Tonino Bello, un vescovo che purtroppo è morto troppo presto.

chiesa e politica

scritto da il 29 maggio 2007

L’ho letta su Danix e mi ha fatto troppo ridere!

In Parrocchia si stava facendo una cena in onore del Padre Pasquale per i suoi 25 anni di assiduo lavoro pastorale.

Un politico, membro della comunità, fu invitato a tenere un discorso.
Siccome il politico tardava ad arrivare, il sacerdote decise di dire qualche parola per riempire il tempo e disse:
“La prima impressione della Parrocchia l’ebbi con la prima confessione che mi toccò ascoltare . Pensai che il Vescovo mi aveva mandato in un luogo terribile perché la prima persona che si confessò mi disse che aveva rubato un televisore, che aveva rubato del denaro ai suoi genitori, che aveva rubato anche all’impresa nella quale lavorava, che aveva avuto relazioni poco pulite con la moglie del suo capo e altre del paese…., e che si dedicava anche al traffico e alla vendita di droga. Restai esterrefatto e impaurito…. Però, con il trascorrere del tempo, ho conosciuto molta gente e constatai che non erano tutte così. Ho visto una parrocchia di gente responsabile e con valori morali. Così ho vissuto i 25 anni più belli del mio sacerdozio.”

In quel momento arrivò il politico il quale prese la parola. Chiese scusa per essere arrivato in ritardo e cominciò a parlare dicendo:

“Non dimenticherò mai il primo giorno che è arrivato il Padre nella nostra Parrocchia….. io ho avuto l’onore di essere il primo che si è confessato da lui….”