un po’ di personale…

scritto da il 31 ottobre 2006

Qualcuno ha notato il test sui ristoranti! Stavo quasi per toglierlo ma quasi aspetto… Piuttosto, dov’è questo “Antica Posta” di Chiaverano e cosa si mangia di buono? Perchè potrei anche farci un giro…

Poi, volevo ringraziare chi stamattina mi ha aperto la macchina per rubarmi il portamonete e alcuni cd. Sappia che degli euro non me ne frega molto, ma il portamonete era un regalo e avrebbe potuto svuotarlo e lasciarmelo. Grazie, spero che con la manciata di euro tu riesca a nutrire corpo e spirito…e anche andare a cag..e! …copiosamente!

Rivolgendomi alla polizia, per un attimo mi è sembrato di essere in una fiction. E ho imparato che bisogna sempre non toccare nulla e chiamare la pattuglia. Ma soprattutto mettersi il cuore in pace… :-(
E’ una giornata strana, di quelle tra piccole gioie e piccoli dolori! Buona fine di ottobre a tutti!

oggi ai 3 Bicchieri

scritto da il 28 ottobre 2006

Oggi sarò al Salone del Gusto, o meglio alla rampa del Lingotto per la degustazione dei 3 Bicchieri 2007. Io sono stato assegnato all’azienda Umani Ronchi e al suo Plenio…si preannuncia un pomeriggio di grandi emozioni!

Qui l’elenco completo dei 3 Bicchieri 2007

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spiati o indagati?!

scritto da il 27 ottobre 2006

Non mi è chiaro che cosa stia capitando, non vorrei addossare colpe a chi non le ha MA: nei servizi televisivi si continua a sentire “spiati” e “indagati”. Ora, mi pare che i due termini abbiano un significato alquanto differente!

Supponiamo che quello esatto sia “indagati”. 120 (o giù di lì) inchieste mi paiono un po’ troppe, se c’è qualcosa da trovare cercate di farlo entro circa il 50° tentativo. Se no lasciate perdere!

E se fosse giusto “spiati”? Sembrerebbe che ci siano stati innumerevoli accessi non autorizzati (o non necessari?) alle schede di personaggi famosi. Provo a mettermi nei panni di un dipendente delle finanze: se in una pausa del lavoro cedo alla curiosità e vado a vedere quanto guadagnano gli altri (senza poi dire niente in giro, naturalmente, altrimenti ipotizzare il reato è d’obbligo), chi sceglierò? Probabilmente il mio vicino di casa, e poi qualcuno di famoso, Prodi, Berlusconi, Ferilli, Totti, ecc. Questo farà incrementare sicuramente gli accessi.

Resta il fatto che tra “spiati” e “indagati” c’è una grande differenza, ma i giornalisti, almeno quelli televisivi che ho seguito, sembrano non conoscerla. O preferiscono non spiegarla a chi segue i loro servizi?!

Qualcuno ha parlato anche di grande complotto, bisognerà scoprire chi l’ha orchestrato. Esclusa la destra e la sinistra, perchè esponenti di spicco di entrambe le parti sono vittime lese, escluso il mondo dello sport e dello spettacolo, resta forse qualche generale con tendenze golpiste(?!), oppure…forse ci siamo! Sarà mica la vendetta di Lucianone?!…

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oggi l’America

scritto da il 27 ottobre 2006

…quella di George W. Bush, che ha firmato la legge per finanziare la costruzione di una barriera lungo oltre mille km alla frontiera fra Usa e Messico. Con 1,5 mld di dollari risolve il problema immigrazione…

…quella di Bill Gates che dopo 6 anni deve ancora ritardare l’uscita di Vista di 2 settimane…

e qualcuno ci vuole ancora far credere che siano esempio da imitare?

