Carnevale 2010: una settimana dopo

scritto da massimo.sozzi il 18 febbraio 2010

Esattamente una settimana fa, il Generale saliva a cavallo per la prima volta: dando così inizio ai giorni centrali e finali dello Storico Carnevale di Ivrea.

E’ passata una settimana e tutto si è concluso.

Così, a caldo ma non più tanto, provo a raccogliere qualche pensiero…

Non mi è piaciuto:

- lo Stato Maggiore: in troppe occasioni sembravano una banda di paese;

- l’Aiutante della Mugnaia che martedì sera si puliva il naso invece di passarle i garofani;

- i credendari accoppiati agli Abbà nelle domeniche delle alzate: presenti solo sul programma…per fortuna;

- la sfilata del sabato sera: che da tempo non è più una sfilata;

- i tempi troppoooooo lunghi della premiazione;

- il dito medio di alcuni Diavoli verso gli Scacchi: era un’offesa personale che non ci meritiamo;

- le poche arance e il poco vin brulè di martedì pomeriggio.

Mi è piaciuto:

- la Mugnaia Elisa Gusta in Zanetta e il Generale Alberto Alma: semplicemente eleganti! Bravi!

- il Sostituto Gran Cancelliere Carlo Ardissono: arguto e preparato! Ritiro quanto detto in precedenza e spero di rivederlo il prossimo anno!

- gli Arduini che non ci hanno tirato arance;

- gli Scacchi che non hanno provocato gli Arduini;

- la sfilata organizzata degli Scacchi;

- la tantissima gente presente ai momenti “storici”: perchè lo Storico Carnevale di Ivrea non è solo la battaglia delle arance;

- partecipare al Carnevale. Ho vinto. Ma non ho fatto festa per quello. L’importante è partecipare.

la Zappata degli Scarli

scritto da massimo.sozzi il 16 febbraio 2010

Non mi era piaciuto il Sostituto nelle domeniche degli Abbà.

Ma ieri, alle Zappate per gli Scarli, è stato davvero molto bravo!

«Se n’è andata una giornata iniziata “su per i brich, la matin ad bun ora”, per la Zappata degli Scarli, nel corso della quale il Sostituto Gran Cancelliere ha voluto riprendere l’usanza di affidare il piccone allo sposo e la pala alla sposa, a differenza di quanto hanno fatto quasi tutti i suoi predecessori, ad eccezione di Piercarlo Broglia: «Ho riletto i verbali – spiega Carlo Ardissono – e soprattutto il suo libro “Ivrea e ‘l nos carlevè”, dove spiega le ragioni, che si rifanno alla metafora della riproduzione , per cui è giusto che gli “strumenti” siano affidati così, quindi mi sono adeguato a una spiegazione che condivido». E, affinchè anche il “popolo” fosse informato sul perché di questa novità, in piazza di Città, per la Zappata di San Salvatore, il Sostituto, assistito dall’immancabile Giancarlo Spagna (che è ormai da annoverare tra i “personaggi” della Zappata), ha dato una dotta spiegazione, prima di dare lettura del tradizionale verbale» (di Federico Bona).

Viva gli Sposi!

Viva il Sostituto Gran Cancelliere Carlo Ardissono nominato per la prima volta!

Domenica prossima, 7 febbraio, l’aria di Ivrea sarà decisamente frizzante!

Si inizia al mattino con la presentazione dei Carri da Getto e la Vetrina del Carnevale (ex mercatino dell’arancere…ma quest’anno è tutto cambiato!).

Alle 12, sul Ponte Vecchio, la Cerimonia della Riappacificazione degli abitanti dei Rioni di San Maurizio e del Borghetto. E nell’homepage se ne sono dimenticati…quest’anno si fa attenzione alla storicità!

E nel pomeriggio: seconda alzata degli Abbà. Nel programma per ogni Abbà, novità 2010, compare sempre il nome di un Credendario. Come sono stati scelti? Perchè sono stati messi? Chi ne sentiva la necessità? Mah…non è che via un’élite, avanti un’altra?!

