stai male? Paga!

scritto da il 12 gennaio 2010

Cosa capita a un dipendente statale dopo una notte di vomito e diarrea?

Al mattino può stare a casa, ma deve pagare 8 euro.

Gli italiani un tempo lottarono e ottennero dei diritti. I loro figli invece si misero a guardare Drive in e Bim Bum Bam. E poco alla volta dimenticarono.

ps: la porcata degli 8 euro è da attribuirsi unicamente al ministro Brunetta del governo Berlusconi. Chissà perchè nasce l’odio? E ‘ difficile da capire? Mah…

30 per cento

scritto da il 8 gennaio 2010

Da LaStampa.it: «Dal prossimo anno scolastico scatterà il tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi. Lo prevede una nota inviata dal ministero dell’Istruzione a tutte le scuole».

E il motivo? «Stabilire un tetto – ha spiegato Mariastella Gelmini – è un modo utile per favorire l’integrazione, perchè grazie a questo limite si evita la formazione di “classi ghetto?? con soli alunni stranieri».

Ottimo! E per chi non rientra nel 30%? Una cinquantina di anni fa avevano inventato un’alternativa al ghetto: non è che qualcuno ha deciso che si possono riaccendere?!

Paradossi a parte, con quale coraggio il ministro della (d)istruzione sostiene che «I nostri istituti sono pronti ad accogliere tutte le culture e i bambini del mondo»? Al massimo ne accoglie il 30%, preferibilmente belli, puliti, ricchi e intelligenti. Magari intelligenti non è il caso, se no poi da grandi non votano PdL.

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su Boffo era tutto finto

scritto da il 4 dicembre 2009

Leggete cosa risponde Vittorio Feltri a una signora che gli chiede chiarimenti sul caso Boffo.

Per chi si fosse dimenticato: Boffo era il direttore di Avvenire e si dimise in seguito a uno “scoop” del giornale diretto da Feltri ed edito da Berlusconi.

Leggete la risposta, la riporto per intero, e fate bene attenzione a un passaggio: «persino l’Avvenire(…) cedette alla tentazione di lanciare un paio di petardi». La notizia su Boffo oggi passerà in secondo, se non terzo-quarto-ultimo piano, ma il sistema resta intatto: chi sbaglia muore. Nel migliore stile mafioso di cui oggi ha parlato un certo Spatuzza…

«Gentile signora,
quando abbiamo pubblicato la notizia, per altro non nuova (era già stata divulgata da Panorama sia pure con scarsa evidenza) eravamo consapevoli che non sarebbe passata inosservata. Ma non per il contenuto in sé, penalmente modesto, quanto per il risvolto politico. Infatti era un periodo di fuochi d’artificio sui presunti eccessi amorosi di Berlusconi. La Repubblica in particolare si era segnalata con servizi quotidiani su escort e pettegolezzi da camera da letto. Il cosiddetto dibattito politico aveva lasciato il posto al gossip usato come arma contro il premier anche in tivù, oltre che sulla stampa nazionale e internazionale.
Persino l’Avvenire, di solito pacato e riflessivo, cedette alla tentazione di lanciare un paio di petardi. Niente di eccezionale, per carità; data però la provenienza, quei petardi produssero un effetto sonoro rilevante. Nonostante ciò, personalmente non mi sarei occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziale che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche. Insieme, un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna. La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali.
All’epoca giudicammo interessante il caso per cercare di dimostrare che tutti noi faremmo meglio a non speculare sul privato degli altri, perché anche il nostro, se scandagliato, non risulta mai perfetto.
Poteva finire qui. Invece l’indomani è scoppiato un pandemonio perché i giornali e le televisioni si scatenarono sollevando un polverone ingiustificato. La «cosa», come lei dice, da piccola è così diventata grande. Ma, forse, sarebbe rimasta piccina se Boffo, nel mezzo delle polemiche (facile a dirsi, adesso), invece di segretare il fascicolo, lo avesse reso pubblico, consentendo di verificare attraverso le carte che si trattava di una bagattella e non di uno scandalo. Infatti, da quelle carte, Dino Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato.
Questa è la verità. Oggi Boffo sarebbe ancora al vertice di Avvenire. Inoltre Boffo ha saputo aspettare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto, tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione.
VF».

L’originale lo trovate qui: http://www.ilgiornale.it/interni/boffo_ho_avuto_modo_vedere/04-12-2009/articolo-id=403971-page=0-comments=1

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Rivarolo è così felice?

scritto da il 3 dicembre 2009

La notizia gira oramai da qualche giorno: una ricerca condotta, per il settimanale Panorama, dal Centro studi Sintesi di Venezia ha stilato la lista dei 100 borghi più felici d’Italia. In questa lista, la canavesana Rivarolo si situa al 35° posto, prima assoluta fra i centri della provincia di Torino.