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ciao Michael!

scritto da il 23 ottobre 2006

tratto da EMANUELA AUDISIO su Repubblica Sport (23 ottobre 2006)
Gli addii cambiano, fanno sentire di più: guidi sul bordo del nulla, ma dietro c’è ancora tutto. Schumi se ne va, con una rimonta rabbiosa e inutile, dopo una foratura. Ha comunque volato, ma senza arrivare primo. Ha vinto e guadagnato molto, sette titoli mondiali, seicento milioni di euro. Lascia a quasi 38 anni, stanco dei giri, del chiasso, del troppo vento.
Adesso che finalmente aveva imparato: a sorridere, a parlare un po’ l’italiano, a non avere paura delle lacrime, a essere più simpatico. Certe morbidezze del cuore sono curve improbabili in pista. Schumacher è stato il pilota perfetto, molta tecnica, poche rabbie da smaltire: un front runner. Guida magnifica in testa, meglio se senza traffico. E all’ultimo la capacità di risalire in quarta posizione partendo da dietro. Nessuna noia da primato, c’è chi si stanca a stare davanti, Schumi invece si è sempre divertito a vincere.
Mantenere, consolidare, primeggiare, questi i suoi infiniti. Non è mai stato un bullo da sgommate in via Emilia, nemmeno un vitellone da Formula Uno, anzi Michael era il primo della classe antipatico. Il tedesco che sa essere freddo quando comanda, che si accontenta di se stesso, della sua normalità Troppo crucco, all’inizio per il popolo sentimentale della Ferrari. Un’equazione razionale, che l’Italia ancora innamorata di Villeneuve, non mandava giù. Un pilota, che con il fratello Ralf, corre ad Imola nel giorno della morte della madre perché il lavoro va onorato e il pubblico rispettato. E il dolore è privato, non merce che va sul podio.Corpo, concentrazione, equilibrio. Pochi incidenti, uno solo pericoloso nel ’99. Nessuno sballo tra cervello e mani sul volante, mai uno spazio per parcheggiare la testa. Troppo tecnologico, per il paese con il mito del sorpasso. E troppo riservato e fedele, per la mentalità latina. Con i primi soldi ha ripianato i debiti del padre, (…) Schumacher, marito forse noioso, ma attento ai desideri della moglie, due figli, un cane, (…)

Shumi, il robot. Senna, il sentimentale. Due modi diversi di guadagnare il record delle pole position. Però alla fine Schumi è cambiato, è diventato più umano, più dolce, più tenero. Si è come illuminato. Sorrideva, faceva battute, ci provava almeno, si buttava con l’italiano, reagiva alle battute. Pareva perfino provare gusto a correre. A questo servono gli addii nello sport, ad attraversare confini, a farsi attraversare il cuore da parte a parte.

L’ultima volta che Michael Johnson, l’uomo che cancellò il record di Mennea, corse i suoi splendidi duecento metri, gli lanciarono la maglietta da Superman, lui la tenne tra le mani, senza indossarla. Come se volesse ricordare che si può anche cambiare il mondo, ma è sulla terra che bisogna vivere. E l’ultimo salto di Carl Lewis, ad Atlanta ’96, perse ogni prepotenza. Lewis era ormai un cigno ingrossato e affaticato, prese una manciata di sabbia dalla buca del lungo, la mise in una bustina di plastica e la portò umilmente a casa. A ricordo che aveva saltato da uomo e non da dio. Ha detto Lewis di quell’ultimo giorno: “E’ bello smettere. E come quando sei laureato e ripensi all’università, sei contento di averla fatta”. Chris Evert, il giorno il cui salutò tutti nell’89, agli Open Usa, il suo torneo, confessò: “Quando sei stata brava non ti accontenti di esserlo un po’ meno”. Dicevano che Schumi non amava lottare, invece alla fine ha combattuto come un pugile. E ha sorpassato, per cercare un posto sul podio. Per non lasciare da perdente.

