L’Italia è fuori dal mondiale. C’è di peggio.

4 anni fa abbiamo vinto. Oggi non superiamo la prima fase. C’è di peggio.

Anzi, francamente trovo ridicoli e leggermente fastidiosi i commenti conditi di insulti (o forse è più vero il contrario) che stanno intasando facebook.

Perchè la gente non si scalda così tanto di fronte a situazioni che davvero lo richiederebbero?

C’è di peggio!

C’è la sedicesima assegnazione del premio intitolato a Ilaria Alpi, uccisa insieme a Miran Hrovatin, di cui nessuno parla. Nessuno parla più di Ilaria, nessuno parla più dello schifo accaduto in Somalia. Nessuno parla più: perchè il telegiornale deve durare al massimo 10 minuti!

C’è un tizio sotto processo che viene fatto ministro, Aldo Brancher: fatto ministro per scansare la giustizia.

Eppure, di fronte a queste cose, nessuno si lamenta.

Volete sapere come la penso? 4 anni fa si diceva: il paese che vince i mondiali vedrà crescere notevolmente la sua economia… visto com’è andata, sono contento di evitare il rischio della vittoria!

E’ così incredibile?

scritto da il 16 giugno 2010

- 120 ore di straordinario obbligatorio (40 nel CCNL);
- deroghe dalla legge, che garantisce pause e riposi in caso di lavoro a turno;
- riduzione delle pause dagli attuali 40 minuti a 30 per ogni turno;
- possibilità di straordinario nella mezz’ora di pausa mensa per i turnisti;
- sanzioni disciplinari nei confronti delle Organizzazioni sindacali, che proclamano iniziative di sciopero e sanzioni nei confronti dei singoli lavoratori che vi aderiscono, fino al licenziamento;
- facoltà di non applicare le norme del CCNL, che prevedono il pagamento della malattia a carico dell’impresa (da iriospark).

Vi sembra così “incredibile che ci sia un no” a un accordo di questo tipo, come sostiene Miss Marcegaglia?

E’ così “straordinario”? E’ la “rivincita dei riformisti”? E dov’è tutta questa “convenienza”?

Oh, come chiosa il trio Brunetta-Sacconi-Tremonti!

Senza parlare di chi ha firmato e accettato…tanto poi non sono loro a doverci sottostare. Evitiamo poi di chiederci quale rappresentatività numerica hanno i sindacati che si sono messi a 90…

Concludiamo ancora con Miss Marcegaglia: ““davanti ad una azienda che va contro la storia, prende produzioni dalla Polonia e le riporta in Italia” SBAGLIATO! La frase giusta è: “fa diventare l’Italia la nuova Polonia”…

legge bavaglio

scritto da il 11 giugno 2010

Il Buongiorno di Gramellini oggi esce in bianco, per abituarsi a quando la legge sulle intercettazioni impedirà di affrontare gli argomenti che nutrono da sempre i corsivi di satira e di costume.

In bianco è anche la prima pagina di Repubblica.

La Repubblica Italiana invece dovrebbe essere in nero: per lutto.

Italiani, popolo di ignoranti! Tutti a disquisire intorno alla proposta rilanciata dalla Gelmini, che ricordiamo essere ministra della regia monarchia di Arcore: riprendere la scuola a ottobre così da allungare il tempo per il turismo.

E si levano cori: nonni che ricordano come loro tornassero a scuola sempre il 1 ottobre, mamme che chiosano domandosi dove parcheggeranno i figli, padri che…piangono solitari mourinho e aspettano i mondiali.

Italiani, popolo di ignoranti! Aveste fatto più attenzione alle lezioni di letteratura, ora non sareste a perdere tempo in inutili considerazioni!

Perchè la natura della proposta risiede tutta nella Divina Commedia del padre Dante: «Così s’osserva in me lo contrapasso».

La legge del contrappasso: cari ragazzi, fate pure tanta vacanza oggi. Tanto di ferie, domani, non ne farete più di due settimane.

Sempre che troviate un lavoro, perchè senza non sarete mai in ferie ma disoccupati.

NB: nel concreto, il problema di chi guarderà i bambini a casa, considerato il numero di disoccupati e cassaintegrati, mi pare che sia il meno. Piuttosto vorrei sapere chi riuscirà ad andare in ferie. Ma questo potrebbero spiegarcelo le due esperte: Gelmini & Brambilla, premiata ditta, già fornicatrice della real casa…ops!

Vi ricordate lo sbarco del padrone di Arcore su Facebook di qualche settimana addietro?

No. Poco male: non era niente di interessante.