E’ davvero così?

E come fai a dire che a Rivarolo la gente è davvero più felice che a Salassa?

I parametri, almeno quelli di partenza, basta leggerli su Panorama: «Per individuare i 100 borghi più felici, lo studio ha selezionato un campione di cittadine medie attraverso due fasi. La prima scrematura, effettuata partendo da tutti gli 8.101 comuni italiani (…) ha eliminato di volta in volta gli estremi: per esempio, i comuni con una densità media della popolazione troppo bassa e troppo alta, quelli nei quali gli immigrati residenti sono meno dell’1 per cento o sopra il 15 e così via. I comuni che hanno superato la prima prova sono stati 249.»

Hai capito? Si è felici solo nei comuni dove c’è la giusta quantità di immigrati: un po’ di badanti, un po’ di prostitute e un po’ di braccia a basso costo. Un po’ ma non troppo: ecco la giusta ricetta della felicità.

Direi che la storia si possa chiudere qui.

NB: il riferimento a Salassa è puramente per vicinanza geografica. L’articolo di Panorama lo trovate qui: http://blog.panorama.it/italia/2009/11/27/best-italy-la-felicita-abita-nei-piccoli-comuni-ecco-chi-vince/

l’assegno mensile

scritto da il 27 novembre 2009

Lei chiede 3 milioni e mezzo di euro al mese.

Lui ne offre 200 mila, trattabili fino a 300.

Così dice La Stampa.

Vogliamo tradurre? Una persona che guadagna 1000 (mille) euro al mese, per soddisfare la richiesta di un mese di lei, dovrebbe lavorare, considerata anche una tredicesima, 269 anni e qualche mese.

1 mese = 269 anni.

Se vince lui, basterebbero (sempre con tredicesima) 15 anni e un pezzo.

1 mese = 15 anni.

Possiamo fare una supposizione? Lei chiede 10 per ottenere 5, lui offre 1 perchè può arrivare a 2 senza svenarsi. E alla fine ci si accorda su 1 milione di euro al mese.

Traduciamo? 76 anni, quasi 77.

Considerato che solo i poveri cristi si trovano a pagare assegni di mantenimento superiori alle loro possibilità, 1 milione di euro non toglierà di certo il sonno a lui.

1 milione di euro = 1.000.000 euro = 76 anni di lavoro a 1.000 euro al mese.

….

Per favore, almeno smettiamola di fare la vittima dei magistrati.

Per favore.

C’è chi, oggi, 1.000 euro al mese non li prende.

Giovanni Impastato a Ivrea

scritto da il 24 novembre 2009

Stasera a Ivrea ci sarà Giovanni Impastato, con il co-autore Giovanni Vassia, a parlare del libro scritto su Peppino Impastato, il fratello ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978.

«Vassia, “poco incline – come lui stesso afferma – all’agiografia??, raccoglie la testimonianza di Giovanni e ci restituisce quindi un quadro molto più intimo, in cui Peppino Impastato non emerge soltanto come l’eroe che è stato, come colui che denunciava la mafia e i mafiosi e sbatteva sulle facce, nelle case, sulle tavole dei suoi compaesani la loro stessa paura di parlare e ribellarsi, ma viene fuori anche come “elemento di rottura?? nel contesto di una famiglia di chiara estrazione mafiosa verso la quale perfino Giovanni stesso aveva un atteggiamento di tacita sopportazione.
Emblematico in questo senso è uno dei tanti aneddoti inediti che Giovanni tiene a ricordare: ai funerali del padre, Peppino si rifiutò, a differenza del fratello e della madre, di stringere la mano ai parenti collusi con la mafia, attirandosi ulteriori antipatie. Questo ha aperto in Giovanni una ferita che forse potrà rimarginarsi solo informando le persone e raccontando storie come quella di suo fratello e proprio per questo lui e Franco Vassia da settimane girano in tutt’Italia per presentare il libro» (da radio aut).

ABCinema alle 20:30 con la proiezione del film “I cento passi”.

