Berlusconi: «riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali».
Mons. Crociata: «Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità fra italiani e stranieri sono uguali se non identiche. La considerazione di fondo sugli immigrati resta la dignità di ogni persona umana che non può essere oggetto di giudizio e pregiudizio, come ha ricordato il Pontefice».
La chiesa italiana ha risposto a Berlusconi. Senza lasciare dubbi di interpretazione.
E le 1000 sinistre italiane?
…
…
…
Che silenzio assordante.
Alla fine la via a Craxi verrà dedicata, magari anche un corso, un giardino, una tangenziale…no, quella sarebbe superflua!
E nessuno si opporrà seriamente. Nessuno. Neanche i “duri & puri” che si svegliano al mattino presto per impedire che vengano intitolate vie ad Almirante. Per Craxi resteranno a dormire tranquilli…
Ma perchè?
Non vi ricordate? Andate a leggere su wikipedia:«Bettino Craxi morì il 19 gennaio del 2000 per un arresto cardiaco. L’allora presidente del Consiglio e leader dei Democratici di Sinistra Massimo D’Alema propose le esequie di Stato».
Mi sembra chiaro: la destra propone e la sinistra non si oppone. Ecco il concetto di democrazia secondo i nostri politici!
Io a questo non ci sto e ripeto: no, Craxi no!!!
Ma torniamo a qualche riga sopra: non vi ricordate di D’Alema? Allora fanno ancora più paura le parole della Moratti: «la storia, come dire, è il fondamento della libertà del popolo; la memoria è un’altra cosa: è un po’ l’anima del popolo. E a volte ci può essere come il rischio che la storia e la memoria non stiano insieme».
La punteggiatura l’ho messa io per facilitare la lettura. L’originale lo trovate nel video che segue. Dopo averlo visto, provate a riflettere: dopo 10 anni è davvero possibile che storia e memoria siano così lontane? O forse si vuole manipolare la storia per cancellarci del tutto la memoria?
Intitolargli una via per “superare le divisioni” è la proposta di Letizia Moratti. E per fortuna che non fa più il ministro della pubblica istruzione, altrimenti potremmo trovarci a studiare Caligola come esempio di politica ecologicamente impegnata!
Ma Alessandria riesce a battere Milano! Scrive Gramellini: «Alessandria ha intestato una via a Bettino Craxi, prima città del Nord a rendere omaggio allo statista condannato per tangenti, in anticipo persino sulla sua Milano. Per assicurarsi l’astensione del Pd, la maggioranza di centrodestra ha intitolato strade anche a Nilde Iotti e a Norberto Bobbio. (…) Siamo alla pacificazione nazionale, ottenuta attraverso quei morti che da vivi non poterono o non vollero realizzarla. (…) Chi riesce a far convivere Craxi, la Iotti e Almirante in una stessa delibera potrà ben trovare un accordo su questioni più semplici, come la riforma della magistratura. L’unico rischio è l’inevitabile irrigidimento dei socialisti, appena scopriranno che la via dedicata con un po’ di perfidia al loro Bettino è quella che conduce alla tangenziale».
Ieri poi è arrivato il direttore del Tg1, Minzolini a sparar…ops! dire la sua: «Craxi è stato trasformato nel capro espiatorio di un sistema che era stato l’ultimo residuo della guerra fredda, una democrazia costosa permise al paese di restare per cinquant’anni nel mondo libero».
Talmente grossa che anche il mio amico Diego si è ribellato: «Vien da pensare, in malafede appunto, che ci sia in corso una grossa operazione di revisionismo adesso che i fatti sono lontani dalla memoria. Che si voglia parlare bene dell’ Ante Silvio per poter parlare meglio, anche e soprattutto, del Silvio attuale. Che si voglia riabilitare il ladro certo, (perché questo Craxi era per la legge italiana, non per gli anti socialisti, ma per la legge italiana) per scudare ancora di più quello presunto».
Alla Moratti voglio solo questo: intitolare la via a Craxi è vero che aiuta a superare le divisioni. Le divisioni, oramai sempre più labili, tra onestà e disonestà. A vantaggio della seconda.