Questo alla fine è lo sport: è credere che ogni addio è un nuovo inizio. E’ vedere che Schumi prima della gara perde tempo con Pelè che deve consegnarli un premio, che lo insegue e gli urla: “Tu sei il Pelè della Formula Uno”. E il tedesco che si toglie gli occhiali e guarda, divertito, Pelè. Accidenti Schumi, quanta strada insieme per arrivare all’ultimo traguardo.

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Prodi e Dottor House

scritto da il 23 ottobre 2006

Professor House di Massimo Gramellini

21/10/2006

COSA è successo a Romano Prodi, trasformatosi nel giro di qualche arrabbiatura da parroco di campagna a principe della notte: labbra contratte, voce tenebrosa e linguaggio così ispido che quando parla i suoi collaboratori sembrano sempre sul punto di svenire? Anche lui ha finalmente visto una puntata del Dottor House.
E’ comprensibile che il premier fosse incuriosito dal dominatore dell’autunno televisivo, i cui indici di popolarità risultano drammaticamente inversi ai suoi. House è zoppo, diffida dei colleghi (tranne un paio) e maltratta di continuo i pazienti. L’opposto di quanto prescrive il manuale del perfetto piacione che i politici italiani hanno copiato dai protagonisti delle fiction Rai, sempre così retorici e sorridenti da dare il voltastomaco. Prodi si è guardato allo specchio e ha intravisto straordinarie somiglianze: dei colleghi si fida poco pure lui, tranne un paio di emiliani dei quali si fida anche troppo. A maltrattare i pazienti ha provveduto con indubbio zelo quella purga di Finanziaria. Quanto alla zoppia, la sua è metaforica ma implacabile: l’assenza di un partito di riferimento e la striminzita vittoria elettorale che gli ha consegnato una maggioranza fragile e una legittimazione incerta. E allora come mai, a parità di condizioni, il Dottore sbanca l’Auditel mentre il Professore fa sbiancare persino chi lo votò? Perchè la vera forza di House risiede nella sua autostima: non gli importa cosa gli altri pensano di lui.
Detto fatto, il nuovo Prof si mostra colto da sincero entusiasmo all’idea che tutti gli italiani lo detestino. A questo punto non vorremmo deludere le sue aspettative di rimonta, però un terribile sospetto ci assale: che House piaccia tanto al pubblico perché è autorevole, e che sia autorevole perché le sue cure alla fine funzionano. Quelle di Prodi, mah.

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La famosa eruzione del Mombarone

scritto da il 22 ottobre 2006

E’ stato un piacevole pomeriggio, quello di ieri, in cui abbiamo dedicato un’oretta a visitare la mostra di Eugenio Pacchioli: “La famosa eruzione del Mombarone”.

Conoscevo di vista qualche stampa dell’artista. E la mostra mi ha confermato che (a mio giudizio) rende molto bene nel descrivere Ivrea, specialmente nelle stampe. L’Ivrea delle tante anime, dal Carnevale al Giacosa, dall’Olivetti a Bettazzi, che distinte non possono vivere. La descrive talmente bene che, a fine mostra ci siamo informati su dove trovare le sue stampe, peccato che quelle che mi piacciono forse sono terminate!

Dove? Al Museo Civico Garda (in fondo a Piazza Ottinetti) di Ivrea, dal 20 ottobre al 5 novembre. Venerdì (15-19), sabato e domenica (10-12, 15-19). Ingresso gratutito.