Il programma, le sviste, le novità le trovate sul sito dello Storico Carnevale di Ivrea.

E dopo domenica, non ci resta che aspettare giobia ‘n bot.

il Generale e gli Abbà

scritto da massimo.sozzi il 4 febbraio 2010

Storico Carnevale di Ivrea: altro video, sulla prima domenica degli Abbà, in cui il Generale si presenta per la prima volta in divisa.

Ivrea: prima domenica degli Abba’ e Generale from Massimo Sozzi on Vimeo.

Storico Carnevale d’Ivrea

scritto da massimo.sozzi il 4 febbraio 2010

In attesa del Carnevale, sbirciamo cosa dicono di noi…

Carnevale d’Ivrea from Massimo Sozzi on Vimeo.

Ivrea: prima alzata degli Abbà

scritto da massimo.sozzi il 1 febbraio 2010

Per anni si è criticato chi ha voluto numerare le edizioni del Carnevale.

Ma quest’anno tutto è cambiato.

Così ieri abbiamo dovuto ascoltare un Sostituto che nel processo verbale di nomina degli Abbà, ci ricordava che stiamo vivendo il primo anno della Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea.

Tutto è cambiato…

ps: a proposito di Sostituto…no, meglio lasciar perdere. Ma per favore: ridateci presto Frigo!

Pasqua: Cristo è risorto!

scritto da massimo.sozzi il 12 aprile 2009

“Il Cristo è risorto: tutto e tutti devono riflettere la luce di lui: l’uomo e la famiglia, le leggi e il costume, e le varie forme di vita comunitaria delle nazioni. Poiché Cristo ha vinto il peccato e la morte, instaurando nuovo ordine nei rapporti dell’uomo con Dio, nulla può ormai esimersi dal suo divino imperio: «come Cristo risuscitò da morte per la gloria del Padre, così noi camminiamo in novità di vita» (Rom. 6, 4.).

Surrexit Christus, alleluia! Il saluto dice radioso programma: non morte, ma vita; non divisioni, ma pace; non egoismi, ma carità; non menzogna, ma verità; non quel che deprime, ma il trionfo della luce, della purezza, del mutuo rispetto. E poiché ciò costituisce la salvezza, il servizio, l’onore del cristiano, questa sia la vostra testimonianza, ora e sempre, diletti figli!”

SOLENNITÀ DI PASQUA 1963
MESSAGGIO URBI ET ORBI
DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII

Buona Pasqua a tutti!

Epifania

scritto da massimo.sozzi il 6 gennaio 2009

Epifania è la festa del cuore dilatato.  E’ una gioia pensare oggi che Dio è di tutti. I Magi erano dei pagani, venivano da un Oriente misterioso, patria delle religioni più diverse, culla della vita. Vengono a dire che Dio appartiene a tutta l’umanità e che lo cercano l’intelligenza e il cuore di ogni uomo, la sapienza e la cultura di ogni popolo.

E’ il Dio di chi crede e di chi non ce la fa a credere, dei cristiani e degli islamici, di chi è regolarmente sposato e di chi ha subito la lacerazione dell’amore, di chi è solo e di chi vive insieme ad un amato, di me e di chi non è della mia parte politica.

E’ il Dio di tutti e per tutti fa sorgere una stella, per chiunque lo cerchi con cuore sincero.

I Magi vedono molte cose in quella stella. E’ una stella con molte stelle dentro, un bambino, un re, un Dio: Siamo venuti per adorarlo. Ecco il desiderio di Dio. Dio ha desiderio che noi abbiamo desiderio di lui. Dio non è un dovere, è un desiderio. Per questo i Magi viaggiano per anni, “fissando gli abissi del cielo fino a bruciarsi gli occhi del cuore”.