E prima di dimenticarcene, ascoltiamo bene cosa cantava Paolo Rossi:
«A me è capitato, io ho volato una volta, e ho visto Milano dall’alto e volevo descriverla. Ecco: Milano dall’alto è come la cellula del DNA. Fateci caso. Io non ho presente com’è la cellula del DNA, ma la prima cosa che mi ha ricordato è stata questa. Ma c’è qualcosa di più. Prendiamo le circonvallazioni che dall’alto si vedono benissimo: sono a cerchi concentrici, come i cerchi delle Olimpiadi, ma uno dentro l’altro e, fateci caso: le strade principali partono dalla periferia e arrivano al centro tagliando la città come una torta. Come fette di torta. Ecco, questo la dice lunga sul destino che questo luogo ha avuto poi in seguito, ma il problema non è tanto questo, cerchiamo di capire… cerchiamo di capire, questo è abbastanza facile, abbastanza scontato, il problema è un altro. Il problema è che io dall’alto ho notato che c’è un buco nero, da qualche parte al centro, che in qualche modo ha ciucciato delle cose. Io questo buco nero scientificamente l’ho chiamato il Big Black Bigul, il Grande Pirla Nero che, ciucciando, ha portato via migliaia di unità operaie, fabbriche, latterie, oratori, calcio balilla, un casino di roba. I milanesi per resistere a questo ciucciamento del Big Black Bigul si aggrappano ai mestieri più straordinari e assurdi, non sapete… operatore ecoturista vegetariano, animatore macrobiotico steineriano, comico cabarettista, assessore, primo ministro, i mestieri più assurdi, più cretini. Insomma, tutti ciucciati da questo buco nero, ma il problema non è quanti si salvano e quanto o quanti vengono ciucciati, ma, cioé, se… io ho fatto il perito chimico e quindi ho un’educazione un po’ scientifica: se c’è un risucchio, qualcosa parte da un luogo e va in un altro, questo è matematico. E se c’è il ciucciamento, cioé: tira, ma dove va? Cioé, sparisce forse?”
Cochi: “Scusi l’impertinenza, ma dove va a finire tutta questa roba?”
Paolo Rossi: “La mia domanda che mi pongo da scienziato, proprio: il Big Black Bigul… io, insomma, un’idea piccolina ce l’avrei…”
a) la storia dei lavoratori di Agile ex Eutelia: società passate di mano in mano, come in un gioco di scatole cinesi, non perchè in fallimento ma per riuscire a farle fallire. Fallire e tenersi il tfr di migliaia di lavoratori. Il tutto nell’indifferenza (che non equivale ad essenza di colpa) del governo.
b) una persona che tira un souvenir al capo del governo di cui sopra.
Prima che rispondiate, mi sia permesso: se il capo di quel governo fosse rimasto a occuparsi del bene dei suoi cittadini, difficilmente avrebbe ricevuto un souvenir sul naso.
Se però pensate che sia più violento il caso “a”, allora sappiate che verrete presto schedati. E sarà solo l’inizio: il carnefice appare come vittima, il lupo sembra l’agnello, il criminale appare come il salvatore e nessuno si prepara a bloccare il viaggio in treno da Milano a Roma.
Tutto già visto, eppure è proprio vero che la storia non fa che ripetersi…
Accusato di concorso esterno in associazione mafiosa eppure a piede libero.
Latitante? No, semplicemente deputato, ovvero appartenente a quella casta che in Italia non sono può fare ciò che vuole, ma sceglie anche per gli altri e non prova mai vergogna.
Non si straccino le vesti i politici che oggi sono all’opposizione, perchè la Giunta per le Autorizzazioni, che ha respinto la richiesta di carcerazione di Cosentino, ha sempre mantenuto la stessa linea da destra a sinistra: ben difficilmente concede.
Ancora c’è da discutere sull’immunità?
ps: a chi la pensa come Quagliarello: «Non possiamo mettere il governo nelle mani dei pentiti», ma è ancora capace di ragionare, consiglio di leggere Storia di Giovanni Falcone scritto da Francesco La Licata. Troveranno il perchè.
