il decalogo del Momi

scritto da il 9 ottobre 2008

Qualche giorno fa mi è arrivata, con la newsletter di Identità Golose, la segnalazione del decalogo del Ristorante Momi. Penso che varrebbe la pena riprenderlo, non solo in altri ristoranti ma anche in tanti altri luoghi più o meno pubblici.

«Ci piacerebbe che consideraste il ristorante-caffetteria come la vostra casa e come in ogni casa, anche da Momi esistono delle regole:
– Precedenza ai disabili, alle signore anziane, alle signore in dolce attesa e a tutte le donne
– Vietato fumare e bere superalcolici ai minorenni
– Non buttare carte e sigarette per terra o nei vasi
– Non sporcare volontariamente i tavoli
– Non bestemmiare
– Non dire parolacce
– Non urlare
– Sedersi in maniera composta
– Non masticare la cicca come mucche
– Togliere il berretto all’interno del locale
– Non picchiarsi
– Rispettate il nostro lavoro
… si accettano suggerimenti!».

Per dirla con Paolo Marchi: «Grande Momi: bravo!».

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Plateau royal

scritto da il 8 ottobre 2007

Venerdì sera abbiamo scoperto un angolo di Bretagna nel centro di Torino. Se non amate il pesce evitate di continuare a leggere. Altrimenti seguitemi…

Avevo circa 11-12 anni quando, in compagnia degli zii, provai l’emozione di mangiare il pesce crudo in un ristorante di Parigi. Garnier si chiamava il locale. Non so se esiste ancora, la scelta era caduta su di lui perchè probabilmente mia zia l’aveva già testato. Nei miei ricordi di bambino c’è l’immagine di Parigi con diversi ristoranti in cui il pesce, spesso ancora vivo, era esposto davanti all’ingresso. E quando il cliente ordinava, veniva preso dal cameriere per essere cucinato. Per la prima volta assaggiai le lumachine di mare…

Gli anni sono passati, il ricordo non è mai svanito ma neppure rinfrescato. Perchè in Italia, purtroppo, non ci si può fidare in questo settore. Poi, la scorsa settimana, vediamo una pubblicità su Torino7 e, visto che venerdì si festeggiava, cogliamo l’opportunità. Prenotiamo.

Ristorante Simini, in realtà una gastronomia in cui, per tre-quattro sera la settimana, vengono serviti ostriche & frutti di mare. Il nostro tavolino era stato preparato davanti al bancone, una sistemazione di fortuna che si è rivelata fortunatissima: per tutta la serata abbiamo avuto la compagnia di Michael, le roi des Coquillages.

Plateau royal: ostriche, astice, granchio, scampi, gamberoni e gamberoni royale,lumache, lumachine, gamberetti grigi, vongole della Bretagna, mandorle di mare, tartufi, clams, cozze del Mont St Michel… tutto accompagnato da uno champagne che sembrava creato apposta! Due ore di assoluto piacere per finirlo. E chiudere con un Calvados.

Volete farvi un’idea? Il sito è www.ostrichefrancesi.com . Lo segue personalmente Michael ma, penso non faticherete a credermi, la sua specialità sono le ostriche. Si puo’ cenare lì, in corso Racconigi 30 a Torino, o portare a casa. Se vi fermate potrete chiacchierare, esercitandovi magari con il francese, con Michael, con sua moglie o con la cameriera futura dottoressa, scoprendo qualcosa di più della Bretagna.

Il prezzo? Per il pesce crudo prima conta la qualità. Poi, comunque, giudicate voi se non ne vale la pena.

Mi riaggancio al post di ieri e posso esordire dicendo che è stata una fortuna che non abbia telefonato io. Così ieri sera abbiamo potuto gustarci il nostro bel fritto misto!

Non tutti gli antipasti erano aglio&cipolla-free (anch’io mi faccio sedurre dall’ital-inglisc!), ma sono stati gentili preparandoci la carne cruda senza aglio. Riflettendo sul locale e sulla serata ho pensato che è giusto così; anzi è una fortuna che dobbiamo apprezzare, ovvero la possibilità di uscire a cena, mangiare bene e spendere il giusto, ieri sera una ventina di euro per uscire davvero sazi. Sono locali che sembrano destinati a scomparire; troppo spesso dietro il nome trattoria si trovano dei ristoranti stellari. Non stellati e nemanco da sogno, ma con prezzi esageratamente alti! E dove, comunque, non sanno neanche ciò che ti servono.