Qui trovate anche qualche notizia più tecnica: Exibart e Teknemedia

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Chiacchiere in libertà del 19/10/2006 di Massimo Gramellini
Monsieur Voltaire, ricordi quella volta al bar, doveva essere il 1754, in cui cercavo di convincerti che il Toro era più forte della Juve? Tu rispondesti sereno: «Non condivido niente di quello che dici, ma sarei disposto a dare la vita per difendere il tuo diritto di continuare a dirlo». Ultimamente la situazione si è parecchio incattivita, e mica solo negli stadi. In Austria hanno messo in galera uno storico, Irving, che nega l’Olocausto. La sua è un’opinione sbagliata, oltre che orribile. Ma è un’opinione, non un proiettile, e resta da dimostrare che le opinioni messe in galera generino col tempo meno proiettili di quelle lasciate a piede libero. In Turchia hanno reso la vita impossibile a uno scrittore, Pamuk, che sostiene l’esistenza del genocidio armeno. Per reazione, nella tua Francia della liberté chi non condivide il pensiero di Pamuk commette reato. Questa soluzione legislativa non dispiace a Giorgio Bocca, il quale propone di estenderla all’Italia per trascinare in tribunale chi, come Pansa, osa contestare l’immacolata concezione della Resistenza.

Ora, non so come la pensi tu, ma posso immaginarlo. La Resistenza aveva ragione e i repubblichini torto. Non foss’altro perché, se avessero vinto loro, oggi l’Italia sarebbe un’appendice turistica del Terzo Reich e, per dirla col grande John Belushi, «io odio i nazisti dell’Illinois», figuriamoci gli originali. Questo però non toglie che in ogni guerra civile si consumino abusi e vendette atroci. Persino il miglior antibiotico presenta degli effetti collaterali, e sviscerare anche quelli non significa sminuire il valore provvidenziale della medicina, ma aiutare il corpo a fortificarsi, affinché non si ammali di nuovo. Io almeno la penso così, ma sarei disposto a dare la vita per difendere Bocca e il suo diritto di sostenere che ho scritto una scemenza.

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la clack a Messa?!

scritto da il 20 ottobre 2006

“Spett.le” Silvio Berlusconi,

forse questa volta hai esagerato. Non che sia la prima volta che dimostri di non possedere il minimo buon gusto. Ma arrivare a portarti la clack a Messa, addirittura alla Messa del papa, forse è decisamente troppo!

Senza dimenticare che la Chiesa, per quale tu non sei un esempio da imitare nella vita matrimoniale, ti chiederebbe una partecipazione alle celebrazioni discreta. Se non potevi stare nell’ultimo posto, almeno potevi evitare di convocare qualcuno a sostenerti.

O forse, oltre alle tue nevrosi-quasi-psicosi che non ti fanno accettare di invecchiare, possiamo aggiungere una nevrosi-verso-la-folla-se-non-mi-applaude?! E allora a quando una piccola perizia, senza l’intervento di Taormina?!

Saluti,

Massimo Sozzi

ps il fatto per chi non lo conoscesse: appalusi e cori di incitamento hanno accompagnato l’ingresso e l’uscita di Berlusconi dallo dallo stadio Bentegodi di Verona dove aveva assistito alla celebrazione della messa da parte di Papa Benedetto XVI. Mentre dallo stesso stadio cori di ‘buu’, ‘vai a casa’ hanno accompagnato l’uscita del presidente del Consiglio, Romano Prodi.

Io sto con Madonna

scritto da il 19 ottobre 2006

Proviamo a riassumere i fatti: ” il 14 ottobre 2006 Madonna e suo marito Guy Ritchie hanno lasciato il Malawi, dopo aver ottenuto dal giudice l’approvazione per la domanda di affido del piccolo David Banda, di 13 mesi, figlio di un agricoltore locale e di sua moglie, morta una settimana dopo aver messo alla luce il bambino. Un processo molto, forse troppo, breve. Difficile che l’Alta corte abbia raccolto le informazioni necessarie sulle capacità effettive di Madonna di crescere un figlio. Anche considerato che la legge del Malawi prevede che le adozioni all’estero siano concesse soltanto a coppie di genitori che abbiano vissuto nel paese africano per almeno un anno, periodo durante il quale gli assistenti sociali devono potersi informare sulle effettive capacità della famiglia di crescere un figlio. Madonna e Ritchie, quindi, hanno ricevuto quanto meno un trattamento di favore.”

