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Si è spento, venerdì 1° dicembre, padre Ruggero Cipolla. Un uomo piccolo ed esile ma di grande cuore e di nervi saldi.

Padre Ruggero era un «frate francescano minore», con un saio enorme, lungo, che toccava terra. Sotto la tonaca batteva un cuore capace di portare il mondo che stava oltre le sbarre. Dentro ci stava di tutto, lettere dei familiari, ricordini, a volte anche soldi e generi alimentari. Era generoso e incapace di chiudere le porte dell’anima dove quelle di ferro erano già ben sprangate. Poteva essere diversamente per chi aveva accompagnato i carcerati alla pena di morte?

1944: «Mi chiamò il cardinale – raccontava -. I nazisti stavano per arrestare il cappellano. “Ora tocca a voi del convento di San Francesco, siete a due passi dalle Nuove??. Avevo 33 anni, mi trovai davanti i condannati a morte. La prima volta non sapevo che fare, avevo un crocifisso, lo diedi a quel povero uomo, lo bagnò del suo sangue». Padre Ruggero raccolse quel crocifisso e non lo smise più. 72 benedizioni per «i mei condannati a morte», 72 volti che Fra Cipolla ha descritto in un libro nel 1998.

Ha trovato parole di conforto per tutti. Ladri. Truffatori. Assassini, come Puleo, La Barbera e D’Ignoti che il 4 marzo 1947 furono gli ultimi condannati a morte in Italia dopo una strage di contadini a Villarbasse. Ma anche gli antifascisti e i partigiani rinchiusi alle Nuove, spesso in transito per i campi di concentramento o il plotone d’esecuzione. Il generale Perotti, Eusebio Giambone, Paolo Braccini e gli altri componenti della direzione militare della Resistenza torinese fucilati al Martinetto il 5 aprile del ’44 dopo un finto processo. Il crocifisso di padre Ruggero conobbe anche i terroristi. Rossi, neri: «Per me sono solo uomini». Parlò a lungo con Curcio, dialogò tanto con Edgardo Sogno. Nel ‘68, incrociò un giovane delle rivolte studentesche… Adriano Sofri: « “Tu leader di Lotta Continua, io piuttosto.. che sono trent’anni che lotto??, gli dissi allungandogli una bottiglietta di cognac, nascosta nel saio, e le pagine di Camminare insieme, la pastorale di cardinal Pellegrino».

Nel suo cuore e nel suo apostolato, padre Cipolla non ha mai fatto distinzioni tra chi soffriva in carcere, ma ha sempre serbato un ricordo particolare per chi pagava il prezzo della lotta per la libertà di tutti. Torino, che lo aveva voluto tra i suoi cittadini onorari, ha perso una delle sue figure più belle e ricche di umanità. Non lo dimenticherà.

fonti: CittAgora e La Stampa

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