In una vera trattoria posso anche perdonare che non sappiano che nella rubra c’è la cipolla. Anche perchè quando mi servono la lingua in salsa mi sanno comunque dire esattamente come l’hanno preparata. Un connubio tra sala e cucina che è difficile trovare in locali ben più blasonati, segno di una passione che anima chi conduce la trattoria.

Il fritto misto? Dimenticate i pranzi di matrimonio anni ’80, in cui dopo 125 portate, alle 17:30 di un torrido pomeriggio di luglio, arrivava un insieme riscaldato di olio, pangrattato, pastella e qualcos’altro! Il fritto misto dev’essere il re del pasto, come ieri sera: due antipastini e poi Lui! Caldo, fragrante, con la giusta alternanza dolce e salato, pangrattato e pastella. Ben fatto, buono, molto buono anche se un po’ meno del solito. Ma è un piccolo dettaglio di una sera di fine agosto che non ci impedirà di tornare ancora!

Dove? A Scarmagno (TO) al bar ristorante La Travà.

Commenti disabilitati su non c’è stato da ridere…e neanche da piangere!

sarà da ridere?

scritto da il 29 agosto 2007

Ieri abbiamo prenotato per stasera in un ristorante canavesano. Telefonando abbiamo, come al solito, avvertito che c’era una persona allergica ad aglio, cipolla & c.  La risposta: “Beh, al massimo non mangia i piatti che ce l’hanno”. EHHHHH?!!!

Non ho telefonato io, perchè in tal caso stasera non saremmo andati li. Invece ci andremo e quindi domani vi farò sapere…

trattoria El fornel

scritto da il 19 agosto 2007

Era da qualche mese che volevamo andare a visitarla e ieri sera siamo finalmente arrivati in quel di Alice Superiore, in Valchiusella, alla trattoria El fornel.

Non siamo andati con macchine fotografiche e blocchetti degli appunti. Non lo facciamo mai e più passa il tempo e più mi convinco di una cosa: il momento del pasto dev’essere un piacere. Legato a ciò che mangi. E allora va benissimo poter ammirare la disposizione del cibo nel piatto, ancora meglio se puoi coglierne i profumi prima di mettere in bocca il cibo. Ma dev’essere un piacere anche legato al momento di convivialità, poter fare due parole, due risate, senza troppo dover ragionare. Perciò non aspettatevi una recensione alla vg o quant’altro. Stop.

Piuttosto parliamo di chi il locale lo manda avanti. Perchè ieri sera abbiamo messo a dura prova la loro professionalità: alla trattoria propongono piatti basati sui prodotti tipici della zona, che essendo di quasi montagna ha una vasta scelta legata ai latticini e ai formaggi; poi ci troviamo in Piemonte e quindi aglio e cipolla regnano sovrani.

Nella nostra compagnia di quattro persone di ieri sera, una è allergica ad aglio e cipolla, due non sopportano il formaggio! Conclusioni? Ieri mattina, prenotando, avevo accennato all’allergia e ieri sera c’erano pronti i ravioli con ricotta di capra e fiori di zucca apposta per noi. Mentre del formaggio non ne avevo parlato, ma gli sono bastati pochi minuti per capirlo e prepararci il risotto con le pere (buonissimo!) apposta per noi senza tometta. Eccezionali!!!

Alla fine della serata avevamo potuto tutti e quattro mangiare e saziarci. Si presentano come trattoria, ma un trattamento così professionale e al contempo gentile, credetemi, è difficile da trovare!

Qualche difetto? Forse ricaricare il prezzo del vino (parlo dell’Erbaluce in bottiglia che abbiamo scelto) raddoppiandolo è un po’ troppo. Forse si potrebbe pensare di inserire un Passito nella carta dei vini, da accompagnare al dolce. Forse…è meglio lasciare che continuino così, perchè si mangia bene e alla fine il prezzo è molto onesto.