Trattamento forse facilitato dal versamento di 3 milioni di dollari in beneficienza. Donazione che ha fatto sembrare l’adozione più simile ad un acquisto.

Fine dei fatti. Inizio della levata di scudi e dello stracciarsi le vesti nel pensare al bene di questo bambino, destinato secondo i più a essere infelice e sfortunato.

Mi paiono grandi stronzate, quasi espressioni di invidia per non essere al posto del bambino adottato. E allora io sto con Madonna, che avrebbe potuto benissimo ottenere l’affido facile per il solo fatto di essere una pop-star. Avrebbe potuto fingere di vivere un anno in Malawi e tranquillamente ottenere tutto.

Ha fatto una donazione sostanziosa che aiuterà più di un bambino ad avere una vita migliore. Avere i soldi non l’autorizza a disporre della vita altrui. Ma sentire che le prediche arrivano da chi quotidianamente non rispetta le leggi, magari dopo averle anche scritte e votate, mi fa preferire stare dalla parte di chi un po’ di penitenza almeno l’ha fatta!

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Camila si racconta

scritto da il 18 ottobre 2006

Mi sono imbattuto un paio di volte nella trasmissione Loveline di MTV. E la domanda è sempre stata: ma ci sono o ci fanno?! In realtà chi mi “colpiva” di più era il sessuologo che purtroppo deve avere anche qualche titolo scientifico riconosciuto!

Ma se anche voi siete rimasti perplessi di fronte a questa tv-cultura, leggete l’intervista rilasciata da a Camila a Repubblica. Tante cose vi saranno più chiare… Non tanto perchè “Le maestre si arrabbiarono perché dicevo ‘vagina’, ma a casa mia si girava nudi” ma forse perchè “Fu difficile integrarsi a Milano, io avevo vissuto da sola già a 9 anni…”, diciamo che le cure dei caregiver sono venute un po’ a mancare!

In realtà devo confessare che la ragazza mi sta anche simpatica! L’intervista è in occasione dell’uscita del libro “Lo rifarei” racconto dell’infanzia in un ashram, con due genitori un po’ speciali L’India, il sesso, la vita vagabonda.

Camila, una figlia dei fiori in tv

di CARLOTTA MISMETTI CAPUA

HA deciso di scrivere un libro il giorno che, per l’ennesima volta, lavandosi i denti, ha letto la targhetta sullo specchio: “Se vuoi sapere dove vai, devi sapere da dove vieni”. È il Talmud. Il libro – che poi ha scritto – si intitola Lo rifarei, esce il 18 ottobre per Baldini&Castoldi. Il posto da cui viene Camila Raznovich – la conduttrice di Loveline su Mtv, il più serio e spassoso programma di sesso che ci sia in giro, in cui si dice pane al pane, orgasmo all’orgasmo – sono gli anni Settanta. Hair, figli dei fiori, sesso libero. E ashram indiani: è là che i suoi genitori la portarono a vivere, fino ai 10 anni. In giro per le comunità del mondo, duecento mamme e trecento fratelli, tutti seguaci di Osho, mistico indiano, re dei fricchettoni. Camila – 32 anni, il cane Veeresh, un divorzio, la carriera fra Londra e New York – fumava i bidies (le sigarettine all’eucalipto) a 6 anni, è cresciuta ascoltando Astor Piazzolla e Violeta Parra.

La sua somiglia a tante storie di famiglie toccate dal Sessantotto. Chi era bambino non è rimasto indenne. “Le maestre chiamarono mio padre perché dicevo ‘pisello’ e ‘vagina’. A casa mi insegnavano il nome delle cose, niente pistolino e patatina. Così diedi scandalo alla ‘Ruffini’, scuola bene milanese dove tutti parevano usciti dalla pubblicità dell’ovetto Kinder e io andavo in giro col poncho. Diversa? Sì, ma stavo bene”.