D. M. Turoldo

Dal messaggio di Sua Santità BENEDETTO XVI per la Celebrazione della GIORNATA MONDIALE DELLA PACE (1° GENNAIO 2009)

1. Anche all’inizio di questo nuovo anno desidero far giungere a tutti il mio augurio di pace ed invitare, con questo mio Messaggio, a riflettere sul tema: Combattere la povertà, costruire la pace. Già il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1993, aveva sottolineato le ripercussioni negative che la situazione di povertà di intere popolazioni finisce per avere sulla pace. Di fatto, la povertà risulta sovente tra i fattori che favoriscono o aggravano i conflitti, anche armati. A loro volta, questi ultimi alimentano tragiche situazioni di povertà. «S’afferma… e diventa sempre più grave nel mondo – scriveva Giovanni Paolo II – un’altra seria minaccia per la pace: molte persone, anzi, intere popolazioni vivono oggi in condizioni di estrema povertà. La disparità tra ricchi e poveri s’è fatta più evidente, anche nelle nazioni economicamente più sviluppate. Si tratta di un problema che s’impone alla coscienza dell’umanità, giacché le condizioni in cui versa un gran numero di persone sono tali da offenderne la nativa dignità e da compromettere, conseguentemente, l’autentico ed armonico progresso della comunità mondiale».

(…)

«Ciascuno faccia la parte che gli spetta e non indugi », scriveva nel 1891 Leone XIII, aggiungendo: «Quanto alla Chiesa, essa non lascerà mancare mai e in nessun modo l’opera sua». Questa consapevolezza accompagna anche oggi l’azione della Chiesa verso i poveri, nei quali vede Cristo, sentendo risuonare costantemente nel suo cuore il mandato del Principe della pace agli Apostoli: «Vos date illis manducare – date loro voi stessi da mangiare» (Lc 9,13). Fedele a quest’invito del suo Signore, la Comunità cristiana non mancherà pertanto di assicurare all’intera famiglia umana il proprio sostegno negli slanci di solidarietà creativa non solo per elargire il superfluo, ma soprattutto per cambiare «gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società». Ad ogni discepolo di Cristo, come anche ad ogni persona di buona volontà, rivolgo pertanto all’inizio di un nuovo anno il caldo invito ad allargare il cuore verso le necessità dei poveri e a fare quanto è concretamente possibile per venire in loro soccorso. Resta infatti incontestabilmente vero l’assioma secondo cui «combattere la povertà è costruire la pace».

Dal Vaticano, 8 Dicembre 2008

BENEDICTUS PP. XVI

1 maggio: no alla spesa!

scritto da massimo.sozzi il 30 aprile 2008

Sabato scorso, davanti all’IperCoop del mio paesello, c’è stata una piccola manifestazione sindacale. I clienti che passavano sono stati invitati a non fare la spesa il 1° maggio.

Si, perchè anche la rossa Coop il 1° maggio sarà aperta…

Io appoggio l’idea: smettiamola di fare la spesa il 1° maggio. Ma anche alla domenica di Pasqua, nel giorno di Natale e in ogni altro giorno di festa, sia civile che religiosa.

I supermercati restano aperti perchè guadagnano molto, quasi più che nel resto della settimana. E se uno decidesse di chiudere regalerebbe solo i clienti al vicino. Ma se i clienti (cioè noi) non vanno da nessuno, allora tutti dovranno chiudere.

Ma non dovranno chiudere per sempre, perchè non fare la spesa il giorno di festa vuol semplicemente dire che la farò in settimana e quindi non apporterò alcun danno economico.

E così anche i lavoratori “volontari” (così dicono nell’ipermercato) potranno festeggiare, perchè dietro alla divisa di cassiera o addetto al reparto ci sono un uomo e una donna come il cliente che passa il giorno di festa a far la spesa perchè si diverte…con poco!