Anche perchè da quelle parti, di Internet (e non solo di Internet) ne capiscono veramente poco…anzi, direi proprio nulla!

E così possiamo sentire Google diventare “gogol”: lallazioni da bambini, beatamente ignoranti ed etero centrati.

Volete sentire? Vi dobbiamo avvertire che il tono di voce è da voltastomaco: laStampa.it (oppure da qui)..

Suvvia, può capitare a tutti di sbagliare. Non si tratta invece di un errore la “Bozza definitiva” di “Codice di autodisciplina a tutela della dignità della persona sulla rete Internet” presentata lo scorso 12 maggio dal Ministro degli Interni Maroni ed dal Viceministro alle Comunicazioni Romani agli operatori Internet.

Scrivono Paolo De Andreis e poi Guido Scorza:

«Non si possono spezzare le reni alla libertà di espressione affrontandola frontalmente come fosse una spedizione militare, la debacle è pressoché sicura. Tocca circumnavigare con pazienza il suo nocciolo, saltellare tra casi di cronaca, presunta sacralità della privacy e discutibili decisioni della magistratura per definirne un perimetro che appaia ragionevole. Da qui la decisione di Maroni di presentare, come già i Governi nostrani han provato a fare altre tre volte in cinque anni, un codice di auto-regolamentazione dei servizi Internet. Con una novità: questa volta si invita chiunque operi su Internet a cancellare tutto quello che ritenga ledere “la dignità umana”, locuzione che nella migliore tradizione dell’ambiguità giuridica italiana non ha alcun significato. Il tutto sulla sola base di una “opportuna segnalazione” e non di un provvedimento della magistratura».

«Si tratta della prosecuzione dell’iniziativa già lanciata, nel dicembre dello scorso anno, dal Ministro Maroni, a seguito dei fatti di Piazza del Duomo a Milano:(…) c’è da chiedersi quale sia il senso di dettare regole speciali per la “Rete italiana”, mentre il resto d’Europa e del mondo prosegue sulla sua strada. (…) non si può non rilevare che è una curiosa forma di “autoregolamentazione” quella che sta andando in scena nel nostro Paese: due Ministri della Repubblica predispongono una “bozza definitiva” di codice e la “propongono” agli operatori, auspicandone una rapida – un mese al massimo – adozione. A mia memoria è la prima volta che l’autoregolamentazione di un settore vede la luce da una penna di Palazzo Chigi!».

Così ci viene il dubbio che “gogol” non sia stato uno sbaglio, ma una scelta precisa: il Governo, nella persona del suo padrone, di Internet non ne capisce nulla, dormite perciò sonni tranquilli…illusi!

Scajola: perchè ti dimetti?

scritto da il 5 maggio 2010

Tutti a stupirsi e a domandarsi il perchè Scajola si è dimesso.

Tutti a dire: ma non è indagato, perchè lo fa?

Eppure è così semplice: risiede proprio nel non essere indagato il motivo delle sue dimissioni.

Perchè se non è neanche indagato, non ha bisogno dell’immunità!

Magari è meglio lasciare il posto a qualcuno più a rischio!

Poi si potrebbe aggiungere che il “non sapevo” è quantomeno ridicolo, ma anche che Scajola non è nuovo a dimissioni, come scrive Leonardo: vi ricordate chi era ministro dell’Interno durante il G8 di Genova?

Il rogo di Gomorra

scritto da il 17 aprile 2010

di Massimo Gramellini

Sono d’accordo con l’Amato Premier. La mafia italiana è appena la sesta nel mondo (il prossimo anno non parteciperà neanche alla Champions), la sua fama è tutta colpa di «Gomorra». Che in realtà parla di camorra ed è pubblicato dalla casa editrice dell’Amato. Ma sono quisquilie. Piuttosto: perché fermarsi a Saviano, dico io. Si chiami il ministro fuochista Calderoli e gli si commissioni un bel falò per buttarci dentro altri libri disfattisti. Comincerei dai «Promessi sposi»: tutti quei bravacci e signorotti arroganti, che agli stranieri suggeriscono l’immagine fasulla di un Paese senza regole, dove la prepotenza e la furbizia prevalgono sul diritto. E «Il fu Mattia Pascal»? Vogliamo continuare a diffondere la favola negativa dell’uomo che cerca un legittimo impedimento per potersi fare i fatti suoi? Nel fuoco, insieme con «La coscienza di Zeno», un inetto che non riesce nemmeno a liberarsi del vizio del fumo, quanto di più diseducativo per una gioventù che ha bisogno di modelli positivi come il vincitore di «Amici».