Ci torneremo se ci vorranno ancora, altrimenti ci presenteremo sotto mentite spoglie. Anche se, una volta seduti a tavola, verremo irrimediabilmente scoperti!

Ps: c’è anche un sito: www.elfornel.it. E’ ancora in uno stato un po’ embrionale ma fateci un giro, potreste scoprire che la prossima settimana c’è in programma un tema culinario che vi puo’ interessare… Ah! Se vi interessa e non volete perdervelo, prenotate!

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“sorella acqua”

scritto da il 20 luglio 2007

Sarà che ho la fortuna di vivere in un paese in cui, dai rubinetti esce un’acqua spettacolare, o sarà che mi piace mangiare bene ma non spendere anche 5 euro per una bottiglia d’acqua, fatto sta che questa campagna di sensibilizzazione di Altreconomia mi pare assai azzeccata.
Sul sito dedicato si puo’ leggere che: “Noi italiani siamo i primi consumatori al mondo di acque minerali. Ogni anno ne beviamo quasi 190 litri a testa, in media. E fuori casa, nei locali pubblici, beviamo quasi esclusivamente acqua in bottiglia”.
E fin qui tutto bene, ma: “Spesso sono gli stessi gestori che, quando chiediamo una brocca o un bicchiere di acqua di rubinetto, ci spiegano di non potercela servire, anche se nessuna legge lo vieta”.
Ed ecco lo scopo della campagna “Imbrocchiamola!”: vi chiede di segnalare i ristoranti, i locali, le pasticcerie, i bar che servono l’acqua di rubinetto e quelli che non lo fanno. Diventare così uno strumento per sensibilizzare all’uso dell’acqua di rubinetto che ??è buona, controllata, comoda (arriva in casa) e poco costosa.
I locali già segnalati e altri approfondimenti su: http://www.imbrocchiamola.org/

(questo post l’ho pubblicato ieri su Lo Spillo. Qui a destra ho creato una categoria “Iniziative” per tenere il link alla campagna)

ma la “guida” mi guida?!

scritto da il 14 giugno 2007

L’altra settimana, una persona amica mi ha raccontato il suo “incontro” con un tizio. Questo, mai visto prima, si era prenotato per una serata di degustazione. Arrivato si è presentato come il proprietario-scrittore di un blog (abbastanza conosciuto nell’ambiente) in cui presenta recensioni dei ristoranti in cui va a mangiare. Grazie a notevoli possibilità economiche le sue recensioni sono specializzate in ristoranti “stellati” e simili, posti in cui la spesa non è mai inferiore al centinaio di euro a cranio.

Il mio amico è rimasto alquanto perplesso nell’ascoltare questo personaggio, per non dire che l’ha proprio infastidito! Come si permette costui di dare giudizi, di criticare senza conoscere la cucina e il lavoro che sta dietro, mi diceva estendendo il discorso, così mi è parso di capire, un po’ a tutta la “razza” dei blogger-gastronomi?

Il discorso si è poi interrotto e non sono riuscito ad esprimere il mio pensiero all’amico. Fermo restando il massimo rispetto per chi si impegna e duramente lavora nelle sua cucina e riconoscendo che è vero che se ti abitui a certi livelli non ne sentirai (subirai) più la magia e i tuoi giudizi saranno molto critici e forse anche fastidiosi. Assodato tutto ciò, ma chi deve veramente fare un passo indietro? Il blogger, che esprime un giudizio esponendosi in prima persona e lo lascia nel web a chi lo vuole (sottolineo a chi vuole) leggere, o il ristoratore che si fa pagare una porzione (non un pranzo) 30 euro?

Penso che il ristoratore che si fa così (stra)pagare deve accettare il peso di certi giudizi, perchè la tassa per emetterli è stata versata.

Era un paio di giorni che volevo scrivere questi pensieri, quando oggi mi è capitato di leggere un pezzo in cui si raccontava del famoso critico gastronomo Raspelli e delle cause che gli erano state intentate in tribunale. Ho avuto un flash: non avevo mai sentito di guide e censori portati in tribunale per la recensione di un ristorante! Forse, dico forse, perchè nessuno osa contrastare le grandi guide?