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la donna e la fogna

scritto da il 12 novembre 2009

di Massimo Gramellini:

Non conosco il disegnatore Alessio Spataro, autore del libro di fumetti «La ministronza» che narra le avventure del ministro Giorgia Meloni (ribattezzata Mecojoni) nelle fogne di Roma, fra topi, scarafaggi e acrobazie erotiche con sconosciuti. Ma immagino che come artista di sinistra sarà giustamente sensibile ai diritti degli esquimesi e sosterrà le campagne ambientaliste per la difesa dell’upupa. Soprattutto si batterà contro lo sfruttamento delle donne e la volgarità con cui il «sistema» turbo-consumista, incarnato in Italia da Berlusconi, le utilizza per vendere prodotti e dare sfogo a istinti primordiali non mediati da educazione e cultura.

Eppure la sensibilità di Spataro si arresta di fronte a forme di vita diverse da sé. Il suo bersaglio è una giovane politica incensurata, sgobbona e talmente al di sopra di ogni sospetto che nemmeno la sua nomina a ministro fu accompagnata dalle battute maliziose che si riservano di solito alle donne in carriera. Viene dal popolo, ma per uno di sinistra non dovrebbe essere un difetto: almeno non lo era fino a qualche tempo fa. Agli occhi di un ultrà dell’ideologia, Giorgia Meloni però ha una tara irredimibile: è di destra e questa appartenenza la fa decadere dai suoi diritti di donna e di essere umano. Il rispetto che meritano le upupa non vale per lei. La si getti dunque nelle fogne, la si trasformi in una ninfomane che non si lava e parla in romanesco triviale coi sorci. Naturalmente trincerandosi dietro il diritto di satira, parolina magica che serve a coprire la mancanza di talento e prima ancora, come sempre, di autoironia.

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laico fino in fondo

scritto da il 12 novembre 2009

Per un vero stato laico:

1- via il crocifisso dalle aule;

2- via il burqa dalle donne;

3- si alle trasfusioni ai TdG;

4- si ai biglietti per entrare in chiesa per chi non è cattolico (e ‘fanculo se il turismo “culturale” in Italia è rappresentato al 90% da opere non laiche);

5- si a condanne per oltraggio ai vignettisti che fanno soldi sfottendo tutti i non-laici.

Si potrebbe andare ancora avanti. E magari qualcuno imparerebbe la differenza tra laico e laicista.

E imparerebbe anche che uno stato laico non è uno stato in cui non si crede a nulla, ma uno stato in cui il primo e unico credo è nello stato stesso. Quindi, in un’ultima analisi, una religione di stato che, spesso, rasenta il nazionalismo.

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il nuovo libro di…

scritto da il 3 novembre 2009

…Bruno Vespa: sinceramente comincio a prudere ogni volta che lo sento citare. Che tradotto in soldoni: guardando un qualunque tg inizi a grattarti con le anticipazioni e non finisci più! Pure leggendo i vari quotidiani gratuiti ti viene l’orticaria!

Non solo ci tocca subire il berlusconesimo, ma pure il suo più fedele (del Fede) cantore: che pretende di essere esempio di giornalismo.

Indro e Enzo non riposano più in pace.

tre castagne

scritto da il 21 ottobre 2009

Ieri pomeriggio sono andato a raccogliere un po’ di castagne. Man mano che raccoglievo mi sono accorto che ogni riccio conteneva tre castagne.

Una un po’ più grande, due un po’ più piccole o viceversa. Tutte grandi uguali. O tutte piccole uguali. Ma sempre tre…

Il perchè l’avevo già sentito, ma non lo ricordavo più benissimo. Allora siamo andati a cercarlo per conferma.

La leggenda vuole che le castagne nel riccio siano tre, perchè sono da dividersi così: una al padrone del terreno, una al contadino che lo cura e una al povero, al viandante senza terra nè lavoro.

In questi giorni c’è chi cavalca il disagio di una società che non ha più certezze, lanciando proclami in favore di ciò che ha contribuito a distruggere (legggi: lavoro a tempo indeterminato), con la sola finalità di confondere ancor di più le acque.

La natura invece continua a pensare, senza tornaconto, alla terza castagna per i poveri. Ogni tanto vien da pensare che Rousseau, con il suo “buon selvaggio”, avesse trovato la via giusta!

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sorelle d’Italia

scritto da il 14 ottobre 2009

Calzedonia ha prodotto uno spot utilizzando come musica una versione rivisitata dell’inno d’Italia: «Sorelle d’Italia, l’Italia s’è desta…» si sente cantare in accompagnamento alle immagini.

Le reazioni della politica (di una parte) non si sono fatte aspettare, fra tutte quella di Vaccarezza, presidente della provincia di Savona: «L’inno di Mameli non è uno scherzo. È una cosa seria – dice – sentirlo in un spot per pubblicizzare delle calze da donna è una vergogna». E da altre parti la definisce: «una cosa scandalosa».