Io sono assolutamente favorevole: è ora di separare le carriere di chi opera nella giustizia!
Perciò, se vuoi continuare a fare l’avvocato, non potrai scegliere di fare il parlamentare, deputato, senatore, di destra, di sinistra, di centro, di nessuno, ma dovrai separarti dalla tua carriera professionale almeno per la durata della legislatura.
Altrimenti sorge il dubbio che tu possa far passare in parlamento delle leggi che ti permettano di vincere le cause dei tuoi clienti.
E poi sorge il dubbio su chi ti sta pagando: lo stato (cioè noi) come parlamentare? O il tuo cliente in base alla parcella? Forse, visto l’ambiente, la domanda è retorica: entrambi.
Prendiamo un esempio a caso: il deputato Ghedini l’avete mai visto intervistare nelle vicinanze della Camere dei Deputati? Sempre e solo in aule di tribunale! Mi spiegate quando si guadagna lo stipendio che io gli pago?
Basta! Viva la separazione delle carriere…
No? Non è così che viene intesa? Ah…
ps: se vi interessa qualche dato sull’esempio a caso, guardate qui.
Non conosco il disegnatore Alessio Spataro, autore del libro di fumetti «La ministronza» che narra le avventure del ministro Giorgia Meloni (ribattezzata Mecojoni) nelle fogne di Roma, fra topi, scarafaggi e acrobazie erotiche con sconosciuti. Ma immagino che come artista di sinistra sarà giustamente sensibile ai diritti degli esquimesi e sosterrà le campagne ambientaliste per la difesa dell’upupa. Soprattutto si batterà contro lo sfruttamento delle donne e la volgarità con cui il «sistema» turbo-consumista, incarnato in Italia da Berlusconi, le utilizza per vendere prodotti e dare sfogo a istinti primordiali non mediati da educazione e cultura.
Eppure la sensibilità di Spataro si arresta di fronte a forme di vita diverse da sé. Il suo bersaglio è una giovane politica incensurata, sgobbona e talmente al di sopra di ogni sospetto che nemmeno la sua nomina a ministro fu accompagnata dalle battute maliziose che si riservano di solito alle donne in carriera. Viene dal popolo, ma per uno di sinistra non dovrebbe essere un difetto: almeno non lo era fino a qualche tempo fa. Agli occhi di un ultrà dell’ideologia, Giorgia Meloni però ha una tara irredimibile: è di destra e questa appartenenza la fa decadere dai suoi diritti di donna e di essere umano. Il rispetto che meritano le upupa non vale per lei. La si getti dunque nelle fogne, la si trasformi in una ninfomane che non si lava e parla in romanesco triviale coi sorci. Naturalmente trincerandosi dietro il diritto di satira, parolina magica che serve a coprire la mancanza di talento e prima ancora, come sempre, di autoironia.
Piero Marrazzo si è dimesso dalla carica di presidente della Regione Lazio. Perchè?
La procura dice che Piero Marrazzo è parte lesa. Marrazzo non è (per ora) iscritto nel registro degli indagati. Sembra che abbia pagato 5000 euro per prestazioni sessuali con un transessuale.
Se invece: fosse imputato in vari processi, tra cui uno per corruzione. Venisse riconosciuto in Appello la sua opera di corruzione. Fosse andato con una (o più) escort senza pagare.
Allora: sarebbe ancora il presidente di un consiglio.
La morale è sempre quella: fai merenda con Mills e Patrizia. E pazienza se la rima non c’è!
C’è Berlusconi che sbraita ai quattro venti un suo diritto «ad essere rispettato in quanto eletto dal popolo».
Forse c’è bisogno di fare un po’ di chiarezza, senza ricorrere a nessuna corte suprema, ma semplicemente prendendo in mano la Costituzione:
«Art. 92.
Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.
(…)
Art. 94. Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere(…)».
Berlusconi è «indignato» perchè la signora Patrizia d’Addario, «una escort della quale lui non sapeva quale fosse la vera attività», è andata ad Annozero.