Ho ripensato al discorso lasciato in sospeso con il mio amico, aggiungendovi un pezzo: il giudizio dei blogger potrà essere fastidioso e non oggettivo ma è libero… speriamo!

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pizzeria Mergellina

scritto da il 2 aprile 2007

Secondo la leggenda, la sirena Partenope innamoratasi di Ulisse, cerco’ di ammaliarlo col canto e di attrarlo verso il profondo del mare. L’eroe com’e’ noto resistette facendosi legare all’albero mentre costeggiava le coste di Nerano. La giovane sirena si uccise e il suo corpo fu raccolto dalle correnti sullo scoglio di San Leonardo a Mergellina.

C’eravamo stati un mesetto fa, sabato sera ci siamo tornati. Sto parlando della pizzeria Mergellina di Ivrea, una pizzeria che si difende molto bene come ristorante. Un locale piccolo e accogliente, accogliente soprattutto nella saletta interna che non soffre della fastidiosa presenza della porta d’ingresso. E il nome del locale non lascia dubbi: ristorante di pesce.

Pesce. Fresco, ben cucinato, ben presentato, fatto al momento e con competenza (sanno dirti se c’è aglio e cipolla e sanno tenerli lontani). Pasta di Gragnano, a cui è dedicato un “quadro tridimensionale” in sala. Pane fatto nel forno a legna delle pizze (da provare). Carta dei vini minimal ma intelligente. Graditissime le focacce che sabato sera ci hanno offerto in accompagnamento ai nostri piatti. Le impressioni dopo la seconda volta sono buone allora? Buone, ma…

…le presentazioni sono belle, bella la scelta di piatti diversi per portate diverse. Peccato che qualche piatto non era proprio lindo! Non sporco da lavare, sia chiaro, ma si vedevano le ditate di chi lavora in cucina. Peccato.

…il personale di sala è simpatico, professionale, peccato per la padrona. Assolutamente fuori luogo. E’ inutile che arrivi con il finto sorriso al tavolo e poi a 50 cm insulti tutti! Mandatela in pensione, la vita migliorerà!

…forse i prezzi sono un po’ alti quando vai oltre una pizza o un primo e dolce.

Ma penso che ci torneremo. E soprattutto vi invito a passarci, perchè i suoi difetti si dimenticano con davanti il suo cibo!

metti una sera a cena…

scritto da il 11 novembre 2006

Metti una sera a cena 7 reduci da un’avventura vissuta solcando i sette mari e vivendo le esperienze più inimmaginabili che la mente umana possa concepire. Luogo di ritrovo una tra le più belle ed esoteriche città del nord Italia, come la profondità dell’avventura vissuta richiede… Cos’altro poteva capitare?!

Sulla scia di antichi ricordi…

Un turbine di idee e supposizioni che si incrociavano…

Passando per i paesi più lontani…

Per giungere ad un solo risultato…

Ok, diciamoci la verità: quando siamo entrati e il simpaticone di turno ha detto: “siamo tutti astemi” alla signora è preso male. Quando poi abbiamo iniziato a chiederle prestazioni particolari come la bottiglia coperta, in quel momento ha maledetto il giorno in cui ha deciso di aprire il ristorante!

Quale ristorante? Magorabin a Torino in Corso San Maurizio (di fronte a Palazzo Nuovo).

Giudizio? Calda e accogliente la sala ma quando è stata piena era troppo rumorosa. E la porta che si apriva dietro la mia schiena molto fastidiosa. Bellissime le salviette di spugna monouso in bagno, con un lavabo spettacolare (il tubo di rame me lo devo ricordare!). Cura e buon gusto nella presentazione dei piatti. Molto belli i bicchieri!

E per il nostro problema di aglio, cipolla & c.? Nonostante non fosse stata preavvertita, la sala, nella figura della padrona, si è dimostrata molto disponibile e con gentilezza attenta al cliente. In cucina, forse, non altrettanto.

Finale? Forse troppe bucce di arancia candita e un po’ caruccio. Ma la serata è stata davvero molto piacevole!

Alla prossima concordiani…

ps: e con oggi apro una nuova categoria: ristoranti, magari ci riporto anche vecchi post.