Io penso che sia più vergognoso e scandaloso vedere squadre di campioni del mondo incapaci di stare ferme e cantare l’inno.

E’ più vergognoso e scandaloso che siano riusciti ad arrivare a governarci personaggi che l’inno vorrebbero cambiarlo, insieme alla, forse mai raggiunta, unità d’Italia.

E’ più vergognoso e scandaloso che la politica si occupi di pubblicità mentre intere famiglie non riescono ad arrivare a fine mese.

E’ più vergognoso e scandaloso che le istituzioni si interessino alle sorelle d’Italia solo quando fanno le escort.

A me, che sotto sotto sono fascista e nazionalista, lo spot non da fastidio. Spero solo che il futuro sia davvero rosa…

ps: ma chi ha caricato il video, proprio da mediaset doveva prenderlo?!

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burka e plastica

scritto da il 22 settembre 2009

L’avete vista domenica scorsa la Santanchè? Ha deciso che per onorare cristianamente la festa, non c’era atto migliore che partire con una crociata: contro i veli a Milano.

Perchè le fedeli mussulmane coperte dal velo non sono riconoscibili.

La guardavo raccontava alle telecamere le sue presunte ragioni e mi chiedevo: ma sotto la plastica quale volto si nasconderà? Signora…può levarsi la maschera?

E poi, come ha scritto Chicco Gallus su Epolis Torino di oggi: «ci vorrebbe qualche esperimento di controllo. Ad esempio recarsi in Vaticano, in occasione di una visita della famiglia reale spagnola, a strappare il velo dalla testa alla regina. Immagino che i servizi segreti iberici non avrebbero nulla da ridire. (…) potrebbe andare fuori dallo stadio in occasione di un derby, e cercar di strappare sciarpe e maglie agli italianissimi tifosi.
In fondo, cosa potrebbe mai succedere?».

1 minuto di silenzio

scritto da il 21 settembre 2009

Noi che rispondiamo 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno, l’abbiamo fatto.

ricomincia la scuola

scritto da il 14 settembre 2009

Oggi non c’è giornale, telegiornale, pseudo-organo-di-informazione che oggi non ci dedichi almeno un terzo del suo spazio: ricomincia la scuola!

E così possiamo sapere che il ministro Gelmini ha una precisa missione: lavorare nei prossimi anni per eliminare i precari.

Io ho pensato: speriamo che per te non ci siano prossimi anni.

Federica ha detto: eliminarli? Che cosa vorrà dire?!

Avrei due domande da fare:

1- chi sono questi precari? Perchè non ci sono solo coloro che prendono le supplenze annuali, ci sono anche tutti quegli insegnanti che di settimana in settimana corrono a coprire supplenze brevi. E ho la sensazione che di loro non si parli.

2- visto che ce ne sono troppi, avete pensato, se non di bloccare, almeno di calmierare il numero di coloro che intraprendono questa strada (verso la rovina)?

Buon anno scolastico…

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Villa spericolata

scritto da il 19 giugno 2009

canta Massimo Gramellini:

(Articolo da cantare, stonati compresi)

Voglio una villa maleducata – con la piscina piena di gin – voglio una bionda super truccata – con cui giocare insieme a nascondin – voglio una villa che non è mai tardi – per far scoppiare in spiaggia due petardi – voglio una villa con le veline vestite da camerieri sardi.

E poi ci troveremo io Alfano e Ghedin – a cercar foto sconce sotto i cuscin – ma forse non le troveremo mai – e allora amici cari saranno guai – mia moglie furibonda – la Cia che mi sfonda – e tutto il mondo a farsi sempre i fatti miei, eh.

Voglio una villa spericolata – con Smaila al piano e Bondi al clarin – voglio una pillola esagerata – che mi faccia i muscoli di Obama e Putìn – voglio una villa che non è mai tardi – per travestirsi tutti da ghepardi – voglio lanciar reggiseni in un cespuglio di cardi.

E poi ci sposteremo a palazzo Grazioli – per mangiar con le amiche pizza e fagioli – ma non la digeriranno mai – vorranno un diamante o una fiction in Rai.

Ognuna col suo book – ognuna col procuratore – ognuna avrà un registratore per farsi i fatti miei, eh. Voglio una villa maleducata – dove sposare una disoccupata – voglio un Paese che se ne frega – e guarda i tiggì senza fare una piega – voglio un Paese che sia pieno di tordi – li voglio ciechi muti e pure un poco sordi – voglio un Paese che di me non si scordi.

(Grazie Vasco, e scusa per lo scempio).

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