Porrei quindi rimedio alla leggerezza sconsiderata del «Gattopardo». «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Hai trovato la formula segreta del potere e la spiattelli in giro così? In America nessun romanzo ha mai raccontato la ricetta della Coca-Cola. Nel fuoco anche Tomasi di Lampedusa: con quel cognome da nobile sarà di sicuro comunista. E poi «Il nome della rosa». Morti e sesso torbido in un monastero. Di questi tempi! Il nome della Rosa è Pantera. Il resto al rogo. Su con quelle fiamme e linea alla pubblicità.

Cota è il mio presidente

scritto da il 31 marzo 2010

Premessa: non è diventato presidente grazie al mio voto. Se non avete capito bene: rileggete. Adesso possiamo iniziare…

Ieri sera leggevo a mia moglie i titoli dei gruppi che comparivano su Facebook: da “Cota non è il mio presidente” a “Provare imbarazzo per i piemontesi che hanno votato Roberto Cota”, passando per “se hai votato Cota fammi il piacere di dirmelo così ti cancello” e “Torino ha una relazione complicata con la Regione”.

Tutti simpatici, geniali nel giocare con le parole, tutti vicini al mio sentire. Ma non voglio aderire a nessuno.

Perchè vedo un pericolo: quello di non rendersi conto che si è perso. Quello di non capire che qualcosa non ha funzionato.

La vittoria della Bresso sembrava quasi certa e invece ha vinto lo sfidante. Perchè? Forse gli elettori hanno sentito la Bresso molto più distante di Cota, detto in altre parole (brutte) torinocentrica?

Forse può dar fastidio dare il voto a chi ti umilia? Meglio valdese che cattolico può non essere piaciuto (e vale il viceversa).

Forse i motivi sono altri, ma sicuramente ci sono.

Allora preferisco non cadere nel tunnel, tipicamente italiano, di non riconoscere la sconfitta. Preferisco le parole di Francesca: “prende nota, da buona affittuaria con i nuovi inquilini, di ciò che lascia in consegna in buone condizioni. Per tutto ciò che verrà riconsegnato tra 5 anni in condizioni peggiori PAGHERETE”.

Ma un po’ preoccupato leggo anche cosa scrive Zanotti: “a pochi passi gli scafati professionisti dell’uno e dell’altro schieramento si battono pacche sulle spalle e si scherniscono facendosi seri solo di fronte ai giornalisti: «Siamo prudenti, i risultati non sono ancora definitivi». E giù pacche”.

Noi siamo tristi, chi dovrebbe esserlo si scambia pacche sulle spalle. Ho paura che i motivi della sconfitta interessino solo a me.

passate le votazioni: piove!

scritto da il 30 marzo 2010

Finite. La tornata elettorale senza campagna elettorale è finita.

Chi ha vinto? L’astensionismo. Peccato che non fosse candidato.

Ma gli italiani non l’hanno voluto capire e l’hanno votato ugualmente. Oppure l’hanno capito, l’hanno votato, lui ha vinto ma in realtà al suo posto ci sarò un altro, un altro che ha ottenuto in percentuale molti meno voti.

Volete un esempio? In Toscana, il vincitore ha preso il 59,7% dei voti. Una bella percentuale. I voti però sono arrivati dal 61,3% dei toscani (aventi diritto di voto, anche detti elettori). Quindi, il vincitore è sostenuto dal 36,59% degli elettori. Il vero vincitore è astensione: 40,3%.

Ma non ha voce e questo gli italiani devono capirlo.

E chi ha vinto? In una partita, il risultato di 7-6 indica che la vittoria è di chi ha fatto 7 punti. Ad esempio: se la sfida tra cani e gatti finisce 7-6, vincono i cani. Ma se la partita è giocata in casa, magari dopo aver vinto in trasferta (sempre i cani) per 11 a 2, allora la vittoria ha il sapore amaro. E se i punti fuori casa contano doppio, il risultato è addirittura ribaltato.

E adesso?

Piove. Governo ladro.

ps: per la cronaca locale, il 47,32% di 64,33 equivale a 30,44. Neanche 1 piemontese su 3 vuole Cota come presidente. Chiaro?

immigrato non vuol dire criminale

scritto da il 29 gennaio 2010

Berlusconi: «riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali».

Mons. Crociata: «Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità fra italiani e stranieri sono uguali se non identiche. La considerazione di fondo sugli immigrati resta la dignità di ogni persona umana che non può essere oggetto di giudizio e pregiudizio, come ha ricordato il Pontefice».

La chiesa italiana ha risposto a Berlusconi. Senza lasciare dubbi di interpretazione.

E le 1000 sinistre italiane?



Che silenzio assordante.