Earth Day, Giorno della Terra

scritto da massimo.sozzi il 22 aprile 2008

Oggi, 22 aprile, si celebra l’Earth Day, il Giorno della Terra. L’evento, che quest’anno è incentrato sul tema “Emergenza clima”, ebbe origine il 22 aprile 1970 quando 20 milioni di cittadini americani, rispondendo a un appello lanciato dal senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono per una grande dimostrazione a favore della salvaguardia dell’ambiente. Oggi l’Earth Day è una manifestazione internazionale celebrata in 174 Paesi.

Vi riporto l’articolo pubblicato sul Messaggero di Sant’Antonio (dove troverete anche altri approfondimenti), una riflessione scritta per l’occasione da Mario Tozzi. Leggetela fino in fondo, ne vale la pena. E fatela leggere a chi continua a sostenere l’esigenza di più energia, magari prodotta con il nucleare: perchè queste “esigenze” sono molto spesso solo capricci e brutte abitudini:

«Quando il barbone Mustafà si è installato sotto casa mia ho avuto una reazione di rifiuto che definire razzista è dire poco: ho pensato che era sporco e incontrarlo era come finire in una fogna. In più aveva il viso quasi deformato (da un incidente d’auto, come ho saputo quando ho cominciato a parlargli), i capelli tutti attaccati e unti, la barba lunghissima e incrostata e camminava come se stesse costantemente per perdere l’equilibrio. Non contento di avere invaso il «mio» marciapiede, la notte la passava direttamente sul selciato, prima sopra alcuni cartoni trafugati dal supermercato vicino, poi su un materasso rimediato chissà come. Infine ha completato la costruzione della sua nicchia ecologica con una serie di sacchi di plastica in cui ha sistemato le sue cose, dividendo la zona notte dal soggiorno – il tutto sempre sul marciapiede – ben protetto dai dodici cassonetti che sono lì tutti in fila davanti al supermercato.

Per mesi ci siamo alzati insieme: io aprivo le persiane nel momento in cui – lì sotto – Mustafà riassettava la sua «camera» da letto, si pettinava guardandosi negli specchietti retrovisori delle moto parcheggiate e si lavava alla fontanella di fronte. Ho cominciato così a osservarlo, per cercare di vincere con la ragione quel sentimento di diffidenza che istintivamente mi aveva preso. Tutto il suo sistema energetico funzionava secondo natura, in più aveva imparato a usare gli scarti della società dei consumi e della sua tecnologia in maniera estremamente efficiente. La selezione e il recupero dei rifiuti erano il cardine del sistema, e non solo per le calorie da recuperare (per mangiare c’è sempre la Caritas). I cartoni non erano certo il materiale migliore quando pioveva, così li riservava alle giornate d’estate, quando comunque isolano dalle pietre di basalto fredde e umide di cui è composto il marciapiede. Durante le notti di pioggia un telo di plastica rigida faceva da strato inferiore sottostante il materasso, al di sopra del quale c’erano lui, le coperte che aveva rimediato e ancora una plastica più sottile a coprire il tutto, come in una piccola tenda al cui interno il calore del corpo non si disperdeva e permetteva di superare indenni anche qualche grado sotto zero. Pur non potendolo sapere, Mustafà sfruttava la proprietà che ha il nostro corpo di emettere radiazioni infrarosse, come sanno bene quegli alpinisti che passano notti in quota avvolti in un sottile fazzoletto di plastica metallizzata retroriflettente. Non l’ho mai sentito tossire né starnutire.