Camila, lei è un prototipo di figlia dei fiori. Ma lo ha tenuto sempre nascosto.
“Un po’. Il libro mi ha permesso di riconciliarmi con questa parte strana della mia esistenza. Per anni ho vissuto una dicotomia tra la vita con i miei genitori in India e quella dopo, carriera, soldi, paillette. Ho due anime. Questo libro le rimette isieme”.

Come è finita in un ashram?
“I miei venivano dall’Argentina, mio padre era architetto, mia madre si occupava di arredamento. Dopo il golpe erano scappati a Milano, la consideravano abbastanza internazionale. Poi si sono trasferiti in India per seguire Osho, il maestro spirituale. Tutti, anch’io e mio fratello, siamo finiti nell’ashram”.

Si sente una cosmopolita o una vagabonda?
“In famiglia abbiamo il gene del vagabondaggio, mio padre era ebreo, ho parenti in tutto il mondo. Purtroppo non padroneggio la cultura italiana quanto quella internazionale. Non sono cresciuta coi libri, la musica, i film italiani. Quando alle cene si parla di queste cose non capisco niente”.

Due genitori così, le hanno mai creato imbarazzi?
“Mia madre terribilmente. Femminista scatenata, faceva scenate pure al facchino del supermercato. La rivoluzione non si faceva ai cortei ma tutti i giorni, in casa. Mi ha commossa e divertita il film Little Miss Sunshine: mi sentivo come quella bambina lì, felice, unita alla mia famiglia, e speciale”.

Una vita fuori dagli schemi a confronto con la realtà degli altri: come si trovò a Milano?
“Ci sono stati momenti duri. Rientrare nei ranghi, le scuole italiane, le altre famiglie… Io avevo anche vissuto da sola, a 9 anni mia madre mi aveva spedita in una comunità Osho per bimbi, in Inghilterra. Il primo mese ho pianto tutte le notti, ma mi sono divertita”.

Dolori?
“Due giganteschi: la separazione da mio marito e la morte di mio padre. La meditazione, e i gruppi di sostegno, mi hanno aiutata. Questo libro è stato un po’ la mia seduta di analisi, ci ho messo un anno. Il dolore ti fa crescere, mi ha insegnato tutto quello che so. Poveretto chi non prova dolore, perché non può sapere cos’è l’armonia. Il dolore dà solidità alla gioia”.

Il suo Loveline è molto seguito: parla di sesso con serietà e leggerezza.
“Devo ringraziare l’educazione che ho ricevuto, senza tabù e ipocrisie. A casa si girava nudi. Antonio Campo dall’Orto (ad di Mtv Italia, ndr) mi ha chiamata dopo che, una sera di tanti anni fa, a Ibiza, avevamo chiacchierato di sesso. Lo colpii perché ne parlavo come se niente fosse. Avevo solo 22 anni…”.

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E se avesse ragione Filippo Facci sul blog di Grazia?!

“Non sottovalutare le ragazze ruspanti. Potrebbero rubarvi il fidanzato” scritto il 17/10/2006 da Filippo Facci