No, Craxi no!!! parte 2

scritto da il 15 gennaio 2010

Alla fine la via a Craxi verrà dedicata, magari anche un corso, un giardino, una tangenziale…no, quella sarebbe superflua!

E nessuno si opporrà seriamente. Nessuno. Neanche i “duri & puri” che si svegliano al mattino presto per impedire che vengano intitolate vie ad Almirante. Per Craxi resteranno a dormire tranquilli…

Ma perchè?

Non vi ricordate? Andate a leggere su wikipedia:«Bettino Craxi morì il 19 gennaio del 2000 per un arresto cardiaco. L’allora presidente del Consiglio e leader dei Democratici di Sinistra Massimo D’Alema propose le esequie di Stato».

Mi sembra chiaro: la destra propone e la sinistra non si oppone. Ecco il concetto di democrazia secondo i nostri politici!

Io a questo non ci sto e ripeto: no, Craxi no!!!

Ma torniamo a qualche riga sopra: non vi ricordate di D’Alema? Allora fanno ancora più paura le parole della Moratti: «la storia, come dire, è il fondamento della libertà del popolo; la memoria è un’altra cosa: è un po’ l’anima del popolo. E a volte ci può essere come il rischio che la storia e la memoria non stiano insieme».

La punteggiatura l’ho messa io per facilitare la lettura. L’originale lo trovate nel video che segue. Dopo averlo visto, provate a riflettere: dopo 10 anni è davvero possibile che storia e memoria siano così lontane? O forse si vuole manipolare la storia per cancellarci del tutto la memoria?

No, Craxi no!!!

scritto da il 14 gennaio 2010

Intitolargli una via per “superare le divisioni” è la proposta di Letizia Moratti. E per fortuna che non fa più il ministro della pubblica istruzione, altrimenti potremmo trovarci a studiare Caligola come esempio di politica ecologicamente impegnata!

Ma Alessandria riesce a battere Milano! Scrive Gramellini: «Alessandria ha intestato una via a Bettino Craxi, prima città del Nord a rendere omaggio allo statista condannato per tangenti, in anticipo persino sulla sua Milano. Per assicurarsi l’astensione del Pd, la maggioranza di centrodestra ha intitolato strade anche a Nilde Iotti e a Norberto Bobbio. (…) Siamo alla pacificazione nazionale, ottenuta attraverso quei morti che da vivi non poterono o non vollero realizzarla. (…) Chi riesce a far convivere Craxi, la Iotti e Almirante in una stessa delibera potrà ben trovare un accordo su questioni più semplici, come la riforma della magistratura. L’unico rischio è l’inevitabile irrigidimento dei socialisti, appena scopriranno che la via dedicata con un po’ di perfidia al loro Bettino è quella che conduce alla tangenziale».

Ieri poi è arrivato il direttore del Tg1, Minzolini a sparar…ops! dire la sua: «Craxi è stato trasformato nel capro espiatorio di un sistema che era stato l’ultimo residuo della guerra fredda, una democrazia costosa permise al paese di restare per cinquant’anni nel mondo libero».

Talmente grossa che anche il mio amico Diego si è ribellato: «Vien da pensare, in malafede appunto, che ci sia in corso una grossa operazione di revisionismo adesso che i fatti sono lontani dalla memoria. Che si voglia parlare bene dell’ Ante Silvio per poter parlare meglio, anche e soprattutto, del Silvio attuale. Che si voglia riabilitare il ladro certo, (perché questo Craxi era per la legge italiana, non per gli anti socialisti, ma per la legge italiana) per scudare ancora di più quello presunto».

Alla Moratti voglio solo questo: intitolare la via a Craxi è vero che aiuta a superare le divisioni. Le divisioni, oramai sempre più labili, tra onestà e disonestà. A vantaggio della seconda.

E prima di dimenticarcene, ascoltiamo bene cosa cantava Paolo Rossi:

«A me è capitato, io ho volato una volta, e ho visto Milano dall’alto e volevo descriverla. Ecco: Milano dall’alto è come la cellula del DNA. Fateci caso. Io non ho presente com’è la cellula del DNA, ma la prima cosa che mi ha ricordato è stata questa. Ma c’è qualcosa di più. Prendiamo le circonvallazioni che dall’alto si vedono benissimo: sono a cerchi concentrici, come i cerchi delle Olimpiadi, ma uno dentro l’altro e, fateci caso: le strade principali partono dalla periferia e arrivano al centro tagliando la città come una torta. Come fette di torta. Ecco, questo la dice lunga sul destino che questo luogo ha avuto poi in seguito, ma il problema non è tanto questo, cerchiamo di capire… cerchiamo di capire, questo è abbastanza facile, abbastanza scontato, il problema è un altro. Il problema è che io dall’alto ho notato che c’è un buco nero, da qualche parte al centro, che in qualche modo ha ciucciato delle cose. Io questo buco nero scientificamente l’ho chiamato il Big Black Bigul, il Grande Pirla Nero che, ciucciando, ha portato via migliaia di unità operaie, fabbriche, latterie, oratori, calcio balilla, un casino di roba. I milanesi per resistere a questo ciucciamento del Big Black Bigul si aggrappano ai mestieri più straordinari e assurdi, non sapete… operatore ecoturista vegetariano, animatore macrobiotico steineriano, comico cabarettista, assessore, primo ministro, i mestieri più assurdi, più cretini. Insomma, tutti ciucciati da questo buco nero, ma il problema non è quanti si salvano e quanto o quanti vengono ciucciati, ma, cioé, se… io ho fatto il perito chimico e quindi ho un’educazione un po’ scientifica: se c’è un risucchio, qualcosa parte da un luogo e va in un altro, questo è matematico. E se c’è il ciucciamento, cioé: tira, ma dove va? Cioé, sparisce forse?”
Cochi: “Scusi l’impertinenza, ma dove va a finire tutta questa roba?”
Paolo Rossi: “La mia domanda che mi pongo da scienziato, proprio: il Big Black Bigul… io, insomma, un’idea piccolina ce l’avrei…”

Paolo Rossi: Ad Hammamet»

continuate ascoltandola qui sotto

cos’è più violento?

scritto da il 15 dicembre 2009

Ditemi voi cos’è più violento:

a) la storia dei lavoratori di Agile ex Eutelia: società passate di mano in mano, come in un gioco di scatole cinesi, non perchè in fallimento ma per riuscire a farle fallire. Fallire e tenersi il tfr di migliaia di lavoratori. Il tutto nell’indifferenza (che non equivale ad essenza di colpa) del governo.

b) una persona che tira un souvenir al capo del governo di cui sopra.

Prima che rispondiate, mi sia permesso: se il capo di quel governo fosse rimasto a occuparsi del bene dei suoi cittadini, difficilmente avrebbe ricevuto un souvenir sul naso.

Se però pensate che sia più violento il caso “a”, allora sappiate che verrete presto schedati. E sarà solo l’inizio: il carnefice appare come vittima, il lupo sembra l’agnello, il criminale appare come il salvatore e nessuno si prepara a bloccare il viaggio in treno da Milano a Roma.

Tutto già visto, eppure è proprio vero che la storia non fa che ripetersi…

l’immunità? Già c’è!

scritto da il 26 novembre 2009

Accusato di concorso esterno in associazione mafiosa eppure a piede libero.

Latitante? No, semplicemente deputato, ovvero appartenente a quella casta che in Italia non sono può fare ciò che vuole, ma sceglie anche per gli altri e non prova mai vergogna.

Non si straccino le vesti i politici che oggi sono all’opposizione, perchè la Giunta per le Autorizzazioni, che ha respinto la richiesta di carcerazione di Cosentino, ha sempre mantenuto la stessa linea da destra a sinistra: ben difficilmente concede.

Ancora c’è da discutere sull’immunità?

ps: a chi la pensa come Quagliarello: «Non possiamo mettere il governo nelle mani dei pentiti», ma è ancora capace di ragionare, consiglio di leggere Storia di Giovanni Falcone scritto da Francesco La Licata. Troveranno il perchè.

separazione delle carriere

scritto da il 16 novembre 2009

Io sono assolutamente favorevole: è ora di separare le carriere di chi opera nella giustizia!

Perciò, se vuoi continuare a fare l’avvocato, non potrai scegliere di fare il parlamentare, deputato, senatore, di destra, di sinistra, di centro, di nessuno, ma dovrai separarti dalla tua carriera professionale almeno per la durata della legislatura.

Altrimenti sorge il dubbio che tu possa far passare in parlamento delle leggi che ti permettano di vincere le cause dei tuoi clienti.

E poi sorge il dubbio su chi ti sta pagando: lo stato (cioè noi) come parlamentare? O il tuo cliente in base alla parcella? Forse, visto l’ambiente, la domanda è retorica: entrambi.

Prendiamo un esempio a caso: il deputato Ghedini l’avete mai visto intervistare nelle vicinanze della Camere dei Deputati? Sempre e solo in aule di tribunale! Mi spiegate quando si guadagna lo stipendio che io gli pago?

Basta! Viva la separazione delle carriere…

No? Non è così che viene intesa? Ah…

ps: se vi interessa qualche dato sull’esempio a caso, guardate qui.