Sopravvivere al limite

Ho chiesto a Mustafà da dove venisse, così lui mi ha raccontato del Marocco, ma non quello delle città imperiali, piuttosto quello dell’Atlante e dell’interno o quello del deserto del Sahara occidentale. In molte regioni del subcontinente sahariano le case trogloditiche sono esempi perfetti di quello che, per millenni, gli umani che si trovano in condizioni limite hanno ideato e fatto per sopravvivere.
A Matmata, in Tunisia (nella foto in alto), come a Gharyan, in Libia, in Marocco come in Egitto, prima di tutto ci si nasconde sotto terra, dove non arrivano gli effetti torridi del ghibli – che può far salire le temperature fino a 50°C – e si rimane al fresco. Le case sono scavate nella sabbia e proteggono anche dal freddo vento invernale e dalle micidiali escursioni termiche (la temperatura di notte scende spesso sotto lo zero), in tutti i casi senza sfruttare alcuna forma di riscaldamento oltre al calore dei corpi. E delle cucine: a Ghadames – in una delle ultime oasi prima dell’immensità del deserto libico – ho pranzato in un’abitazione di tipo berbero che aveva le cucine disposte al piano superiore, collegate attraverso alcuni fori direttamente con l’esterno. In questo modo i vapori caldi uscivano con facilità (l’aria calda è meno densa e sfugge verso l’esterno) e il piano abitato sottostante restava più fresco, mentre d’inverno bastava tappare parzialmente i fori per non disperdere il calore della cottura dei cibi.

Attorno al soggiorno centrale si aprivano gli altri ambienti, comprese le camere da letto, ma nessuno aveva finestre: la luce penetrava solo dai fori del piano delle cucine. Un sistema di specchi opportunamente disposti permetteva alla luce del sole di illuminare soddisfacentemente l’interno; lo stesso accadeva la notte ponendo poche candele in punti strategici e godendo della loro suggestiva luce riflessa. I bagni erano al piano più basso, visto che nelle case di terra non sono consentite tubature (che scioglierebbero la sabbia), e gli scarichi restavano sotto la casa, dove – mescolati con la cenere delle palme bruciate, quando c’era bisogno, nei camini o per cucinare – non puzzavano e potevano essere riutilizzati per fertilizzare l’oasi. Una comunità intera di migliaia di abitanti ha resistito per generazioni al caldo micidiale del deserto libico e alle clamorose escursioni termiche senza elettricità e usando razionalmente le risorse naturali. Mustafà è figlio di quelle società e istintivamente si muove in modo da conservare energia e da usare intelligentemente le poche risorse a disposizione, mescolando l’antica sapienza delle sue genti con gli scarti del nostro progresso.

Alla ricerca della sobrietà

Lo guardo dalla finestra e penso a casa mia, dove sono riuscito a mettere in piedi un vero festival dello spreco: almeno dieci spie di stand-by accese perennemente, telefoni portatili continuamente in ricarica e ancora ricariche di lettori di cd, mp3, iPod, di computer portatili, di auricolari blue-tooth, di batterie per tutti gli usi. Un delirio di consumi che avrei avuto difficoltà anche solo a immaginare neanche vent’anni fa. E questi sono gli aspetti più eclatanti. Quante lampadine a incandescenza ho dentro casa e quante compatte a fluorescenza ? Qual è la potenza del mio aspirapolvere o quella del phon? Perché dovrei avere bisogno di un telefono che funziona solo se è attaccato alla corrente? A osservarle bene le nostre case di occidentali ricchi sono un monumento al paradosso energetico e non direi neppure che sono veramente tecnologicamente avanzate. Anche per rispetto di Mustafà, oggi ho preso alcuni provvedimenti, nemmeno tanto drastici, nell’intento di dimostrare a me stesso (e un po’ agli altri) che le abitazioni si possono cambiare a partire da subito.

