click day

scritto da il 31 gennaio 2011

Come facciamo a definirci un paese civile se, per assegnare i permessi di soggiorno, usiamo una gara di velocità?

Nessun altro parametro se non arrivare prima del mio vicino.

Una gara che è stata paragonata a una lotteria, ma che, a differenza del Lotto, non prevede un’estrazione pubblica. Un 100 metri piani in cui si vince un documento che dovrebbe seguire ben altre vie per assere assegnato.

Una gara in cui, se non vinco, non posso neanche capire dove devo migliorare: perchè non c’è un fotofinish a cui ricorrere o una diretta tv che mi mostri come mi sono davvero piazzato.

E noi saremmo un paese civile?

Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?

Primo Marzo 2010 si propone di organizzare una grande manifestazione non violenta per far capire all’opinione pubblica italiana quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società.

Collegato e ispirato al francese La journée sans immigrés: 24h sans nou, il movimento Primo Marzo 2010 nasce meticcio ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli.

Nel manifesto programmatico c’è scritto: «Siamo consapevoli dell’importanza dell’immigrazione (non solo dal punto di vista economico) e indignati per le campagne denigratorie e xenofobe che, in questi ultimi anni, hanno portato all’approvazione di leggi e ordinanze lontane dal dettato e dallo spirito della nostra Costituzione.
Condanniamo e rifiutiamo gli stereotipi e i linguaggi discriminatori, il razzismo di ogni tipo e, in particolare, quello istituzionale, l’utilizzo stumentale del richiamo alle radici culturali e della religione per giustificare politiche, locali e nazionali, di rifiuto ed esclusione.
Ricordiamo che il diritto a emigrare è riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e che la storia umana è sempre stata storia di migrazioni: senza di esse nessun processo di civilizzazione e costruzione delle culture avrebbe avuto luogo. La violazione di questo e di altri diritti fondamentali danneggia e offende la società nel suo complesso e non solo le singole persone colpite».

Su www.psicologiadellavoro.com trovate un mio approfondimento sul rapporto tra la psicologia e lo sciopero.

L’immagine della manifestazione è dell’artista Giuseppe Cassiba.

immigrato non vuol dire criminale

scritto da il 29 gennaio 2010

Berlusconi: «riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali».

Mons. Crociata: «Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità fra italiani e stranieri sono uguali se non identiche. La considerazione di fondo sugli immigrati resta la dignità di ogni persona umana che non può essere oggetto di giudizio e pregiudizio, come ha ricordato il Pontefice».

La chiesa italiana ha risposto a Berlusconi. Senza lasciare dubbi di interpretazione.

E le 1000 sinistre italiane?



Che silenzio assordante.