Non volete capirlo: se una ragazza ha valore uno, e una minigonna ha valore uno, la somma di quella ragazza che indossa quella minigonna non dà due, ma tre. C’è un valore aggiunto che non volete calcolare: il fatto, ossia, che quella ragazza la minigonna abbia voluto mettersela. Mi spiegherò più grezzamente. Perché ogni tanto noi uomini voltiamo la testa all’indirizzo di certi zoccoloni?
Risposta: perché subodoriamo il loro impegno rivolto completamente a noi, il loro fottersene della moda autoriflessa tipica delle donne che vogliono piacere perlopiù ad altre donne, ci attira il loro desiderio palese di attizzarci e di essere piaciute nel più sanguigno dei modi: perché è un indizio di disponibilità, di esibizione, una preview del loro comportamento sessuale, un modo come un altro di comunicare. Non sono una velina o una ballerina o una coniglietta a eccitarci di per sé, ma ciò che è sotteso alla loro disponibilità a conciarsi e porsi in quel modo. Ci attira quella loro vanità, quella loro maliziosa disinvoltura che a letto probabilmente le costringerà a dimostrarsi all’altezza della situazione, all’altezza dell’icona e del personaggio che vogliono essere, ci attira la loro divisa da caccia, quegli stivali, quegli spacchi, quelle aderenze, quelle scollature, quei leopardati che sono sempre una garanzia. Non è un invito a vestirvi da battone, questo, ma a considerare con occhio meno superficiale la straordinaria capacità di certe femmine ruspanti e smaliziate, talvolta, di portarvi via l’uomo di sotto il naso quando voi invece eravate più eleganti, più belle, più discrete nell’eloquio: ma meno zoccole in un mondo in cui serve saperlo essere, ogni tanto. Inorridite pure, ma lo stesso discorso può valere per la chirurgia estetica. Se una donna decide di farsi un seno grosso così, per esempio, non è tanto il risultato a importare: il seno in sé è un valore relativo. A essere intrigante è una donna che desideri a tal punto un seno prorompente da sopportare di operarsi, perché noi la recepiremo come una donna che a certe cose ci tiene e le vorrà valorizzare, quel seno insomma vorrà ben usarlo. Voi la guarderete con sufficienza, noi no.

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Questo lo dedico ai miei lettori, amici della birra canavesani. Da una segnalazione di mio fratello ho scoperto il sito del locale Sir Drake di Ozegna.

In particolare c’è da segnalare il forum, iscrivendosi e partecipando alle iniziative si possono vincere i famosi dobloni, quelli con cui si possono ricevere i regali. Iscriversi è gratis e, se vi registrate, dite che vi ha mandato Hironoda (che sarebbe il nick di mio fratello). Lui dice che “Fareste proprio una cosa buona e giusta….Saluti e.. alla vostra salute! Ciao ciao”

Io concludo dicendo che per un locale “piccolo” della sperduta provincia canavesana mi sembra una bella vetrina online. D’altronde sulla parte tecnica c’è una firma che è una garanzia, il fratello di Mario nonchè Dottor Biolatti! 😉 Grande Dani!

Oggi, 10 ottobre, è stata la Giornata Mondiale della Salute Mentale.

da Psicocafè: Secondo i dati pubblicati sul sito Oms dedicato  si stima che 450 milioni di persone nel mondo siano affette da problemi mentali, neurologici e comportamentali e che 873.000 persone muoiano suicide ogni anno.
I malati mentali sono fra le persone più trascurate del mondo: in molte realtà la malattia mentale non è considerata una vera condizione medica, ma una “debolezza?? del carattere o una punizione per un comportamento immorale.

Anche quando i pazienti sono considerati affetti da una condizione medica patologica, il trattamento che ricevono è spesso inumano. Le violazioni dei diritti umani sono perpetrate ovunque nel mondo, nelle istituzioni sanitarie, negli ospedali e nella comunità tutta. I pazienti sono spesso soggetti a isolamento sociale, scarsa qualità della vita e accresciuta mortalità. (continua…)

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La regione Piemonte ci investe 120.000 euro e ieri c’è stato il primo intervento. Fonte: La Stampa e La Stampa
Giusto, giustissimo! Se diamo la possibilità di scaricare dalle tasse gli interventi di chirurgia estetica è doveroso aiutare gli interventi di “medicina religiosa”. No, non mi trovo in accordo con questa scelta. Però devo riconoscere che dei lati positivi sono presenti e quello più evidente è il bene dei bambini, che potranno subire (e mai termine è stato più adeguato) l’intervento in un ambiente specializzato e sicuro.

Il problema è che, prima o poi, qualcuno chiederà di infibulare…

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