Prima ho cominciato a sostituire le lampadine che si fulminavano, poi le ho cambiate quasi tutte: ci ha rimesso un po’ il design (quelle compatte a fluorescenza sono orrende), ma la durata è sei volte maggiore e permettono una notevole riduzione dei consumi; costano un po’ di più, ma la spesa si ammortizza in pochissimo tempo. L’efficienza di queste lampadine è di circa 80 lumen/Watt, mentre quelle a incandescenza arrivano al massimo a 14. Poi ho collegato tutti gli apparecchi che sono predisposti alla stessa fruizione a un’unica ciabatta con interruttore che spengo quando so di non usarli per almeno un paio d’ore. Per esempio il gruppo televisore-videoregistratore-vhs-lettore dvd-decoder digitale terrestre e satellitare. Oppure il gruppo computer-scanner-stampante-monitor. Mi sono reso conto che non ho mai usato il rasoio elettrico né il phon, senza perdere poi troppo tempo né rischiare la cervicale; ho ridotto la potenza dell’aspirapolvere e in cortile ho installato una lampada a luce fredda che si ricarica attraverso un micropannello solare e può restare accesa anche tutta la notte. Infine ho ridato indietro il blue-tooth, che tanto l’auricolare a filo basta, ripristinato il telefono a filo e mi ricordo sempre di spegnere la luce.
Dubito che Mustafà se ne sia accorto, ma io mi sento comunque un po’ più vicino a lui che non credo giudicherebbe neanche tanto efficiente quel mio microcosmo ordinato e pulito, ma sprecone oltre ogni misura».

Pasqua di Risurrezione

scritto da massimo.sozzi il 23 marzo 2008

“La risurrezione è un evento che supera ogni aspettativa, anche la più audace… Se Gesù di Nazareth non fosse risorto, non servirebbe a nulla credere in lui, scommettere la vita sulla sua parola. I suoi miracoli, le sue parole di perdono, la sua lotta per la verità e la giustizia, sarebbero solo fatti del passato” (Vi ho chiamato amici, p. 68).

BUONA PASQUA!

(immagine tratta da www.elledici.org)

8 marzo 2008

scritto da massimo.sozzi il 8 marzo 2008

Recita così un proverbio africano, sentito raccontare da una professoressa dell’università di Makerere a Kampala: “In Africa se educhi un bimbo educhi un uomo, se educhi una bimba educhi una nazione” (tratto da “Africa, pianeta delle donne” di G. Albanese sul Messaggero di Sant’Antonio, marzo 2008).

Buon 8 marzo a tutte le donne!

Carnevale 2008, gran finale!

scritto da massimo.sozzi il 6 febbraio 2008

Ieri sera sentivo qualcuno dire che quello di quest’anno era il miglior Generale che avesse mai visto. Sinceramente non saprei, sicuramente sia la Mugnaia che il Generale erano emozionatissimi!Pieni di quell’emozione che solo chi ama il Carnevale può provare. Magari non saranno i migliori in assoluto, sicuramente rimarranno nella memoria e nel cuore di chi ama il Carnevale!

“A brusa, a brusa!”

Arvedze a giobia a’n bot!

tiro bagnato e bande in piazza

scritto da massimo.sozzi il 5 febbraio 2008

Non è facile tirare in piazza quando piove! Freddo e pioggia hanno condito il lunedì pomeriggio. Però che divertimento! Poca gente in piazza fin dall’inizio e, con il passare del tempo e la casacca sempre più bagnata, sempre in meno…ma sui carri il numero non cambiava! E così si è tirato ancora di più e, soprattutto, ci si è divertiti molto di più!

Oggi però sembra esserci il sole e così si chiuderà con bel ricordo di piazza Ottinetti illuminata!

In serata la pioggia/neve ha smesso di scendere e così le bande hanno potuto sfilare senza ombrelli! Un bel lunedì sera, non troppo affollato probabilmente per il freddo. Un po’ caotico, con le guide del consorzio che sembravano voler far correre i 100 metri alle bande loro “affidate”.

I migliori? Pifferi e Tamburi!

Mi è permesso? Ma quelli del consorzio si sono accorti che dietro ai Pifferi e Tamburi (a costo zero) c’era più di gente che dietro tutte le altre bande (completamente spesate, viaggio, vitto e alloggio)?!
E si sono accorti che continuando a far girare le bande come trottole le hanno ridotte a mero spettacolo visivo, mortificandone la musica?!

No, non se ne saranno accorti perchè troppo impegnati a lodarsi. Perchè, in fin dei conti, è davvero bello il lunedì sera di Carnevale a Ivrea!