Ma Silvio! D’accordo non aver capito che fosse una escort, ma pensare che venisse a casa tua solo per amore…non essere geloso se va anche da Michele!
Sapere che un vecchio, con evidenti (anche se non certificati) problemi di identità, si rivolga ad un’assemblea di suoi adepti dicendo: «Vi porto i saluti di uno che si chiama… uno abbronzato… Ah, Barack Obama». E poi: «voi non ci crederete, ma sono andati a prendere il sole in spiaggia in due, perché è abbronzata anche la moglie».
Saperlo, dicevo, non fa certamente ridere, anche perchè poco dopo ci aggiunge:«Abbiamo introdotto un nuovo elemento nella politica italiana: la moralità(…)». E minaccia ancora: «Fino a quando saremo qui, e dato che saremo qui per sempre(…)»!!!
Capito? Ha deciso che sarà qui per sempre!
Non fa certamente ridere. Ma quello che davvero preoccupa è che l’assemblea degli adepti, anziché scuotersi dal torpore in cui aleggiano le loro menti, anziché buttarlo giù dal predellino, anziché invocare un tso, cosa fa? Applaude, applaude contento, applaude convinto di sentire parole giuste.
Entro 30 giorni, la giunta della Provincia di Taranto deve cambiare la sua composizione. Lo ha stabilito il Tar di Lecce, perchè tale giunta è composta al 100% da uomini. Ciò contrasta con una norma (della giunta stessa) che stabilisce di assegnare almeno un terzo della giunta alle quote rosa.
Gioia e commenti entusiasti hanno accompagnato la notizia, in particolare da parte di deputate del Pdl. Maggiore entusiasmo a destra perchè la giunta incriminata è di centro-sinistra. Da parte maschile un bipartisan silenzio (rotto dal solo Franceschini).
Ma c’è davvero da gioire? Io ne dubito.
Non posso gioire pensando che le donne trovino spazio solo grazie a leggi sulle quote rose e sentenze del Tar. Per dirla con Emma Bonino: «è la punta dell’iceberg di una situazione patetica».
Per inciso: il ricorso al Tar è stato presentato da un avvocato…uomo.
(voce da Istituto Luce) Roma: su pressante invito del giornalista Bruno Vespa, stasera, il-presidente-del-consiglio-dei-ministri-primo-cavaliere-d’Italia-Silvio-Berlusconi, consegnerà, con l’umiltà e il pudore che accompagnano ogni suo real gesto, le prime case alle vittime del terremoto d’Abruzzo. Mostrando ancora una volta l’enorme capacità organizzativa del suo governo guidato dalla sua instancabile ed aurea presenza. Per lasciare spazio alla faziosa opposizione, il cavaliere sarà presente solo sul primo canale, così che i soliti comunisti possano informarsi con altri programmi. Perchè “noi vogliamo che i lavoratori abbiano la casa serena coi conforti dell’arte e della civiltà”.
Per questa volta possiamo (non)guardare da casa. La prossima tutti in piazza.
Franceschini, perchè non vai in studio da Vespa? Non avvalli una par condicio che non esiste, ma almeno potresti chiedere perchè si consegnano 94 case contro le 2267 promesse. Magari sottolineando che le 94 sono state pure prefabbricate in Trentino.
Ps: il virgolettato non è di Silvio, ma poco ci manca.
Ps2: il link è a una delle proposte delle altre reti nazionali per la serata.
C’è un dato molto importante che emerge dai risultati del (…l’ignorato e snobbato e non partecipato) turno elettorale. Un dato assai confortante per chi, come me, dubitava dell’esistenza della democrazia.
La democrazia in Italia, nonostante la Presidenza del Consiglio, è salva. Emerge chiaramente dall’opinione di tutte le forze politiche (anche di quelle che non hanno partecipato): abbiamo vinto ed è l’inizio della fine del potere dell’altro.
In quale altro paese si trova una così forte e rappresentativa distribuzione del potere? Viva l’Italia democratica!